Leonida Repaci: la vita e l’impegno di un intellettuale calabrese del Novecento

Leonida Repaci

Leonida Repaci rappresenta una figura di rilievo nel panorama culturale italiano del Novecento, distinguendosi per un eclettismo che lo ha visto operare come scrittore, giornalista, pittore e attivista politico. Originario di Palmi, la sua vicenda biografica si intreccia con i principali eventi storici del secolo, dal terremoto del 1908 alla Grande Guerra, fino alle trasformazioni del secondo dopoguerra. Il suo percorso, segnato da una profonda tensione intellettuale e da un costante legame con la terra calabrese, trova sintesi nella Casa Museo “La Pietrosa”, testimonianza fisica e culturale del suo lungo cammino umano e artistico.

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Le origini a Palmi e la formazione torinese

Leonida Repaci è indubbiamente uno dei protagonisti più poliedrici della cultura italiana del Novecento, nel suo arcobaleno di doti come scrittore, giornalista, pittore e attivista politico. La sua produzione letteraria è vastissima e spazia dal romanzo al teatro. La Pietrosa a Palmi immersa in un uliveto a picco sul mare che era la sua residenza estiva, è oggi trasformata in Casa Museo. Proprio qui affacciata sulle onde del Tirreno inizia la sua storia il 5 aprile del 1898: ultimo di dieci figli e presto orfano di padre. Dopo il terremoto del 1908 raggiunge il fratello a Torino per poter proseguire gli studi. Poco dopo con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale parte per il fronte da dove torna con una medaglia d’argento al valor militare. È il 1918 quando l’epidemia “spagnola” porta via la vita di due suoi fratelli e di una sorella. L’anno dopo conclude con successo gli studi in Legge e ottiene l’abilitazione alla professione ma è già molto più forte il suo amore per la narrativa e la poesia.

L’impegno politico e l’attività giornalistica

È anche il tempo del primo impegno politico. A Torino si iscrive al partito socialista, partecipando al “Movimento Operaio” e collaborando con “Ordine Nuovo” di Gramsci. Dopo la marcia su Roma lascia Torino per Milano. Nel 1924 collabora fin dal primo numero a “L’Unità” e per lo stesso giornale traduce “Il tallone di ferro” di London. Nell’agosto 1925, durante la festa della “Varia” a Palmi, viene ucciso un fascista con un’arma da fuoco. Repaci, i fratelli ed altri amici vengono accusati e imprigionati. Prosciolto, torna a Milano. Nel 1927 perde anche la madre ma l’esperienza del carcere lo porta a rimettere la toga per difendere a Milano un giovane anarchico.

La maturità letteraria e gli anni del secondo dopoguerra

È qui che sogna e realizza il premio letterario “Viareggio” nel 1929. Nel frattempo, conosce e sposa Albertina Antonelli. Collabora alla “Gazzetta del popolo” e a “La Stampa” per poi diventare partigiano a Roma durante la Seconda Guerra Mondiale. Nella Capitale fonda con Angiolillo “Il Tempo” che dirige per nove mesi, prima di passare alla direzione del quotidiano “L’Epoca”. Nel 1950 è membro del Consiglio mondiale della Pace e nel 1970 vince il Premio Sila. L’ultimo periodo lo vede dedito alla pittura con successo fino alla morte a Pietrasanta (Lucca) il 19 luglio 1985.

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