L’antitesi all’aborto: il «Progetto Gemma»

«Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio », così dice un saggio aforisma africano. Per far nascere un bambino e non far abortire una mamma sola e disperata, ci vuole anche un sostegno economico, ovvero un “Progetto Gemma”, così dice l’esperienza quarantennale del Consultorio familiare “Pasquale Raffa”. Naturalmente, il Consultorio non agisce da solo, ma insieme a tante realtà oggi presenti nella società reggina e impegnate ad organizzare la rete per sostenere la vita. Il “Progetto Gemma” nasce 25 anni fa,l’8 maggio1994,domenica della Festa della Mamma, all’interno del Movimento per la Vita (Mpv), fondato nel 1980, in risposta alla legge del 22 maggio 1978, numero 194, che rendeva legale il ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza. Il “Progetto Gemma” è stato concepito per poter offrire anche un piccolo sostegno economico ad una mamma, per incoraggiarla a portare avanti la gravidanza inattesa e, in quel momento, indesiderata, trasformando l’angoscia in serenità, accompagnandola anche dopo la nascita del figlio, fino al compimento del primo anno di vita del bambino. In concreto, nel momento in cui la futura mamma rinuncia alla tentazione di non accogliere il proprio bambino e si rivolge al Centro di Aiuto alla Vita (Cav) della propria città, questo provvederà ad inoltrare al Mpv la richiesta e, dopo una breve valutazione, verranno erogati alla mamma 160 euro al mese, per 18 mesi. Il denaro viene offerto da un “adottante”, realizzando, così, un servizio di adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà.

L’adottante può essere un gruppo parrocchiale, una famiglia o anche un pensionato, come avviene nella nostra regione, dove vi è un anziano che si impegna ogni anno a devolvere una parte della propria pensione per garantire l’adozione di un piccolo ancora nel grembo materno. Insomma è una splendida opportunità per collaborare con i 331 Cav presenti in tutta Italia per offrire accoglienza e sostegno alle maternità più contrastate, dando una prima risposta di coraggio alle mamme. Il bilancio di questi 25 anni è straordinario: il “Progetto Gemma” ha salvato in tutta Italia 22.500 piccoli, ma, se vogliamo, anche 22.500 mamme.

È bene concludere con un ricordo di Santa Teresa di Calcutta. L’11 dicembre di 1979, ad Oslo, nel ricevere il “Premio Nobel per la Pace”, per il suo impegno tra i poveri, nel rispetto per il valore e la dignità di ogni persona umana,Madre Teresa affermò: «Ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. Leggiamo nelle Scritture – perché Dio lo dice molto chiaramente – “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mia mano”. Siamo incisi nel palmo della Sua mano, così vicini a Lui che anche un bambino non nato è inciso nel palmo della mano di Dio. Oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi siamo qui, perché i nostri genitori ci hanno voluto. Non saremmo qui se i nostri genitori non ci avessero voluto».

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