La storia della costruzione del Santuario del Volto Santo a Reggio Calabria voluta da San Gaetano Catanoso

Primo progetto del Santuario

Ai Overview: Il percorso per la realizzazione del Santuario del Volto Santo a Reggio Calabria affonda le sue radici negli anni ’30, quando padre Gaetano Catanoso fondò il primo nucleo delle suore Figlie di S. Veronica. Attraverso decenni segnati dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, dai ritardi burocratici per i risarcimenti dei danni bellici e dalle continue difficoltà di finanziamento, il progetto prese progressivamente forma grazie all’impegno del fondatore e al supporto degli arcivescovi Antonio Lanza e Giovanni Ferro. A partire dal 1958, con il coinvolgimento della Scuola Beato Angelico di Milano e la successiva revisione di diversi piani architettonici, l’edificio venne concepito seguendo le indicazioni dello stesso Catanoso: non una cattedrale dispersiva, ma uno spazio raccolto, luminoso e accogliente, pensato per facilitare il raccoglimento e la preghiera dei fedeli.

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Le origini dell’istituto e la prima sede

Nel dicembre 1934, in una casa d’affitto, presso la chiesa di S. Paolo nella rotonda di Via Reggio Campi, padre Gaetano Catanoso costituiva il primo nucleo delle suore Figlie di S. Veronica. Dopo la vestizione delle prime sei suore nella chiesa della Visitazione, operata dall’arcivescovo Carmelo Pujia il 13 luglio 1935 e l’avvio dell’attività nelle are periferiche della Diocesi [Riparo(1935); Armo e Valanidi (1936); Villa S. Giuseppe, Cardeto, Pettogallico, Sambatello, S. Giorgio Extra e Scilla (1937)] necessitava una sede più grande che venne individuata nei baraccamenti sorti dopo il terremoto del 1908, tra la Via Reggio Campi e la chiesa dello Spirito Santo.

I danni bellici e lo stallo burocratico

Le case che ospitavano il Pio Istituto delle Figlie di S. Veronica, lungo il vallone di Mili, vennero danneggiate «dalle onde di scoppio delle bombe aeree» anglo – americane nel 1943 nel corso della Seconda Guerra Mondiale. L’arcivescovo Antonio Lanza, con una perizia predisposta dagli uffici curiali approvata e poi trasmessa al Ministero dei lavori pubblici e al Provveditorato Regionale di Catanzaro, la indicò tra le opere urgenti già nel 1947. Dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta nel luglio 1950, l’Amministratore apostolico della Arcidiocesi reggina, mons. Demetrio Moscato, facendo riferimento alle perizie per danni bellici inviate e non finanziate, richiedeva lo stanziamento un milione di lire per le necessarie riparazioni. Per poter ottenere il finanziamento per i danni bellici, il 3 marzo 1952, il rev. can. Gaetano Catanoso donò (con scrittura privata convalidata poi nel 1959 con atto notarile) al nuovo arcivescovo Giovanni Ferro, che aveva preso a cuore la definizione della pratica, «il comprensorio di casette rurali con attiguo giardinetto e altri accessori posto in contrada Spirito Santo, località denominata Vallone Mili o Rodà» e il vicino «terreno, compresi i ruderi della fornace che ivi esisteva». La lievitazione dei costi comportò la revisione del computo metrico e la cifra prevista si raddoppiò e il Ministero, nell’agosto 1953, respinse ancora la richiesta.

Il coinvolgimento della Scuola Beato Angelico

Nel 1958 la situazione di stallo venne sbloccata attivando con i fondi del Ministero del lavoro l’avvio del cantiere per la costruzione del Laboratorio del Volto Santo utilizzando i fondi che favorivano l’occupazione nei cantieri edilizi e ad esso poi seguì la costruzione del nuovo edificio destinato all’«Orfanotrofio», progettato dall’ing. Roberto M. De Salvo. Per poter completare l’opera avviata S. Gaetano Catanoso, spiegando le attività di apostolato cui era destinata, richiese aiuto all’on. S. Foderaro e al dr. Vito Galati a Roma. Ma il «sogno» di S. Gaetano Catanoso iniziò a prendere forma nell’anno 1958, quando l’arcivescovo Giovanni Ferro, affidò alla Scuola Beato Angelico di Milano il progetto per la costruzione del «Santuarietto del Volto Santo». Fu il somasco can. Pasquale Corsini a tenere i rapporti con gli architetti della Scuola Beato Angelico, Don Giacomo Bettoli e Don Valerio Vigorelli che avevano curato sin dai primi anni Cinquanta le procedure per attivare i finanziamenti, i progetti e l’esecuzione delle chiese reggine danneggiate dagli eventi bellici. In particolare, in quegli anni Don Vigorelli, scomparso nel 2025 alla veneranda età di 100 anni, si prese cura di Pino Borgia, «l’orfanello di Padre Catanoso», inviato a Como presso l’istituto dei padri somaschi, come novizio. Don Giacomo Bettoli elaborò sull’idea iniziale di Don Valerio Vigorelli due soluzioni che sottopose, nell’agosto 1958, all’attenzione di D. Giuseppe Caruso dell’Ufficio Tecnico Diocesano reggino. L’impianto quadrato sovrastato da una cupola, si raccordava, nella prima soluzione, con una forma trapezoidale verso la strada. Nella seconda soluzione il nucleo quadrato si allargava per diventare rettangolare, sempre sovrastato da una cupola, seguito con una forma rettangolare verso l’ingresso dalla strada. La soluzione progettuale si attestava sul lato del vallone Mili, con un piccolo sagrato sull’angolo con la Via Andiloro. L’arch. Don Giacomo Bettoli, aggiungeva una nota alla Relazione per dire che «Il titolo di Santuario mi pare orgoglioso, quello di santuarietto un po’ ambizioso, quello di Cappella il più conveniente. Ricordi la Cappella della Sindone di Torino, dove si custodisce l’insigne reliquia…». La soluzione definitiva venne redatta nel luglio 1961.

La raccolta fondi e la visione architettonica di Catanoso

Nell’area, intanto, si succedevano diversi cantieri di lavoro e nel 1959 si provvide all’ampliamento dell’orfanotrofio, su progetto dell’ing. Michele D’Agostino. Venne avviato anche quello per la costruzione del Santuario, progettato dall’arch. D. Giacomo Bettoli che si sviluppava su una superficie di mq. 260 ma i lavori furono interrotti per riprogettarlo su una superficie più ampia essendo stato acquistato il suolo ad esso adiacente dove in precedenza sorgeva una vecchia fornace di mattoni. Il progetto per la costruzione della Chiesa del Volto Santo venne commissionato, come risulta dalla intestazione degli elaborati, alla Scuola Beato Angelico di Milano dalla Missione Sacerdotale Trentina che operava in quegli anni nelle aree periferiche di Reggio Calabria. Per costruire l’opera necessitavano dei fondi e, quelli disponibili erano insufficienti per assicurare la continuazione dell’opera. Padre Catanoso si rese attivo per raccomandare ai donatori l’acquisto di un mattone e soleva ripetere «un mattone sopra l’altro, un po’ alla volta arriveremo al tetto, al campanile per poi trovarci tutti assieme attorno al grande altare». Della sua tenacia per realizzare il «sogno», l’arcivescovo Aurelio Sorrentino ebbe a dire, nel 1982, «chi vive intensamente un’idea la vuole vedere incarnata, non solo nelle anime ma anche incisa nella pietra; la vuole cantata con la poesia e la musica, esaltata con l’espressione più sublime dell’arte» rilevando anche che egli, fin dal primo momento, ebbe chiara l’idea di quello che il Santuario doveva essere. Infatti, rilevando l’esiguità della cappella iniziale del suo istituto, voleva che in ogni caso fosse piccolo ma, come ebbe a dire nei suoi «Pensieri» il nuovo edificio non doveva essere «come il Duomo che ci vuole il cannocchiale per vedere l’altare» e, in ogni caso doveva essere «grande, pieno di luce, con ampie vetrate» perché il suo desiderio era quello che «le anime stanche verranno qui, faranno questa bella passeggiata e già si rassereneranno e poi in chiesa parleranno a Gesù Sacramentato e troveranno con Lui la pace». (continua)

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