Ai Overview: In occasione della Giornata mondiale degli insegnanti, istituita nel 1994 per ricordare la storica Raccomandazione del 1966, emerge un quadro complesso sulla condizione dei docenti, sia a livello globale che nazionale. Da una parte le stime dell’Unesco segnalano una preoccupante carenza di personale scolastico, con la necessità di formare e assumere 44 milioni di nuovi insegnanti nel mondo entro il 2030; dall’altra, l’indagine Talis 2024 dell’Ocse fotografa una situazione italiana fatta di luci e ombre. Nel nostro Paese, infatti, a fronte di un’alta soddisfazione per il legame con gli studenti, i professori registrano una scarsa considerazione da parte della società e della politica, retribuzioni mediamente inferiori di un terzo rispetto agli altri lavoratori laureati e crescenti episodi di stress legati alle tensioni con le famiglie. Il contesto attuale richiede quindi una riflessione concreta sulle tutele del corpo docente e sulla necessità di ricucire l’alleanza educativa tra istituzioni scolastiche e genitori.
Le origini della ricorrenza e le nuove sfide educative
Il 5 ottobre 1966, a Parigi, una conferenza intergovernativa convocata dall’Unesco insieme all’Organizzazione internazionale del lavoro approvò la Raccomandazione sullo status degli insegnanti che costituì il primo testo internazionale dedicato ai diritti, ai doveri, alla formazione e alle condizioni di chi insegna. Per ricordare quella data, nel 1994 nacque la Giornata mondiale degli insegnanti che oggi l’Unesco celebra per ribadire la necessità di stare al fianco dei docenti non solo per proteggerne la professione e valorizzarne il ruolo ma anche per pensare al futuro rispetto alle nuove sfide didattiche, tra le quali i cambiamenti legati al digitale e al clima, in un contesto che cambia spesso radicalmente a distanza di pochi anni e in cui la questione della scarsità di personale scolastico incide in modo importante.
L’allarme Unesco: servono milioni di nuovi professori
Si comprende, pertanto, come, oltre ai necessari riferimenti ai contesti locali e nazionali, la riflessione debba essere affrontata sul piano globale perché i problemi riguardano un po’ tutti e possono essere valutati principi comuni: pensiamo all’urgenza di garantire condizioni di lavoro dignitose e salari equi, piuttosto che all’autonomia professionale e al ruolo attivo nelle politiche educative. Quella Raccomandazione, che oggi compie sessant’anni, è ora sottoposta a una necessaria revisione da parte dell’Unesco che, peraltro, stima che entro il 2030 serviranno nel mondo altri 44 milioni di docenti.
I dati dell’Ocse sulla situazione italiana
Ma veniamo all’Italia? L’indagine Talis 2024 dell’Ocse ci dice che, se da un latro, il 96% dei docenti delle scuole medie si dice soddisfatto del proprio lavoro, il 98% riferisce di avere un buon rapporto con gli studenti e l’81% si sente apprezzato dai genitori, dall’altro, il 48% indica proprio le preoccupazioni delle famiglie tra le fonti di stress. E quando lo sguardo esce dalle aule scolastiche, i numeri cambiano perché solo il 14% ritiene che la società dia valore alla professione docente e appena il 6% si sente ascoltato dalla politica. Sul fronte delle retribuzioni, poi, rispetto ad aumenti medi mensili fissati dai rinnovi dei contratti collettivi, l’Ocse segnala un divario ancora significativo perché gli stipendi reali sono diminuiti, con la conseguenza che un docente, in Italia, guadagna dal 33 al 36% in meno rispetto ad altri lavoratori laureati a tempo pieno.
La necessità di ricostruire il patto con i genitori
Resta, infine, aperta la questione controversa che riguarda il rapporto scuola-famiglia e, più in particolare, il rapporto insegnanti-genitori, con i primi che spesso si trovano contestati per un brutto voto o vittime di accuse e aggressioni verbali. Se è doveroso disapprovare un docente che sbaglia o che non fa correttamente il proprio lavoro, forse è opportuno tornare anche ad approfondire le tutele e la vicinanza istituzionale per chi, la stragrande maggioranza, svolge bene e con dedizione il proprio lavoro: la stima e la collaborazione si costruiscono ogni giorno, ma è necessario comprendere appieno che docenti e famiglie non devono stare su fronti opposti.













