La visita di papa Giovanni Paolo II a Serra San Bruno quarantadue anni fa

Giovanni Paolo II Certosa di Serra San Bruno

Ai Overview: Il 5 ottobre 1984, papa Giovanni Paolo II visitò la Certosa di Serra San Bruno in occasione del nono centenario della fondazione dell’Ordine certosino. Durante l’incontro con la comunità monastica e la popolazione locale, il pontefice sottolineò il valore del silenzio e dell’isolamento come forma di testimonianza attiva nel cuore della Chiesa. A distanza di ventisette anni, nel 2011, anche Benedetto XVI si recò nello stesso luogo, ribadendo l’importanza storica e spirituale del monastero per l’intero territorio calabrese.

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L’arrivo di Giovanni Paolo II in Calabria

«La Certosa è una cittadella dello spirito»: 42 anni fa la visita di Giovanni Paolo II a Serra San Bruno «Continuate a porre sotto i suoi occhi la “provocazione” di un modo di vivere che, pur intriso di sofferenza, di solitudine e di silenzio, fa zampillare in voi la sorgente di una gioia sempre nuova». Era il 5 ottobre 1984 quando Giovanni Paolo II pronunciava queste parole davanti ai monaci della Certosa di Serra San Bruno. Quarantadue anni fa il Papa arrivava in Calabria e faceva tappa in uno dei luoghi più mistici della nostra regione, quello nel quale San Bruno aveva scelto di vivere la sua esperienza eremitica, fondando l’Ordine certosino, e dove, quasi nove secoli dopo, continuava la vita della comunità monastica. La visita cadeva nell’anno del IX centenario della fondazione dell’Ordine certosino e Giovanni Paolo II volle soffermarsi proprio sul significato di quella storia e sul ruolo che la Certosa continuava ad avere nel presente. La vita contemplativa, spiegava, non poneva i monaci «ai margini della Chiesa», ma li collocava «nel cuore stesso di essa». Il Papa parlò della solitudine e del silenzio non come di una fuga dal mondo, ma come di una forma particolare di testimonianza. Ai certosini affidava il compito di mostrare, attraverso la loro stessa esistenza, la possibilità di un modo diverso di vivere, fondato sulla preghiera, sulla libertà interiore e sulla ricerca di Dio. Quel giorno Giovanni Paolo II parlò anche direttamente alla comunità di Serra San Bruno. Nel suo discorso alla popolazione definì la Certosa «una presenza particolare di Dio» e «il cuore di questa regione», ricordando come la sua storia fosse strettamente legata a quella della città fin dall’arrivo di Bruno e dei suoi discepoli nel 1094. Nel tempo, osservava il Papa, la Certosa aveva avuto non soltanto una funzione spirituale, ma aveva contribuito anche alla nascita della stessa comunità civica. Un legame destinato a tornare al centro quasi tre decenni dopo, quando a Serra San Bruno arrivò un altro Successore di Pietro.

La visita di papa Benedetto XVI

Benedetto XVI torna alla Certosa Il 9 ottobre 2011 Benedetto XVI visitò la Certosa di Serra San Bruno, accolto, tra gli altri, dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, e dai parroci della città, don Gerardo Letizia e don Biagio Cutullè. Davanti alla popolazione, Benedetto XVI riprese il significato della visita del suo predecessore. «Due visite ravvicinate del Successore di Pietro sono un privilegio per la vostra comunità civile», disse. Ma subito aggiunse che il privilegio più grande era un altro: «avere nel vostro territorio questa “cittadella” dello spirito che è la Certosa». Per Benedetto XVI, infatti, la lunga storia della comunità monastica, che risale a San Bruno, costituiva «un costante richiamo a Dio, un’apertura verso il Cielo e un invito a ricordare che siamo fratelli in Cristo». Lo stesso tema attraversò l’omelia pronunciata poche ore dopo nella chiesa della Certosa. Benedetto XVI ricordò che la vita dei certosini non era una vocazione marginale: «nessuna vocazione è marginale nel Popolo di Dio». Anche chi vive nel volontario isolamento, spiegò, è profondamente inserito nella vita della Chiesa.

Un’eredità spirituale per il territorio

A distanza di 27 anni, due Papi arrivarono nello stesso luogo e, in momenti storici differenti, riconobbero alla Certosa un significato che va oltre i suoi muri. Giovanni Paolo II lasciò Serra San Bruno con negli occhi «la natura, il silenzio» e la preghiera dei monaci, dicendo che quell’esperienza sarebbe rimasta scolpita nel suo animo. Benedetto XVI, nel 2011, definì invece la Certosa una «cittadella dello spirito», sottolineando il valore della sua presenza per la comunità che le vive accanto.

Questi due importanti lasciti ci ricordano che la Certosa non è soltanto un luogo da custodire. È una presenza che, da secoli, invita chi vive intorno ad essa a fermarsi, a guardare oltre il quotidiano e a ricordare che una comunità può avere bisogno anche di luoghi capaci di aprire lo sguardo verso qualcosa che va oltre il proprio tempo. Una cittadella dello spirito che continua a essere parte della storia di Serra San Bruno e della Calabria.

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