Ai Overview: Il primo ottobre segna il quarantatreesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Fortunato Morrone, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra. Dal 1983 a oggi, il suo percorso si è sviluppato attraverso decenni di insegnamento, incarichi parrocchiali nel crotonese e ruoli di rilievo a livello nazionale. Giunto alla guida dell’arcidiocesi reggina nel 2021, il suo ministero ha focalizzato l’attenzione sulla sinodalità, sul sostegno all’occupazione giovanile, sul reinserimento dei detenuti e su frequenti interventi legati alle responsabilità istituzionali e alle urgenze del territorio.
Le tappe del percorso pastorale e teologico
Quarantatré anni fa, il 1° ottobre 1983, nella Cattedrale di Crotone l’arcivescovo di origini reggine, Giuseppe Agostino, imponeva le mani su un venticinquenne di Isola di Capo Rizzuto di nome Fortunato Morrone che dal 2021 è diventato arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra. Il percorso monsignor Morrone, dal momento della sua ordinazione sacerdotale, è stato ricco di attività e impegni pastorali, ben oltre quello che potrebbe raccontare un curriculum ed anche questo articolo. Ma procediamo con ordine: prima è stato il tempo delle scuole medie e del liceo nel seminario degli Stimmatini a Battipaglia, poi è giunto il momento degli studi di teologia a Verona, per arrivare a ottenere il baccalaureato nel 1982. Dopo essere diventato sacerdote, consegue il dottorato dogmatica alla Gregoriana e si occupa della pastorale giovanile a Santa Caterina da Siena. Tornato in diocesi, diventa parroco a Melissa, per poi assumere la guida di comunità parrocchiali tra Crotone, Le Castella, Botricello e San Leonardo di Cutro: quindici anni con i giovani di Azione cattolica, più di trenta in cattedra all’Istituto teologico calabro. Negli ultimi anni ha allargato ulteriormente l’orizzonte, con la nomina del 6 dicembre, da parte del Papa, nel Dicastero delle cause dei santi, dove è in fase romana la causa del venerabile Giovanni Ferro, arcivescovo di Reggio dal 1950 al 1977.
Il ministero a Reggio Calabria e i cantieri sociali
Il suo arrivo a Reggio, nel giugno 2021, ha coinciso con l’avvio del cammino sinodale voluto da papa Francesco, tanto che la sinodalità è diventata la parola d’ordine di un episcopato incentrato sull’ascolto che precede la decisione. Nella prima lettera pastorale, “Al passo di Gesù”, chiedeva il coraggio di svecchiare non solo la mentalità, ma anche le strutture e le prassi, richiesta poi consolidata in “Passiamo all’altra riva”. Accanto ai documenti ci sono, poi, i cantieri sociali, tra cui “Job in Progress”, la rete per il lavoro rivolta ai giovani tra i 17 e i 35 anni, Hub Porto, per dare ai giovani una concreta possibilità di formazione, Giovani in dialogo con San Paolo, per creare spazi autentici di confronto e condivisione, e il protocollo con la casa circondariale per la formazione dei detenuti.
Le prese di posizione sull’attualità e gli impegni accademici
Non è mai mancato, infine, l’intervento sui temi dell’attualità. A giugno la Conferenza episcopale calabra, da lui presieduta, ha condannato l’uccisione dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara. A settembre scorso, in occasione della Festa della Madonna della Consolazione, Morrone ha chiesto ai politici cristiani di uscire «dal guscio autoreferenziale della sterile contrapposizione tra schieramenti». Oggi pomeriggio, all’Università Mediterranea, si aprono le Giornate teologiche dell’Istituto di scienze religiose, dedicate alla pace in tempi di riarmo e sabato il programma prevede che sia proprio Morrone a inaugurare l’anno accademico, per il sacerdote ordinato da Agostino, l’anniversario cadrà così, nel luogo che forse rappresenta meglio il proprio percorso di vita: un’aula piena di persone che studiano teologia.













