In occasione della Giornata Mondiale per la Diversità Culturale, il Dialogo e lo Sviluppo promossa dall’UNESCO, emerge in modo evidente il nesso tra la mancanza di confronto interculturale e l’elevata percentuale di conflitti armati a livello globale. Mentre il magistero pontificio ribadisce l’urgenza di una fraternità universale per arginare le ostilità – dal recente viaggio in Africa di Leone XIV alle riflessioni sull’eredità di Papa Francesco – nuovi scenari si profilano per la tutela delle identità locali. Da un lato il Mezzogiorno italiano assume un ruolo centrale con Matera, nominata Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026; dall’altro emergono le criticità legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa, i cui modelli linguistici rischiano di innescare una forte omologazione a discapito delle tradizioni più periferiche.
Le radici culturali dei conflitti e il messaggio dei pontefici
Tre quarti dei conflitti nel mondo hanno una dimensione culturale: l’UNESCO lo ripete da anni, e aggiunge un dato ancora più preciso, l’89% delle guerre in corso riguarda Paesi dove il dialogo interculturale è quasi assente. Oggi, 21 maggio, la Giornata Mondiale per la Diversità Culturale, il Dialogo e lo Sviluppo, cade quest’anno mentre la Chiesa cattolica sta riproponendo il proprio vocabolario proprio su questi temi. Nel recente viaggio in Africa, Leone XIV ha posto il dialogo tra le religioni al centro di ogni tappa, ad Algeri ha parlato di fraternità universale: «Siamo fratelli e sorelle, perché abbiamo lo stesso Padre nei cieli», mentre in Camerun ha indicato il Movimento per la Pace come «un modello per il mondo intero», mettendo in guardia contro «chi piega le religioni… ai propri obiettivi». Nel bilancio del viaggio, il Papa ha richiamato esplicitamente l’eredità di Francesco e il suo impegno per «la fratellanza universale» e per «un autentico rispetto per tutti gli uomini e tutte le donne»…la diversità delle culture, in questa prospettiva, è proprio l’humus su cui la fraternità si esercita.
Il ruolo del Mezzogiorno e le iniziative nella città di Matera
È la stessa linea che il Cardinale Baggio ha sviluppato a Matera, nella lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’ISSR della Basilicata, descrivendo «le ombre di un mondo chiuso» in cui una «diplomazia della forza» sostituisce quella del dialogo. Proprio Matera è oggi il luogo dove questa riflessione prende forma: Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 insieme alla marocchina Tétouan, la città dei Sassi ospita il programma “Terre Immerse”, residenze artistiche euromediterranee, il progetto “Suoni Mediterranei” che unisce musicisti lucani e marocchini, festival dedicati al meticciato culturale…il nostro Mezzogiorno diventa così piattaforma di diplomazia culturale, in un’area del mondo dove il dialogo tra le sponde è questione vitale.
I rischi dell’omologazione legati all’intelligenza artificiale
La diversità culturale, però, ha oggi una frontiera nuova: i sistemi di intelligenza artificiale generativa, addestrati prevalentemente su contenuti nelle lingue dominanti, tendono a produrre un linguaggio neutro che penalizza tutto ciò che è imprevedibile e periferico…lo storico della lingua Giuseppe Antonelli, nel saggio Alfabit (il Mulino, 2026), osserva come la lingua dei chatbot stia diventando «una norma di riferimento», con la falsa percezione che ciò che viene espresso in quel modo sia vero. Per questo l’UNESCO ha chiesto ai fornitori di IA di includere dati in lingue locali e indigene, per evitare che la tecnologia si trasformi in veicolo di omologazione. Papa Francesco, in qualche modo, lo aveva intuito nella Laudato si’, quando scriveva che «l’imposizione di uno stile egemonico di vita legato a un modo di produzione può essere tanto nocivo quanto l’alterazione degli ecosistemi»…ed era il 2015, e l’intelligenza artificiale generativa doveva ancora diventare un fenomeno di massa. Ma quella frase, riletta alla luce di ciò che sta accadendo, acquista un peso diverso, la difesa della diversità culturale è anche, ormai, una questione di algoritmi.













