La situazione attuale: Arghillà e San Pietro in sovraffollamento

I numeri sono persone e purtroppo i primi soverchiano le seconde. I dati ufficiali del Ministero della Giustizia non lasciano scampo: nel 2018, come nel 2017, il sovraffollamento continua ad incrementarsi. In Italia, al 31 dicembre 2018, erano presenti 59.655 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 50.581, di cui 2.576 donne e 20.255 stranieri. Ma chi sono questi detenuti? Quanti anni hanno? Che titolo di studio possiedono? Per quali reati si trovano in carcere? Quanti, fra questi, sono reclusi in attesa di giudizio? In base ai dati ufficiali del Ministero della Giustizia, il 34% circa dei detenuti italiani, in realtà, sono stranieri; fra italiani e stranieri, dei circa 60.000 detenuti odierni, quasi 22.000 hanno un’età compresa fra i 18 ed i 39 anni; l’età media, comunque, è di circa 40 anni; 607 sono laureati; poco meno di 5000 possiedono un diploma di scuola media superiore; quasi 20.000 la licenza di scuola media inferiore; circa 7000 la licenza di scuola elementare; 900 circa sono privi di titolo di studio e più di 1000 sono analfabeti.
Rispetto alla situazione nazionale, Reggio Calabria non fa eccezione, purtroppo. Al 31 dicembre 2018, per vero, a fronte di una capienza regolamentare di 302 detenuti, nel carcere di “Arghillà”, ne erano presenti 383, di cui 58 stranieri; alla stessa data, al “Panzera”, a fronte di una capienza regolamentare di 186 detenuti, ne erano presenti 216, di cui 11 stranieri e 34 donne. 6 Presso il carcere di “Arghillà”, in specie, risultavano esserci 44 detenuti tossicodipendenti sottoposti a trattamento terapeu- tico, a cui vanno aggiunti altri 5 detenuti tossicodipendenti del “G. Panzera”, per un totale di 49 persone sottoposte a trattamento terapeutico per tossicodipendenza. Sempre, ad “Arghillà,” nel 2018, 90 detenuti risultavano sottoposti a terapia psichiatrica, mentre al “Panzera” erano 5 i detenuti in terapia psichiatrica e 48 risultavano essere stati inviati in osservazione psichiatrica.
Al momento, per fortuna, non ci sono più bambini detenuti con le loro madri, ma nel corso del 2017 e del 2018, si sono alternati al “G. Panzera” quattro bambini con le rispettive madri detenute: una italiana con due bambini ed una nigeriana con due bambine. 50 casi di autolesionismo ed un morto ad “Arghillà” nel corso del 2018; 1 caso di autolesionismo al “G. Panzera”.
Il personale penitenziario, pedagogico e sanitario resta insufficiente. Il rapporto del numero dei detenuti per ogni agente di Polizia penitenziaria è del 3,8 ad “Arghillà” e dell’1.7 al “Panzera” e il numero di detenuti per ogni educatore è del 76,4 ad “Arghillà” e del 128,5 al “G. Panzera”– Resta ancora non garantita la copertura infermieristica h/24 ad “Arghillà”, anche se di recente il referente e coordinatore sanitario ha formalmente comunicato l’avvio della 7 risoluzione dell’annosa problematica, “prevedibile entro alcune settimane”, mediante la confluenza nella sede di altro personale. L’estenuante rassegna di numeri e persone, insomma, restituisce un quadro complessivo del cosiddetto “pianeta carcere”, tanto a livello nazionale che locale, desolante e desolato.

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