Avvenire di Calabria

Dal coinvolgimento dei cattolici, sui temi e non sulle poltrone, al tentativo di dialogo con Renzi: «Sbagliato porre dei veti su M5s»

L’area cattolica del Pd, Preziosi: «Convince la linea-Letta»

Federico Minniti

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Ernesto Preziosi, deputato abruzzese del Pd, ha diretto per quasi trent’anni le pubbliche relazioni dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori, ente fondatore dell’Università Cattolica. Ha ricoperto diversi incarichi ecclesiali: vice-presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana (dal 1995 al 2006), dell’Unum Omnes – Federazione Internazionale Uomini Cattolici – (dal 1996 al 2003), di cui è stato anche Segretario Generale (dal 2003 al 2006). E’ membro del direttivo nazionale della Consulta delle aggregazioni laicali, organo consultivo della Conferenza episcopale italiana. Lo abbiamo intervistato.

Il Pd ha un nuovo segretario. È il tempo giusto per cambiare rotta? In cosa dovrà differenziarsi Letta da Zingaretti?
Nel contesto della crisi politica il Pd ha mostrato la fatica di svolgere un ruolo trainante del centrosinistra. Se il contesto ha aumentato le difficoltà, costringendo ad alleanze forzate a causa dell’emergenza, si sono però resi evidenti anche i motivi interni di crisi. La stessa identità del PD ha subito forti oscillazioni prima con la torsione personalizzata di Renzi, poi con le scissioni subite e la difficoltà di interpretare il disegno originario che aveva motivato la fondazione del partito. La nuova segreteria si trova pertanto davanti ad un compito difficile ma indispensabile. Non si tratta di essere prigionieri dell’alternativa fra continuità e discontinuità, quanto piuttosto di assumere la responsabilità di affrontare con una proposta solida una crisi che riguarda il Paese e il suo sistema democratico.

La nascita della maggioranza “Ursula” che sostiene Mario Draghi ha avuto tra i protagonisti Matteo Renzi. Che posizione dovrà avere il “nuovo” Pd rispetto all’ex segretario?
Come già annunciato Letta incontrerà anche Renzi, tentando di coinvolgerlo nella tessitura di un centrosinistra che possa sfidare alle prossime politiche le destre. Renzi ha già ribadito la sua contrarietà alla presenza del M5s. È una posizione singolare per due motivi: uno numerico – difficile pensare di vincere con un’alleanza che programmaticamente li escluda –, l’altro legato all’evoluzione avuta in questi mesi da quel movimento, un percorso che va incoraggiato e sostenuto.

Nel Pd, miscellanea delle due anime (progressisti e moderati), quali sarà il ruolo dei cattolici durante la segreteria Letta?
Non penso che i cattolici possano essere collocati d’ufficio tra i moderati, certamente non lo sono sul piano dei contenuti. Il tema della miscela politica del Pd, come tante volte si è detto, non riguarda tanto i gruppi dirigenti, quanto l’elaborazione di un progetto politico innovativo che risponda alle esigenze più profonde della nostra società. In tal senso, dal mio punto di vista, parlare di cattolici nel Pd non può risolversi nella collocazione negli organi del partito o nelle liste elettorali di figure che provengono da percorsi precedenti. Occorre piuttosto dare spazio a quella grande vitalità che il cattolicesimo esprime ancora oggi nella società: mi riferisco alle aggregazioni, a tante esperienze in atto a livello locale e anche a chi, noi di Argomenti2000, cerca, con metodo e con costanza, di offrire contenuti politici cristianamente ispirati ma declinati nel linguaggio della laicità politica. Se la segreteria Letta avrà la capacità di includere correttamente questa realtà ne avrà giovamento sia la credibilità del partito sia il sistema Italia.

L’asse M5s-Pd durerà per molto? Conte potrà essere ancora l’uomo di sintesi?
Come dicevo, stante all’evoluzione avuta dal quadro politico un’alleanza di questo tipo è imprescindibile se si vuol competere e vincere. Certo è importante il tipo di evoluzione di M5s e il ruolo che potrà avere Conte, una figura interessante e cui vanno riconosciuti alcuni meriti ma a cui si dovrà chiedere anche una chiarezza che finora non sempre c’è stata.

In autunno (Covid permettendo) si voterà nelle metropoli italiane e anche in Calabria. Quali elementi di novità si aspetta dalla nuova segreteria in merito alla scelta dei candidati da contrapporre al centrodestra con cui governate a Roma?
Sarà un test interessante che, anche per questo, non va sprecato. Il quadro complessivo presenta situazioni differenti. Nelle grandi città come Roma e Milano vanno risolti alcuni problemi di visibilità delle singole candidature che non possono però oscurare l’elemento fondamentale di un programma costruito in maniera efficace. La Calabria poi mi pare un test davvero importante: c’è un tema che riguarda l’ascolto dei territori, la necessità di fare una sintesi a livello regionale (oggi il PD regionale è commissariato) per far emergere risorse nuove, figure positive che si spendano con generosità. Sarebbe poi opportuno dare la parola ai territori aprire il dibattito sulle eventuali alleanze per le elezioni regionali. Per come conosco la regione non mancano risorse che sono in grado di imprimere una accelerazione che consenta alla Calabria di uscire da quelle reti invisibili che ne appesantiscono e impauriscono la vita. È una bella sfida. Non si tratta solo di vincere, ma di lanciare un progetto di riscatto con idee e persone giuste.

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