Avvenire di Calabria

Le parole di monsignor Staglianò (Noto) ai bambini e ragazzi che tornano in aula: «Andate oltre le maschere»

La lettera del vescovo agli alunni: «A scuola per imparare a pensare»

Il vescovo mette infine in risalto il compito importante della scuola in termini di formazione, ma anche di incontro

di Massimiliano Casto *

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La lettera del vescovo agli alunni: «A scuola per imparare a pensare». Le parole di monsignor Staglianò (Noto) ai bambini e ragazzi che tornano in aula: andate oltre le maschere, incontrate i volti, le storie, le sensibilità

La lettera del vescovo agli alunni: «A scuola per imparare a pensare»

"Solo con l'amore si risolleverà il mondo"; "Andiamo oltre le maschere, accresciamo quel "restare umani" che ci fa vivere da fratelli": vola alto il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, nella lettera rivolta agli studenti siciliani per l'inizio dell'anno scolastico, per incoraggiarli a coltivare la bellezza delle relazioni, l’importanza dell’incontro, la necessità dell’empatia, “del poter ospitare ognuno il dolore e la gioia degli altri” e a far capire loro che solo con l’amore si risolleverà il mondo.

Monsignor Staglianò invita ad “andare oltre le maschere, poterci incontrare con i nostri volti, la nostra storia, la nostra sensibilità” e a deporre “il nostro egoismo, accrescendo quel restare umani che ci fa vivere da fratelli”, ricordando i richiami di papa Francesco alla fraternità universale con l’Enciclica “Fratelli tutti”.


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“Vivete il tempo della scuola come tempo unico per imparare a pensare”, aggiunge ancora il vescovo di Noto e “così poter costruire un vostro giudizio sulla realtà, avere sempre anzitutto il proprio pensiero sulle cose e quindi avviare dialoghi veri, convergendo su ciò che è buono e bello”. Pensare vuol dire anche amare, prendersi cura degli altri: “Mi sembra per questo necessario unire affetto e ragionamento, sensibilità che apre agli altri e cultura con cui si coltiva se stessi”, scrive il presule netino, perché “la scuola apra alla città e al mondo”.

Monsignor Staglianò evidenzia poi il desiderio di tanti giovani di tornare e restare a scuola in presenza: ”Mi sembra molto bello questo vostro desiderio. Vi leggo anzitutto un desiderio di relazione. Le restrizioni, le lunghe giornate in cui si è stati costretti a stare casa, ci hanno fatto capire meglio come sia importante incontrarsi, incontrarsi di presenza”. Il vescovo mette infine in risalto il compito importante della scuola in termini di formazione, ma anche di incontro: «È un incontrarsi per diventare adulti, per avere il coraggio di pensare. Oggi siamo trascinati, spesso eterodiretti dagli spot e dai social, il pensare ci rende noi stessi! Oggi siamo confusi, il pensare apre – come diceva il filosofo Martin Heidegger – “chiarite” nella fitta foresta di segni e di messaggi! Oggi siamo smarriti, solo con il pensare si possono aprire vie! Oggi siamo stanchi e delusi, nel pensare si riaprono orizzonti e si ritrova energia per sperare”.


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“Ecco cari giovani - conclude monsignor Staglianò - un affettuoso e convinto invito: vivete il tempo della scuola come tempo unico per imparare a pensare. E così poter costruire un vostro giudizio sulla realtà, avere sempre anzitutto il proprio pensiero sulle cose e quindi avviare dialoghi veri, convergendo su ciò che è buono e bello. Il pensare ancora aiuta – come apprendiamo dall’antichità – a cogliere le strutture di fondo della realtà. E diventa metodo, possibilità di procedure logiche (consegna della modernità) e apertura mentale, ma anche poesia. Pensare non è solo calcolo, ma anche finezza; non solo realismo ma anche utopia; non solo razionalità ma anche immaginazione; non solo astrazione ma anche tensione e creatività”.


* Avvenire

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