Avvenire di Calabria

Il vescovo delegato dalla Conferenza episcopale calabra alla sanità non usa messi termini: «La negazione di diritto nell'ambito sanitario è quotidiano»

Il vescovo Savino sulla sanità: «Basta perdere tempo»

La diocesi di Cassano allo Ionio ha vissuto un momento di confronto a più voci. L'obiettivo è quello di sensibilizzare le Istituzioni calabresi e non solo

di Redazione Web

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Il vescovo Savino sulla sanità: «Basta perdere tempo». Questa la sintesi estrema della serata vissuta dal vescovo di Cassano allo Ionio.

Il vescovo Savino sulla sanità

«È l'ora della corresponsabilità, è il tempo di risorgere, di osare come diceva il mio maestro don Tonino Bello, che spero presto verrà beatificato. Perché ritardare il nostro impegno collettivo e comunitario sulla riorganizzazione della sanità, va a discapito della civiltà, della democrazia e soprattutto dei beni fondamentali di salute dei nostri cittadini». Sono state le parole del vescovo di Cassano, monsignor Francesco Savino, nel corso dell'incontro sul diritto alla salute come problema biogiuridico nell'emergenza Covid 19 che ha visto la presenza nella chiesa Cristo Redentore del dottor Domenico Introcaso presidente della Corte d'Appello di Catanzaro e del dottor Domenico Fiordalisi, consigliere della prima sezione penale della Corte di Cassazione, del parroco cittadino padre Giuseppe Cascardi, del sindaco Rocco Introcaso, del presidente dell' ordine degli avvocati di Castrovillari Roberto Laghi, del dottor Vincenzo La Regina, commissario straordinario dell'Asp di Cosenza, del procuratore capo di Castrovillari Simona Manera e del medico specialista in dermatologia Francesco Fiordalisi. A moderare i lavori è stato l'avvocato Ivan Iurlo. 

«Sarò questa sera policamente scorretto, perché per me il politicamente corretto è contro il Vangelo e contro la persona umana», ha tuonato Savino. Che è andato oltre nel suo dire: «Questa sera stiamo toccando il diritto della salute, su cui ci giochiamo la democrazia matura e la civiltà del nostro sistema oggi, dopo la sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione in materia di sanità Stato- Regioni». Plaudendo al commissario La Regina perchè «persona competente, seria ed onesta», il vescovo con  affermazioni paradigmatiche, ha citato il Santo Padre, che al numero 162 della Laudato sii', pone una domanda drammatica: «Che mondo stiamo preparando per i nostri bambini». Oggi un bambino che nasce, ha detto ancora l'alto presule, «nasce con un debito. Sul diritto alla salute come problema  biogiuridico, ci  giochiamo il presente ed il futuro della nostra democrazia», ha proseguito don Savino.

«Basta perdere tempo» - L'altra notizia: sciopero dei sindacati

«Sulla sanità non abbiano un sistema democratico, la mobilità passiva di circa 320 milioni di euro, il divario di cittadinanza, la dicono lunga sul deficit democratico della salute. Ogni giorno, da quando sono impegnato nel campo sanitario, mi chiamano cittadini, credenti e non, per chiedermi aiuto, perché hanno bisogno di un esame diagnostico o strumentale. So che scomodando gli amici, specialmente quelli che operano nella zona della Puglia da cui provengo, la provincia di Bari - ha esclamato Savino -, commetto un errore, ma di fronte ad un giovane di 25 anni affetto da neuroblastoma che deve attendere per una Tac o una Pet, sei sette mesi, non si può rimanere fermi».

«Anche perché con questi tempi di attesa, capita spesso che la persona viene chiamata invano a fare l'esame strumentale, dopo che sono stati celebrati i suoi funerali. A me danno appuntamento dopo due o tre giorni - ha riferito il vescovo - ma questo significa un diritto sanitario non consentito a tutti, e ci fa rendere conto che la negazione di diritto nell'ambito sanitario è quotidiano». Il Covid ci ha fatto capire che il diritto alla salute, è conditio sine qua non, di tutti gli altri diritti. E rivolgendosi all'attenta e qualificata assemblea ha aggiungo: «Pongo ai vostri cuori pensanti e alle vostre coscienze, tre grandi questioni: quella sanitaria in Italia ed in Calabria, dicendo che la politica deve stare fuori dalla sanità, dobbiamo superare una visione "ospedaleocentrica", e dobbiamo invece puntare ad un organizzazione tra ospedali di eccellenza e di confine, e migliorare i servizi socio-sanitari e socio-assistenziali».

Il vescovo Savino sulla sanità ha le idee chiare. Il prelato bitontino nel suo lungo ed articolato discorso, peraltro assai applaudito dai tanti presenti, ha anche parlato di rapporto tra sanità pubblica e privata, sul ruolo che si da in Calabria al Terzo settore, «sempre al centro e attivo in tempo di emergenze, ma poi abbandonato e non rispettato nelle finalità». E non solo. L'intervento di Savino, ha toccato altri importanti argomenti: la cura degli anziani e l'approccio olistico globale nella fase terminale della vita. «E su queste questioni, utilizzerò due principi a me molto cari: la realtà è più dell'idea, il tempo è più dello spazio. La coscienza appena nasce abortisce, diceva mia mamma, ha commentato il vescovo. Che ha concluso: «L'unica cosa che cambia è il non cambiamento». In una regione che dovrà invertite immediatamente tutta, e che ha urgente bisogno di una sanità in grado di rispondere celermente alle legittime esigenze dei cittadini. Perché il diritto alle cure, è sacrosanto. E su questo, a nessuno è permesso scherzare.

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