Avvenire di Calabria

L'iniziativa della presidente dell'Antimafia, Rosy Bindi

Le ville dei boss a chi li denuncia

Francesco Bolognese

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Li incrociò mentre stavano a portando a compimento la loro missione di morte ma non abbassò lo sguardo, chiamò subito gli investigatori assicurando la sua piena ed incondizionata disponibilità a testimoniare.
Gli assassini del giudice Rosario Livatino (il cui processo di beatificazione è in corso) furono assicurati alla giustizia grazie ad uno dei primi testimoni di giustizia. Un “pioniere”, per usare le parole del presidente dell’Antimafia, Bindi.
L’attività di contrasto alla recrudescenza del fenomeno malavitoso sarà fruttuosa nella misura in cui chi «vede e sa», senza indugio alcuno compia il dovere di testimoniare.
Un’operazione, quest’ultima, destinata a stravolgere la vita di chiunque.
Per questo, e verosimilmente per altri motivi, la lista dei testimoni di giustizia in Italia è ancora piuttosto scarna.
Alla luce di tutto ciò il Parlamento pare intenzionato a compiere importanti passi. Proprio in questi giorni le Aule stanno discutendo della proposta di legge 3500, prima firmataria il presidente dell’antimafia, Bindi.
La norma in esame ipotizza, tra l’altro, di «rendere il programma speciale in località protetta; di superare la distinzione tra le misure di sostegno economico previste per chi è sottoposto allo speciale programma e chi è sottoposto alle misure speciali; di aggiungere nuove misure di sostegno economico e sociale come l’indennizzo forfettario per i danni psicologici o biologici derivanti dalla testimonianza resa; prevedere l’inserimento lavorativo nella Pubblica amministrazione come estrema ratio; il sostegno all’impresa con tutti gli strumenti previsti dal Codice Antimafia per le aziende sequestrate, nella forma già approvata dalla Camera nel novembre del 2015 (in attesa di approvazione dal Senato), così come pure la possibilità che al testimone vengano assegnati in uso beni confiscati e gestiti dall’Agenzia Nazionale per i Beni sequestrati e confiscati; la riorganizzazione della Commissione Centrale; la previsione della figura del “referente” del testimone di giustizia che affianca i testimoni e gli altri protetti, anche avvalendosi di uno psicologo; infine la previsione esplicita dell’incidente probatorio e la video conferenza come strumenti cui l’Autorità Giudiziaria debba ricorrere per raccogliere nel procedimento le dichiarazioni del testimone per evitare una sovraesposizione a chi denuncia».
I tempi, ancorchè la scadenza naturale della legislatura è posta al 2018, sono più che sufficienti per l’esame e l’approvazione.
L’associazione nazionale testimoni di giustizia, dal canto suo, ha espresso «apprezzamento» per la proposta.

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