L’arcivescovo Morrone riceverà il pallio da papa Francesco

Per l’occasione, papa Francesco consegnerà il pallio all’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova, monsignor Fortunato Morrone
L'arcivescovo Morrone riceverà il pallio da papa Francesco

L’arcivescovo Morrone riceverà il pallio da papa Francesco: martedì la celebrazione nella Basilica di San Pietro

L’arcivescovo Morrone riceverà il pallio da papa Francesco

Martedì prossimo, durante la Celebrazione eucaristica dei Santi Pietro e Paolo che avrà luogo, alle 9.30 nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre Francesco benedirà i palli, destinati ai nuovi arcivescovi metropoliti, e presiederà la Messa. In questa occasione l’arcivescovo Morrone riceverà il pallio da papa Francesco. Il paramento liturgico, però, verrà semplicemente consegnato dal Pontefice. L’imposizione, come deciso da Bergoglio già nel 2015, avverrà nella diocesi guidata dal metropolita, per mano del nunzio apostolico per dare la possibilità a più fedeli di partecipare a questo rito che sottolinea la relazione di comunione tra il Santo Padre e i nuovi arcivescovi, sancendo allo stesso tempo un legame con la Chiesa locale.

Cos’è il pallio?

Dal latino “pallium”, “mantello”, il pallio pastorale è l’ornamento liturgico che ricevono sia il Papa (il giorno dell’Inizio del ministero petrino) che gli arcivescovi metropoliti (il 29 giugno, festa del martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo). Di lana d’agnello, è una piccola fascia avvolgente le spalle, che “cade” con due piccoli contrappesi rivestiti di seta nera sul petto e sul dorso ed è ornato da sei croci di seta nera e tre preziose spille a forma di chiodo. È il segno dell’autorità di cui il metropolita, in comunione con la Chiesa romana, viene legittimamente investito nella propria circoscrizione ecclesiastica.

L'arcivescovo Morrone riceverà il pallio da papa Francesco
L’arcivescovo Morrone riceverà il pallio da papa Francesco

Le parole del Papa

In occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo dello scorso anno, così aveva detto dei due apostoli papa Francesco: «Celebriamo insieme due figure molto diverse: Pietro era un pescatore che passava le giornate tra i remi e le reti, Paolo un colto fariseo che insegnava nelle sinagoghe. La familiarità che li legava non veniva da inclinazioni naturali, ma dal Signore. Egli non ci ha comandato di piacerci, ma di amarci. Lui ci unisce nelle differenze». Pietro e Paolo, ha spiegato poi il Pontefice, «sono stati provocati da Gesù. Pietro si è sentito chiedere: “Tu, chi dici che io sia?” In quel momento ha capito che al Signore interessa la scelta personale di seguirlo”. A questi ribaltamenti di vita seguono le profezie: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”; e a Paolo: “È lo strumento che ho scelto affinché porti il mio nome alle nazioni”. Dunque, la profezia nasce quando ci si lascia provocare da Dio».

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