Ai Overview: L’Archivio diocesano di Reggio Calabria-Bova conserva documenti utili a ricostruire la storia demografica e strutturale di Laganadi tra l’Ottocento e il Novecento. A partire dallo “Stato della Popolazione” del 1878, redatto dal parroco dell’epoca, emerge un quadro dettagliato della composizione dei nuclei familiari e della loro distribuzione abitativa. Il testo ripercorre l’iniziale crescita demografica del comune, bruscamente interrotta dal sisma del 1908 che provocò vittime e il crollo di numerosi edifici, tra cui la chiesa parrocchiale. Viene poi descritta la fase di riorganizzazione religiosa, dalla struttura temporanea in legno inviata da Papa Pio X, fino alla progettazione e costruzione in cemento armato della nuova chiesa di Santa Maria delle Grazie, conclusa nel 1934, per arrivare all’edificazione del luogo di culto nella frazione Santa Lucia nel 1955.
La demografia e le famiglie di Laganadi a fine Ottocento
Tra i documenti della parrocchia di S. Maria delle Grazie di Laganadi, custoditi nell’Archivio diocesano di Reggio Calabria-Bova c’è uno «Stato della Popolazione», redatto dal parroco D. Rocco Cotroneo che ci consente di avere un quadro preciso sulla composizione dei nuclei familiari nell’anno 1878. È un documento importante per individuare la consistenza dei nuclei familiari e la loro dislocazione lungo le principali direttrici viarie del piccolo centro. Nella Strada Casale c’erano 42 abitazioni; nella Strada Peraia quelle di 27 nuclei; nella Strada Fontana quelle di altri 47 nuclei; nella Strada Miano quelle di altri 24 nuclei e infine nella Strada S. Giorgio 30 nuclei per complessivi 176 nuclei familiari. Tra le famiglie più numerose, quelle di Giuseppe Versaci, sposato con Paola Battaglia, con 7 figlie (Teresa, Maria, Carmela, Antonia, Michelina, Pasqualina, Rosa) e due figli (Michele e Antonino) con casa sulla Strada del Casale e quella di Angelo Nunnari, sposato con Carmela Chirico, con sei figli (Pietro, Luigi, Rocco, Giuseppe, Francesco, Domenico) e tre figlie (Caterina, Arcangela, Domenica) la cui casa era sulla Strada di S. Giorgio. Due nuclei familiari avevano sei figli, di essi quella di Antonio D’Agostino, coniugato con Giuseppa D’Agostino aveva sei figlie (Angela, Giovanna, Isabella, Maria, Annunciata, Filomena e un figlio (Giovan Battista) con casa sulla Strada Fontana; l’altro era quello di Vincenzo Battaglia, coniugato con Maria Romeo, che avevano cinque figli (Bruno, Giuseppe, Domenico, Francesco e Vincenzo) e due figlie (Maria e Antonia) con casa sulla strada Peraia. I nuclei familiari con sei figli erano undici e quelli con cinque erano tredici. I cognomi prevalenti tra i nuclei familiari erano quelli dei D’Agostino, cui seguivano quelli dei Versaci e dei Nunnari con sei nuclei.
Il terremoto del 1908 e i primi interventi per il culto
I dati demografici rilevati negli anni dopo il 1861 dal nuovo stato unitario segnavano una crescita costante della popolazione che nell’anno 1901 registrò un incremento di 421 unità dato che si può riscontrare anche nel crescente numero dei battesimi riportati nel registro parrocchiale. Questo dato di crescita avrebbe subìto poi un calo dovuto al violento terremoto del 28 dicembre 1908 che provocò il crollo e il conseguente abbattimento di 170 case e il danneggiamento di altre 136, come documentò il sismologo Mercalli, con la perdita di 50 vite umane e un bilancio di 307 feriti. Tra gli edifici abbattuti perché pericolanti la chiesa parrocchiale con il suo campanile. Per consentire il culto venne montata una struttura in legno, donata dal Papa Pio X, in un’area sita verso il rione S. Giorgio che venne resa funzionale e inaugurata il 6 marzo 1910 e arricchita con statue devozionali, come riportava il settimanale diocesano «Reggio Nuova» il successivo 12 marzo. In quella occasione venne benedetta la statua di S. Giuseppe, «opera del cav. Anzelotti Costanzo» di Napoli. Intensa in quegli anni fu l’opera del parroco D. Giuseppe D’Agostino che si prodigò a far sorgere una sezione della Società Cattolica operaia-agricola di Mutuo Soccorso il cui consiglio direttivo era composto da Antonio Calarco, presidente, e Pasquale Federico, vicepresidente. Era certamente il tentativo di arginare il fenomeno di emigrazione perché, come ha ricordato lo storico Antonino Sapone nel suo saggio su «L’emigrazione dall’alta valle del Gallico in età moderna e contemporanea», negli anni compresi tra il 1893 e il 1939, «sbarcarono nei porti statunitensi 514 immigrati provenienti da Laganadi» con un forte afflusso negli anni antecedenti alla Prima guerra mondiale.
Il progetto per la nuova chiesa parrocchiale
Il parroco D. Giuseppe D’Agostino resse la parrocchia sino all’anno 1920, subentrandogli poi come economo curato D. Francesco Calabrò sino al gennaio 1922 quando venne nominato D. Pietro Misiano che avrebbe retto la parrocchia sino al 1954. Il progetto della nuova chiesa venne elaborato dall’ufficio tecnico dell’Opera Interdiocesana per la Ricostruzione delle Chiese, venendo approvato per un importo di L. 406.600,00 per il quale furono erogati L. 126.970,00 dal Ministero dei Lavori Pubblici e L. 30.372,00 dal Ministero degli Interni restando la quota rimanente a carico della Mensa Arcivescovile. La nuova chiesa venne progettata con una forma rettangolare articolata in un’aula liturgica (m. 20,00 x m. 7,50) e dal presbiterio con il coro di forma semicircolare. La struttura in aderenza alla normativa antisismica è in travi e pilastri e paramenti murari in mattoni poggianti su un telaio di travi rovesce di fondazione anch’esse di cemento armato. Il campanile, di forma rettangolare è affiancato sul lato orientale della facciata e in esso vennero collocate due nuove campane e un orologio realizzati dalla ditta Salvatore Santoro di S. Domenica di Gallico. Il prospetto è scandito verticalmente da lesene con capitello corinzio su cui poggia il timpano di forma triangolare. Il portone di ingresso è sovrastato da una lunetta all’interno della quale è stata inserita la scultura in graniglia della Madonna delle Grazie realizzata dall’artista Serafino Coco.
Il completamento dei lavori e la chiesa di Santa Lucia
Per realizzare la nuova chiesa fu necessario lo spostamento della chiesa baracca nel suolo in cui sorgeva la vecchia chiesa. L’esecuzione dei lavori venne affidata alla società A.C.E. (Anonima Costruzioni Edilizie) nel 1929 che completò i lavori nel 1934, anno in cui venne inaugurata dall’arcivescovo Pujia. Da un documento dell’archivio diocesano si rileva che la chiesetta padronale di S. Michele, restaurata dalla famiglia Corigliano Griso, era aperta al culto anche se non vi si celebravano messe con continuità. Nella frazione S. Lucia sita sul margine del territorio comunale «soffocata in una gola di montagna sulla riva sinistra del torrente Catona», sul confine con S. Roberto, la popolazione richiese più volte la costruzione di una chiesa e, nel 1937, D. Francesco Calabrò esprimeva parere favorevole. Non esistendo edifici di culto precedenti si manifestò difficile la possibilità di avere finanziamenti. Nel 1955 a risolvere il desiderio di quella comunità fu, ancora una volta, l’azione del comm. Stefano Versace che, come riportava l’Avvenire di Calabria nel novembre 1956, «senza badare a spese, sollecitato dall’ansia del bene da compiere come segno concreto d’una e più vasta rinascita civile e morale, fece sorgere, tra lo stupore degli stessi abitanti che quasi non credevano a se stessi, la chiesa e l’asilo». Fu l’arcivescovo Giovanni Ferro ad inaugurare solennemente la «nuova e linda chiesetta, arredata con gusto e sobria ricchezza» e l’asilo alla presenza dei familiari del comm. Versace, dell’avv. Guglielmo Calarco, sindaco di Laganadi, e della popolazione in festa (Fine)













