Insegnanti di religione a Reggio Calabria, il bilancio dei pensionati dopo quarant’anni di servizio

Insegnanti di Religione con l'Arcivescovo Fortunato Morrone

Ai Overview: L’incontro di inizio anno scolastico per gli insegnanti di religione della Diocesi, tenutosi presso l’Aula Magna del Seminario, ha offerto l’occasione per tracciare un bilancio da parte dei docenti giunti al traguardo del pensionamento. Alla presenza dell’arcivescovo Fortunato Morrone e del direttore dell’Ufficio Scuola, Paolo Benoci, è stata condivisa una riflessione sui quarant’anni di servizio svolti nelle scuole del territorio. Attraverso le parole della professoressa Caterina Fortani, è stato ricostruito il percorso normativo e socio-culturale che ha caratterizzato la professione dagli anni Ottanta a oggi. L’intervento si è focalizzato sulla necessità di un aggiornamento continuo e sulle dinamiche relazionali in classe, evidenziando come l’ora di religione richieda oggi un approccio metodologico costante e un forte impegno per intercettare le istanze e le fragilità degli studenti.

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Il saluto dei docenti pensionati all’Arcivescovo e all’Ufficio Scuola

Nel corso dell’incontro d’inizio anno scolastico degli Insegnanti di Religione, che si è tenuto martedì 29 settembre presso l’Aula Magna del Seminario, gli insegnanti che sono andati in pensione hanno salutato e ringraziato Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Fortunato Morrone e il Direttore dell’Ufficio Scuola prof. Paolo Benoci, e hanno condiviso il senso del cammino svolto nei quarant’anni trascorsi al servizio della Scuola e della Diocesi. La prof.ssa Caterina Fortani, ex docente del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci”, a nome di tutti i colleghi, ha riportato la seguente testimonianza.

L’eredità degli anni Ottanta e la formazione permanente

Ciascuno di noi ha vissuto il proprio percorso professionale in modo personale, secondo tante variabili: le proprie prerogative caratteriali, l’ordine e il grado di scuola, il contesto geografico e socio-culturale in cui ha operato, ma ci sono stati degli elementi condivisi che hanno definito lo stile dell’insegnante di religione dagli anni ’80 fino a oggi, che sono in linea con l’impostazione che ci è stata trasmessa da Monsignor Zoccali, figura di riferimento imprescindibile per la nostra generazione. Ci hanno accomunato in questa esperienza: la consapevolezza di avere ricevuto un mandato ecclesiale da onorare con serietà e senso di responsabilità, oltre che un’opportunità lavorativa da accogliere con gratitudine; il dovere della formazione permanente, sul piano teologico, pedagogico, culturale, umano; il senso di appartenenza alla categoria e di rispetto tra noi colleghi; l’impegno per coniugare in modo efficace la professionalità tecnica e la testimonianza di cristiani appartenenti alla Chiesa Cattolica; il bisogno di continuo nutrimento spirituale.

La didattica e la credibilità della disciplina

Su questi presupposti, in questi anni abbiamo lavorato con costante dedizione per dare credibilità alla figura dell’insegnante di religione, come professionista della scuola, al pari dei colleghi delle altre discipline, e per valorizzare la materia nel contesto scolastico mettendone in evidenza il valore scientifico, culturale, formativo; portando uno specifico contributo nella didattica pluridisciplinare; realizzando progetti extracurriculari; ricoprendo incarichi funzionali all’insegnamento; e soprattutto sviluppando attitudini e competenze necessarie per interagire in modo proficuo con i nostri alunni. La missione educativa che ci è stata affidata è diventata sempre più complessa nel tempo, perché i tempi sono diventati sempre più esigenti sotto tanti aspetti, per questo la lezione di religione per noi non è stata frutto di improvvisazione ma di abilità metodologica, di aggiornamento continuo, di empatia e sensibilità.

Dall’esperienza maturata, abbiamo compreso che l’ora di religione deve soddisfare diversi requisiti: deve legare i contenuti specifici a una molteplicità di fattori, storico-sociali, scientifici, antropologici, psico-emotivi; deve soddisfare dinamiche comunicative curando in particolare l’ascolto; deve essere spazio di libero confronto per credenti, non credenti, dubbiosi e cercatori di senso e di verità; deve essere un ponte tra cultura e vita; deve offrire chiavi di lettura per la comprensione e l’interpretazione critica del mondo; deve essere un momento di cura della fragilità e del disorientamento esistenziale; deve proporre un modello di umanità cristocentrica.

L’ascolto degli studenti e il passaggio di testimone

Il nostro obiettivo prioritario è stato contribuire in modo peculiare alla crescita dei nostri ragazzi, che, pur essendo molto numerosi, per noi non sono mai stati volti anonimi, ma storie vive, a volte anime confuse o cuori tormentati, bisognosi di un punto di riferimento, di un adulto che li accolga, li ascolti, non sia giudicante ma li aiuti e li incoraggi, che li guidi nell’esplorazione della propria identità, nella definizione della propria coscienza etica, nella fatica di dare un senso alla propria vita. Per questo è stato fondamentale imparare il loro linguaggio, entrare nel loro mondo, spingerli a porsi le domande giuste, offrendo risposte accettabili che si rispecchiassero nella nostra testimonianza e coerenza.

Per questo e per tanto altro, la nostra lezione non è stata solo un fatto tecnico, ma il miracolo quotidiano dell’incontro, un incontro vissuto con la mente, con il cuore e con lo spirito, in cui abbiamo cercato di dare, ma innegabilmente abbiamo ricevuto, crescendo a nostra volta un incontro che ha costruito ricordi che resteranno indelebili nella nostra memoria. Ai giovani colleghi lasciamo questa eredità, sperando che possa essere utile per costruire il loro stile di lavoro e di presenza. Restiamo a disposizione dell’Ufficio, qualora la nostra esperienza voglia essere considerata una risorsa. Grazie.

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