Il panorama dell’intelligenza artificiale registra un’accelerazione su un doppio binario tecnico e politico: da un lato le principali aziende di settore annunciano avanzamenti inediti nello sviluppo dei propri codici informatici e nei sistemi di memorizzazione automatica, dall’altro le stesse sigle lanciano un allarme formale sulle possibili derive legate all’uso di tali sistemi in ambito biotecnologico. Mentre colossi come Anthropic e OpenAI presentano al pubblico le più recenti capacità di auto-miglioramento e sintesi dei dati dei loro programmi, i rispettivi dirigenti si sono uniti a ricercatori e scienziati in un appello al Congresso degli Stati Uniti. L’obiettivo è sollecitare l’introduzione di regole rigide per arginare i rischi per la sicurezza globale, a partire dai controlli sulla produzione e la distribuzione di materiale genetico sintetico.
L’automazione nello sviluppo del codice e l’auto-miglioramento
Un ingegnere di Anthropic, l’azienda californiana che sviluppa il chatbot Claude, ha raccontato di non scrivere più codice da cinque mesi, a farlo al posto suo è l’intelligenza artificiale, esattamente uno dei modelli che lui stesso ha contribuito a creare; il racconto è contenuto nel rapporto «When Ai builds itself» (Quando l’intelligenza artificiale costruisce se stessa), pubblicato dall’azienda e dedicato al cosiddetto recursive self-improvement (auto-miglioramento ricorsivo): la prospettiva – ancora non realizzata, precisa Anthropic – è quella di un sistema capace di progettare e sviluppare in autonomia il modello successivo.
I dati interni pubblicati dall’azienda fanno capire la portata dell’accelerazione in corso: a maggio, oltre l’80% del codice integrato di Anthropic risultava scritto da Claude; nel secondo trimestre del 2026, ciascun ingegnere ha prodotto al giorno, in media, otto volte più codice rispetto al 2024. Il cofondatore Jack Clark ha descritto qual è, secondo lui, il trend in atto: «Ormai ogni nuova versione di Claude potrebbe essere costruita dalla precedente, senza alcun coinvolgimento umano». Anthropic ha dichiarato che sarebbe disposta a rallentare o sospendere lo sviluppo dei propri modelli di frontiera, a condizione che anche le altre Big Tech concorrenti facciano altrettanto, poi ha annunciato una serie di tavoli di confronto con le istituzioni e con gli addetti ai lavori che dovrebbero svolgersi nei prossimi mesi.
Le nuove funzionalità di archiviazione dei dati per gli utenti
Lo stesso giorno OpenAI ha presentato un aggiornamento importante di ChatGPT: un nuovo sistema di memoria chiamato dreaming (che letteralmente significa “sognare”); il meccanismo sintetizza in modo automatico le conversazioni dell’utente e le organizza in un profilo suddiviso per aree – lavoro, famiglia, finanza, hobby, viaggi – e si aggiorna nel tempo senza istruzioni esplicite. Così, se un utente ha parlato di un viaggio previsto a luglio, quando la data del viaggio sarà passata, il sistema riscriverà automaticamente il ricordo del viaggio al passato. Secondo i test interni rivelati dall’azienda, il richiamo delle informazioni memorizzate nei “ricordi” di ChatGpt è passato dal 41,5% all’82,8%: il servizio è già attivo per gli abbonati Plus e Pro negli Stati Uniti e sarà esteso ad altri Paesi nelle prossime settimane.
La richiesta di normative rigide sulla fornitura di materiale genetico
A completare un weekend denso di novità, una lettera aperta al Congresso degli Stati Uniti firmata dai vertici di OpenAI, Anthropic, Google DeepMind e Microsoft, insieme a oltre cinquanta tra scienziati, esperti di sicurezza e dirigenti dell’industria genetica: il documento chiede di rendere obbligatorio il controllo degli ordini di Dna e Rna sintetico, e avvertono che i sistemi di intelligenza artificiale sono ormai in grado di superare i virologi nelle procedure di laboratorio altamente tecniche.
La lettera sostiene che le barriere che hanno sempre impedito a mal intenzionati di ottenere armi biologiche si stanno indebolendo, al Senato è già in discussione un disegno di legge bipartisan, il Biosecurity Modernization and Innovation Act, che punta a trasformare lo screening dei fornitori di acidi nucleici sintetici – oggi volontario – in un obbligo di legge. La rara convergenza di aziende tra loro competitor su un tema così delicato è un segnale: la preoccupazione ha raggiunto un livello tale da mettere in secondo piano la corsa al guadagno. Succede, ogni tanto, anche questo.













