Laudato Si’, l’impronta di Papa Francesco sul mondo e sulla Chiesa

Papa Francesco

Ai Overview: A undici anni dalla sua pubblicazione, l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco si conferma uno strumento d’analisi essenziale per leggere le attuali dinamiche globali, pur in un contesto internazionale frammentato. Le recenti defezioni dagli accordi sul clima da parte degli Stati Uniti e i mancati impegni vincolanti della COP30 di Belém si contrappongono alle più recenti politiche di riduzione delle emissioni dell’Unione Europea. In questo scenario, il pontefice Leone XIV ha ripreso i temi dell’ecologia integrale nella sua prima enciclica, la “Magnifica Humanitas”, tracciando un parallelo strutturale tra lo sfruttamento delle risorse naturali e le derive legate al potere digitale. La continuità del Magistero ha trovato applicazione pratica nel nuovo Borgo Laudato Si’ a Castel Gandolfo e nel costante attivismo della base ecclesiale e civile, che continua a diffondere il concetto di ecologia integrale in ambito diplomatico, accademico e sociale.

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Il contesto climatico a undici anni dall’enciclica

Il 18 giugno 2015, nella Sala Stampa vaticana, veniva presentata al mondo la lettera enciclica “Laudato si'” di papa Francesco, centrata sul tema della cura della casa comune, oggi, esattamente undici anni dopo, l’anniversario del documento continua a ricordarci quanto sia essenziale rivolgersi ad «ogni persona che abita questo pianeta», credenti e non credenti, per promuovere la custodia della Terra. Il contesto nel quale l’enciclica raggiunge questo anniversario è segnato da contraddizioni evidenti, basti pensare che nel gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e dall’IPCC, uscendo dal quadro negoziale sul clima. Inoltre, la COP30 di Belém, nel novembre 2025, si è chiusa senza accordi vincolanti sull’uscita dai combustibili fossili e con l’obiettivo di 1,5°C ormai fuori portata, mentre l’Unione Europea ha provato a tenere la rotta fissando, nel marzo 2026, un traguardo per il 2040 con una riduzione del 90% delle emissioni rispetto al 1990.

La continuità magisteriale: da Francesco a Leone XIV

In questo scenario, la Laudato si’ è il riferimento sicuro per chi cerca un linguaggio capace di tenere insieme crisi ambientale e giustizia sociale, lo riconosce anche Leone XIV nella Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica, firmata il 15 maggio scorso e dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Al paragrafo 43 scrive che «in Laudato si’ Francesco offre la prima grande elaborazione sistematica della crisi ambientale in una Enciclica sociale» e che la sua proposta di ecologia integrale «tiene insieme la cura della Casa comune e l’opzione preferenziale per i poveri». Infondo il filo che lega i due documenti è la critica al paradigma tecnocratico: ciò che Francesco applicava allo sfruttamento delle risorse naturali, Leone XIV lo estende alla concentrazione del potere digitale e alle nuove forme di disumanizzazione.

Il nuovo polo di ecologia integrale

La continuità tra i due pontificati ha anche un luogo fisico, infatti il 5 settembre 2025 Leone XIV ha inaugurato il Borgo Laudato Si’ a Castel Gandolfo: 55 ettari delle ex Ville Pontificie trasformati in un centro di ecologia integrale, sana agricoltura e alta formazione, nell’omelia lo ha descritto come «un seme di speranza, che Papa Francesco ci ha lasciato come eredità».

La mobilitazione delle comunità

La base ecclesiale, intanto, si muove: la Settimana Laudato Si’, celebrata dal 17 al 24 maggio, ha mobilitato parrocchie, scuole e comunità religiose in decine di Paesi attorno al tema “Dalla speranza all’azione”; basti pensare che il Movimento Laudato Si’ riunisce oltre 900 organizzazioni e porta avanti la campagna per un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili e il disinvestimento delle istituzioni cattoliche dall’energia fossile. Un’eredità che supera il perimetro ecclesiale perché la Laudato si’ viene citata nei documenti delle Nazioni Unite, nei tavoli della diplomazia climatica, nelle aule universitarie, nei libri sul cambiamento climatico: il suo contributo più importante è forse aver dato piena cittadinanza all’espressione “ecologia integrale”, l’intuizione che il grido della Terra e il grido dei poveri siano, in fondo, lo stesso grido.

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