L’arte nel silenzio, il capolavoro di Nik Spatari ritorna nella nuova mostra di Mammola 

Musaba Nick Spatari

Ai Overview: A sei anni dalla scomparsa di Nik Spatari, il Parco Museo Santa Barbara (MuSaBa) di Mammola ospita la retrospettiva “I Colori di Nik”, curata dalla compagna Hiske Maas. La mostra, inaugurata lo scorso aprile, presenta trenta dipinti inediti realizzati tra il 1940 e il 2000, offrendo uno sguardo sull’evoluzione artistica dell’autore sordo che trasformò un antico monastero in rovina in un polo d’arte contemporanea integrato nel paesaggio aspromontano. Il percorso espositivo ripercorre la formazione europea di Spatari, i suoi incontri con esponenti di spicco del Novecento e la sua definitiva scelta di ritornare in Calabria per fondare il MuSaBa, un progetto segnato da decenni di lavoro manuale, opere monumentali e complesse vicende burocratiche.

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La retrospettiva al MuSaBa e le opere inedite

Sotto la volta dell’ex chiesa del monastero di Santa Barbara, a Mammola, figure umane ritagliate su legno e dipinte a colori vividi iperealistici raccontano la storia di Giacobbe: l’opera copre 240 metri quadrati e l’artista che la realizzò, Nik Spatari, la considerava autobiografica: «Giacobbe è l’uomo a me simile», dichiarò. Oggi ricorrono sei anni dalla sua morte e lo scorso aprile, nello stesso MuSaBa dove lavorò fino all’ultimo giorno, la compagna Hiske Maas ha inaugurato la retrospettiva «I Colori di Nik»: trenta dipinti mai esposti, realizzati dal 1940 al 2000.

Dalla perdita dell’udito all’incontro con l’arte

Nicodemo Spatari nacque a Mammola il 16 aprile 1929; a nove anni vinse un premio internazionale di pittura, a undici perse l’udito per lo spostamento d’aria di una bomba alleata così le scuole d’arte gli furono precluse. Il rapporto con la materia divenne fisico e diretto: Spatari interpretava il mondo attraverso il colore.

Il ritorno in Calabria e la rinascita del monastero

Negli anni Cinquanta partì per l’Europa, a Parigi frequentò lo studio di Le Corbusier, conobbe Picasso e Cocteau, poi nel 1958 espose alla Biennale di Venezia. A Milano aprì con Hiske Maas (artista olandese incontrata a Parigi) la Galleria Studio Hiske, nel cuore di Brera, sarebbe potuto restare nel circuito internazionale, ma nel 1969 scelse di tornare nella sua Mammola. Ottenne dalla curia di Locri – Gerace la concessione dell’antico monastero certosino di Santa Barbara (la cui storia risale al IV secolo), allora un rudere invaso dai rovi, poi durante cinquant’anni di lavoro manuale, Spatari e Maas ne ricavarono il MuSaBa: sette ettari di parco dove pittura, scultura, architettura e mosaico si intersecano con il paesaggio aspromontano. La narrazione biblica attraversa l’intero complesso perché nel mosaico monumentale della Foresteria (1.400 metri quadrati) si susseguono scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Due sue opere degli anni Sessanta (un Golgota e un’Ultima Cena) sono conservate alla Pro Civitate Christiana di Assisi e per numerose chiese calabresi Spatari realizzò vetrate, affreschi e mosaici; dipinse anche il santuario di San Nicodemo, a Mammola.

Le controversie istituzionali

L’impresa ebbe un costo: il MuSaBa subì sequestri e ordini di demolizione; i due artisti trascorsero quaranta giorni agli arresti domiciliari per accuse poi rivelatesi infondate. Anche oggi il rapporto con le istituzioni resta difficile: un intervento di messa in sicurezza finanziato con 185.000 euro di fondi Pnrr ha innescato un confronto aspro tra Maas e il Comune sulla qualità dei lavori e sul rispetto del sito.

L’impegno per il territorio

Hiske Maas continua ad accogliere visitatori e scolaresche, la retrospettiva appena inaugurata è la prima che abbia curato personalmente:; nei trenta dipinti esposti al MuSaBa si legge il cammino di un artista sordo che scelse di parlare attraverso le pareti di un monastero, con la Scrittura come struttura e il Mediterraneo come orizzonte.

Una risposta

  1. Veramente lodevole: il positivo risultato di tanti sforzi, Museo di un artista calabrese, che, con la sua moglie olandese, ha scelto di ritornare, per valorizzare il territorio di origine; assolutamente da non perdere…🖼️🌳🌳🌳🌳

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