La figura di Aldo Moro come ministro degli Esteri negli anni Settanta emerge oggi con una nitidezza nuova grazie alla rilettura dei documenti desecretati che riguardano il cosiddetto “lodo Moro”. In un’epoca segnata da profonde instabilità nell’area mediorientale e dalla minaccia costante del terrorismo internazionale, lo statista democristiano seppe tracciare una linea di politica estera improntata all’autonomia nazionale e al dialogo pragmatico. Non si trattò solo di una strategia difensiva per preservare il territorio italiano da possibili attentati, ma di un disegno politico più ampio che vedeva nella pacificazione della regione e nel riconoscimento di una patria per il popolo palestinese la chiave di volta per una stabilità duratura. Attraverso l’opera di mediatori fidati come il colonnello Stefano Giovannone, l’Italia costruì una diplomazia parallela capace di interloquire con l’Olp, muovendosi su un delicato crinale tra dovere di sicurezza e ambizioni di pace, lontano da semplici logiche di schieramento internazionale.
Il libro di Giacomo Pacini e la strategia diplomatica pro Palestina
Aldo Moro, uno dei più grandi statisti della storia repubblicana italiana, da ministro degli Esteri, all’inizio degli anni Settanta, nel pieno delle tensioni mediorientali, fu l’artefice silenzioso di un accordo con alcune fazioni dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) che aveva come unico scopo garantire sicurezza all’Italia, preservandola da attentati terroristici che in quel periodo particolarmente turbolento si compivano, qua e là nel mondo. Per quanto quel patto segreto possa apparire come una storia ambigua di diplomazie parallele e compromessi pericolosi, fa oggi capire quanto la politica estera e la diplomazia possono avere ruoli determinanti, quando al primo posto si pongono interessi e sicurezza nazionali. L’Italia, con Moro ministro degli Esteri, si esprimeva in autonomia, mai con sudditanze o appiattimenti su altre potenze come gli Stati Uniti: operava per preservare il Paese da attacchi terroristici, portando avanti un progetto più ampio e ambizioso: la pacificazione nella regione mediorientale.
L’origine della crisi mediorientale e il disegno dello statista
Moro aveva una speciale attenzione per il panorama politico mediorientale e un preciso disegno: fare in modo che i palestinesi potessero avere una loro patria. Ancora oggi, il nodo e l’origine di ogni crisi, conflitto e guerra, nell’area mediorientale, resta quello: una patria per i palestinesi. Cinquant’anni fa lo statista democristiano lavorava per questo obiettivo, alla luce del giorno, ma anche in segreto, fino a favorire quel patto che negli ambienti diplomatici e dei servizi segreti venne chiamato “lodo Moro”. La storia di questa strategia diplomatica pro Palestina la racconta Giacomo Pacini, nel libro “L’Italia e il lodo Moro” (Einaudi, pagine 327, euro 27), con cui si ricostruisce una trattativa rimasta nell’ombra fino a quando non sono stati desecretati i documenti relativi alla vicenda.
Il ruolo del colonnello Stefano Giovannone nel Sid di Beirut
L’attore principale di tutta la storia fu un colonnello dei carabinieri, Stefano Giovannone, capo del Centro Sid (Servizio informazioni difesa) di Beirut, un maestro della cosiddetta diplomazia parallela, quella – spiega Pacini – che ti scarica, se non riesci, e che ha come solo scopo l’interesse superiore del Paese che servi. Giovannone era uomo vicino a Moro, preposto alla sua sicurezza, in Italia e all’estero. Il “lodo”, fu pensato da Giovannone quando si percepì il pericolo, per l’Italia, di trovarsi coinvolta in azioni terroristiche internazionali. La conferma, viene da un documento desecretato in cui è lo stesso Giovannone a spiegare: “Alla fine del 1972 […) fui mandato in … [Libano] acché prendessi contatto con qualche responsabile dell’Olp, perché si evitassero le operazioni terroristiche contro l’Italia”.
I misteri irrisolti e la fine dei protagonisti
Cosa c’era dietro quell’accordo? Manca una risposta chiara e restano i misteri, finora non svelati. Sappiamo però quel che successe dopo. Moro, fu sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978, e il colonnello Giovannone – consumato da una malattia inguaribile – mori’ nel luglio 1985, abbandonato da tutti e travolto da molteplici accuse penali. Tutta la vicenda è raccontata in un libro verità, che ha il passo del romanzo politico.













