In questo incontro, dedicato al volume Intelligenza Artificiale affidabile, i relatori hanno affrontato i nodi più urgenti dell’innovazione digitale, dalla spiegabilità dei sistemi ai rischi etici e geopolitici legati ai dati, evidenziando il ruolo centrale dell’uomo nel governo delle tecnologie.
Il dibattito tra studiosi e giornalisti al Circolo Polimeni
L’intelligenza artificiale è un «tempo fuori sesto», un nuovo Rinascimento che impone scelte non più rimandabili: questo è stato il cuore del dibattito che ha animato stasera la sala del Circolo Tennis Rocco Polimeni di Reggio Calabria, in occasione della presentazione del volume Intelligenza Artificiale affidabile (Egea), scritto dal professore Massimiliano Ferrara. Davanti a un pubblico attento, stimolato dalla moderazione del caporedattore di Gazzetta del Sud, Piero Gaeta, il dialogo ha subito superato i tecnicismi per affrontare i nodi cruciali del presente.
La spiegabilità e la sostenibilità della nuova rivoluzione digitale
Ad aprire le riflessioni è stato il professore Carlo Morabito, ordinario della Università Mediterranea, che ha insistito sulla necessità della «spiegabilità» come punto chiave, il superamento della “scatola nera” decisionale, specialmente in ambiti critici come la clinica medica. Ma ha anche sollevato un velo sulla sostenibilità di questa rivoluzione, citando l’enorme consumo energetico e idrico dei sistemi cloud e la necessità di una Green AI, forse segnando la «morte della legge di Moore» e spingendo verso soluzioni localizzate.
Ferrara: «Ho sempre più paura dell’uomo che della macchina»
È stato l’autore, Massimiliano Ferrara, a capovolgere la prospettiva comune del timore nei confronti dell’AI: «Ho sempre più paura dell’uomo che della macchina», ha dichiarato, specificando che il vero arbitro del futuro, ha spiegato Ferrara, non è l’algoritmo in sé, ma il dato che lo istruisce. Il professore ha messo in guardia dal fenomeno del data poisoning (avvelenamento deliberato dei database): «Bastano il 3% di dati avvelenati» per curvare l’esito finale di una rete neurale verso obiettivi malevoli.
La centralità, dunque, non è nella tecnologia, ma nel datum, l’elemento neutro che l’uomo, con le sue intenzioni, trasforma in data. È qui che si gioca la partita etica e la nuova geopolitica, in una corsa non più solo alla tecnologia, ma, come dimostrano le mosse di Cina e India, al possesso di sterminati dataset.
Algoretica ed etica globale: le domande aperte
Il Rettore della Università Mediterranea, Giuseppe Zimbalatti, con un intervento acuto, riflettendo sul concetto di “algoretica” reso popolare da Padre Paolo Benanti ha posto una domanda che ha aperto una discussione: «Quale etica serve per l’Ai?». L’etica di un francescano, ha argomentato, è la stessa di un nuovo scienziato cinese o di un imprenditore russo? La sfida, quindi, non è solo invocare un’etica, ma definirne i contorni in un mondo che non li condivide affatto a priori. Il dibattito, arricchito dai saluti del presidente del Circolo, Ezio Privitera, ha toccato anche le implicazioni giuridiche, con una domanda dall’avvocato Zani sulla potenziale evoluzione del diritto, e quelle geopolitiche, interrogandosi se l’IA renderà obsolete le “guerre analogiche”.
Governance, trasparenza e centralità dell’uomo nel ciclo decisionale
Le conclusioni, affidate all’ingegnere Mario Parlagreco, hanno richiamato la necessità di governance e trasparenza. La serata al Circolo del tennis ha consegnato una certezza a tutti i presenti: che si tratti di machine learning o di teoria dei giochi applicata alla cyber-sicurezza, la tecnologia rimane uno strumento… la vera intelligenza “affidabile” non risiederà nella potenza della macchina, ma nella capacità dell’uomo di restare, come sottolineato da Ferrara, human in the loop: saldamente al centro del ciclo decisionale.













