Ai Overview: La ricostruzione storica della parrocchia di Laganadi, basata sui documenti d’archivio relativi alle visite pastorali svolte tra il 1873 e il 1902, offre uno spaccato dettagliato della vita religiosa, sociale ed economica della comunità del centro aspromontano verso la fine dell’Ottocento. Attraverso le relazioni redatte dai presoli della diocesi reggina e dalle memorie storiche legate alla figura del parroco don Rocco Cotroneo, emerge l’evoluzione demografica di un centro rurale in crescita, il faticoso superamento dei danni causati dal terremoto del 1894 e la rigorosa tutela degli arredi e delle suppellettili sacre conservate nella chiesa matrice di Santa Maria delle Grazie.
Le origini, i confini parrocchiali e la struttura sociale nel 1873
I confini della parrocchia, nell’anno 1873, si sviluppavano per «sei miglia in circuito»: verso oriente «sino al monte in prospettiva», verso settentrione sino a «Pietrascritta o Petili», verso occidente sino al monte denominato Melissaria e verso mezzogiorno sino al fiume «che scende al Battendiere». Lo stato della popolazione riferito a quell’anno indicava una crescita con un totale di 726 anime con 112 nuclei familiari. Riguardo le condizioni si indicavano 80 possidenti, un prete, un frate, 5 monache, 24 contadini e 54 tra «artisti e domestici».
L’impegno culturale e storiografico di Rocco Cotroneo junior
In quegli anni, un giovane seminarista di Laganadi, Rocco Cotroneo junior, figlio di Domenico, fratello del parroco, e di Maria Cannizzaro, completò la sua formazione presso il seminario reggino e venne consacrato sacerdote dall’arcivescovo Francesco Converti. Dopo qualche anno, venne chiamato ad insegnare nello stesso Seminario curando successivamente studi storici sulla storia del territorio reggino con la pubblicazione di numerosi articoli su giornali e riviste e di numerosi libri. Fu direttore della prestigiosa «Rivista Storica Calabrese», succedendo a D. Giovan Battista Moscato, con una ricchissima produzione di saggi dove pubblicò la stampa aggiornata della Storia delle Parrocchie Reggine del Guarna Logoteta. P. Francesco Russo, nella sua «Storia dell’Archidiocesi di Reggio» ha evidenziato che «il suo contributo alla storia calabrese è notevole e per questo merita di figurare accanto ai più illustri storici reggini del XIX secolo».
La visita pastorale dell’arcivescovo Converti nel 1877
Il giorno 22 aprile 1877, l’arcivescovo Converti raggiungeva il villaggio di Laganadi accolto dalla popolazione e dal parroco D. Rocco Cotroneo senior e avviando, nonostante l’ora tarda, la visita pastorale dopo essersi raccolto in preghiera davanti al SS. Sacramento. Poi amministrò le cresime e a seguire si intrattenne con i ragazzi e le ragazze che studiavano il catechismo iniziando poi l’ispezione della chiesa. Dapprima rivolse la sua attenzione al ciborio, poi all’altare maggiore ed a seguire agli altri altari, al fonte battesimale, ai confessionali, al pulpito, all’organo, al campanile, alla sacrestia, ai vasi sacri, agli arredi sacri e a tutti gli altri ornamenti e «la diligenza dell’attuale parroco fu lodata con le parole più generose». Il presule rilevò che erano in corso lavori nell’altare dedicato a S. Antonio, con la realizzazione di una nuova parete divisoria. L’unica osservazione la rivolse per l’immagine del Cristo risorto «a causa della sua estrema deformità» e il parroco lo rassicurò impegnandosi a sostituirla con una nuova, entro sei mesi.
La visita di monsignor Portanova e la situazione della parrocchia nel 1894
Fu ancora lo stesso parroco, che amministrava sin dal 1841 la comunità di Laganadi, ad accogliere, il 29 agosto 1894, l’arcivescovo Gennaro Portanova nella sua prima visita pastorale. L’arcivescovo, con il suo seguito, proveniente da Calanna, «con un viaggio ben faticoso di circa tre ore arrivò a Laganadi». Le «Risposte ai quesiti della S. Visita», redatte dal parroco il giorno precedente, offrono una puntuale descrizione della chiesa e del suo territorio i cui confini vennero brevemente descritti «tra S. Nicola ad oriente, ad occidente le Bullodiero, a Nord i boschi di Lucia, a Sud il fiume S. Stefano e ad ovest Gallico». La popolazione si era accresciuta raggiungendo «mille anime circa» e la gran parte era impegnata nel lavoro dei campi. La parrocchia continuava ad avere pochissime rendite e, oltre alla chiesa parrocchiale di S. Maria delle Grazie vi era «una sola chiesetta in contrada S. Michele, un tempo dei signori D’Agostino ed ora del cav. Pasquale Griso fu Gaetano di Reggio» e da essa provenivano le reliquie di santi che risultavano custodite in una scatola.
Il terremoto del novembre 1894 e i danni al patrimonio ecclesiastico
Il 16 novembre di quell’anno il forte terremoto che colpì l’Aspromonte settentrionale arrecò danni consistenti nel piccolo centro. La Commissione Reale che visitò Laganadi rilevò che 10 case vennero rese inabitabili dalle scosse e altre 18 furono «fortemente lesionate» e le altre ebbero piccoli danni. Nella chiesa parrocchiale il muro di facciata mostrava molte lesioni rendendosi necessario il suo puntellamento, mentre il campanile fu fortemente lesionato e «per una parte si suggerì la demolizione». Vennero realizzati dei baraccamenti per ospitare i senza tetto sino alla riparazione dei danni.
Le ultime iniziative di don Rocco Cotroneo e la stesura dell’inventario del 1902
Nel febbraio 1902 il parroco si dovette adoperare per trovare una soluzione alla controversia con il Comune che, per la sopraelevazione dell’edificio del municipio, accanto al campanile aveva oscurata una finestra. L’amministrazione per risarcire il danno si impegnò ad acquistare «un parato intero di color bianco di cui la chiesa difetta». Probabilmente fu l’ultimo impegno del parroco D. Rocco Cotroneo che, dopo 61 anni di apostolato, venne a mancare il giorno 11 maggio di quell’anno. Egli aveva amministrato saggiamente la parrocchia e aveva reso funzionale la chiesa in ogni sua parte, superando le difficoltà economiche che da sempre avevano condizionato i suoi predecessori. Il 19 maggio 1902, dovendosi redigere l’«Inventario degli arredi sacri del Culto» il vicario foraneo D. Stefano Zoccali, insieme al sign. Luigi Cotroneo, nipote del defunto parroco, ed alla presenza di due testimoni redigevano il documento nel quale si indicava una ampia disponibilità di paramenti e suppellettili sacri: undici pianete di diverse colorazioni liturgiche; due piviali; quattordici camici; quindici tovaglie per gli altari; undici corporali; sessanta purificatori; due veli omerali; tre berette; quattro messali; due leggii; un turibolo con la navicella; una pisside; una teca; un ostensorio; tre calici, di cui uno tutto d’argento; un secchiello con aspersorio; una croce processionale in metallo; sei lanterne e un ombrello per accompagnare il Viatico; cinque croci per gli altari; quarantadue candelieri; quindici carte glorie; tre vasetti per gli oli santi; trenta «palme di fiori ordinarie» per gli altari; quattordici quadri della Via Crucis e una statuetta del Cristo Risorto.
La successione alla guida della comunità e l’insediamento di don D’Agostino
Il Vicario foraneo essendo gravoso il carico contemporaneo delle due parrocchie di S. Alessio e Laganadi, per le sue «malsane» condizioni di salute, richiese al presule l’invio di un economo curato per amministrare la parrocchia. Il 6 ottobre 1902 l’arcivescovo cardinale Gennaro Portanova tornò a visitare Laganadi accolto dall’economo curato D. Felice Pericone. Questi tenne la parrocchia sino a dicembre di quell’anno quando, a conclusione del concorso canonico per la scelta del nuovo parroco, venne designato D. Giuseppe D’Agostino. (continua)













