Nel 2023 la sanità calabrese ha registrato il miglior incremento dei punteggi LEA in Italia, con un aumento di 41 punti rispetto all’anno precedente. Un segnale di ripresa che, tuttavia, non basta a colmare i ritardi storici della regione: l’assistenza territoriale resta in grave affanno, mancano medici e infermieri, e molti servizi restano solo sulla carta. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto Gimbe, che mette in luce, accanto ai progressi, criticità profonde del sistema sanitario calabrese.
Luci e ombre nella sanità calabrese
I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), l’indicatore che misura la capacità di garantire prestazioni sanitarie uniformi sul territorio nazionale, mostrano un balzo di 41 punti per la Calabria nel 2023: il miglior risultato tra tutte le regioni italiane. La regione raggiunge la sufficienza in due aree su tre, quella ospedaliera e quella della prevenzione, ma resta sotto soglia per quanto riguarda l’assistenza distrettuale.

Nonostante i miglioramenti, il punteggio dell’area territoriale si ferma infatti a 40 punti, confermando la Calabria come fanalino di coda nella medicina di prossimità. A destare particolare preoccupazione è il dato sugli screening di primo livello – mammella, cervice uterina e colon retto – che raggiungono solo 9,3 punti, un valore in lieve crescita ma ancora troppo basso.
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Tra i problemi più urgenti, il personale sanitario. Secondo i dati Gimbe, la Calabria dispone di 10,2 unità di personale ogni mille abitanti, a fronte di una media nazionale di 11,9, cioè il 15% in meno. Mancano medici specialisti, professionisti per le guardie mediche e per i servizi di emergenza-urgenza. La situazione è ancora più critica sul fronte infermieristico: la regione conta il 18% di infermieri in meno rispetto alla media italiana.
I pronto soccorso risultano intasati, con almeno il 50% di accessi impropri, segno di un sistema territoriale che non riesce ad assorbire la domanda di salute dei cittadini.
Parallelamente, i 20 Ospedali di Comunità previsti dal Pnrr restano fermi, mentre delle 61 Case di Comunità solo 4 risultano operative, e per di più “a singhiozzo”.
La posizione della Cisl Calabria
«La Cisl Calabria – attraverso una nota del segretario generale Giuseppe Lavia – ha voluto approfondire i punti salienti dell’ultimo rapporto Gimbe riferito al 2023. Il documento, appena pubblicato, evidenzia luci e ombre della sanità calabrese nel contesto nazionale».
Il sindacato, nel suo commento, condivide la necessità di incrementare gli investimenti in sanità in rapporto al PIL, ma sottolinea l’urgenza di uscire dal Commissariamento per tornare a una gestione ordinaria. Solo così, secondo la Cisl, sarà possibile rinegoziare il piano di rientro e onorare fino al 2031 il pagamento di circa 30 milioni di euro annui di mutuo per il ripiano dei debiti pregressi.
Lavia evidenzia inoltre che, nonostante i miglioramenti sui LEA, resta «quel dato incontrovertibile che ci vede rimanere fanalino di coda nella medicina del territorio».
Per questo, la Cisl indica come priorità un piano straordinario di reclutamento del personale sanitario, necessario per restituire efficienza ai servizi e garantire una reale presa in carico dei pazienti a livello locale.
Verso una sanità di prossimità
Il sindacato rilancia anche il tema della medicina di prossimità: «Occorre attivare i servizi previsti nelle strutture di comunità e nei distretti, oggi ancora in gran parte inoperativi». Lavia sottolinea che la sanità territoriale è la chiave per evitare il sovraccarico degli ospedali e per assicurare un’assistenza continuativa e capillare.

«Solo con una governance ordinaria, con investimenti strutturali e un piano di assunzioni stabile, la Calabria potrà invertire la rotta e garantire ai cittadini un’assistenza sanitaria degna di questo nome», conclude il segretario generale.













