L’era del Covid-19: amori in crisi?

di Simone Gatto * – Definire le modalità di accompagnamento per le coppie in crisi rimane cosa non facile! A una prima lettura del fenomeno, ciò che risulta evidente è quella forma di chiusura nei confronti del coniuge, unitamente a una ostinata incapacità di arrendersi all’evidenza delle criticità interne alla coppia. Come ricorda Papa Francesco: «La storia di una famiglia è solcata da crisi di ogni genere, che sono parte della sua drammatica bellezza. Bisogna aiutare a scoprire che una crisi superata non porta a una relazione meno intensa, ma a migliorare, a sedimentare e a mutare il vino dell’unione». Riscontriamo, tuttavia, che il tempo presente, segnato da forti insufficienze di ordine sanitario, politico ed economico, ha fatto emergere, con maggiore evidenza, preoccupanti scenari che insistono sul vissuto di tante famiglie.

Le restrizioni sociali, lo smart working, la perdita del lavoro, la didattica a distanza, la convivenza forzata, sono solo alcune delle pressanti questioni che hanno portato a un profondo stato di crisi numerosi coniugi. Non si è saputo valorizzare il tempo di permanenza tra le mura domestiche, così da renderlo un momento incisivo e qualificante del rapporto di coppia. Il vissuto di molte famiglie ha rivelato la profonda lacerazione del tessuto relazionale, conseguenza di silenzi colpevoli e distanze preoccupanti. Davanti a tutto questo si rende necessario creare spazi in cui condividere cordialmente i propri sentimenti, senza temere di affermare la verità su se stessi e sulla situazione nella quale versa la realtà coniugale.

Una consapevolezza anima l’azione pastorale della Chiesa a sostegno delle coppie in difficoltà: «Per affrontare la crisi bisogna essere presenti». Davanti a questi naufragi della vita familiare, la Chiesa avverte come urgente il dovere di elaborare processi capaci di intercettare e sostenere le solitudini che albergano nel cuore degli uomini, e attraverso le sue strutture, in modo particolare gli Uffici diocesani, i Consultori di ispirazione cristiana, le Comunità parrocchiali, i gruppi e i movimenti, si mette dalla parte di questi figli, fortemente segnati dal limite e dalla fragilità, con lo stile del “buon Samaritano”.

La guida pastorale vuole rimettere al centro della vita coniugale la realtà stessa della “carità” la quale, paziente e benigna, «non gode dell’ingiustizia ma si compiace della verità». Ricorda il Papa che «alcune famiglie soccombono quando i coniugi si accusano a vicenda, ma l’esperienza mostra che con un aiuto adeguato e con l’azione di riconciliazione della grazia una grande percentuale di crisi matrimoniali si supera in maniera soddisfacente». La dimensione stessa dell’amore, perché possa aprirsi alla comprensione e al perdono, necessita proprio di processi legati all’accoglienza dell’altro, nella verità.

L’accompagnamento pastorale deve orientare verso scelte forti, quasi impopolari, di prossimità e di riconciliazione, in un clima di autentica tenerezza, perché «in queste circostanze, alcuni hanno la maturità necessaria per scegliere nuovamente l’altro come compagno di strada». Affinché si possa maggiormente intercettare le necessità di tante coppie in crisi, predisponendo per loro adeguati percorsi formativi, è veramente urgente e necessario coinvolgere un numero sempre più crescente di operatori pastorali, sensibili alle problematiche familiari e dediti a un servizio che non conceda deroghe.

Soprattutto i coniugi più esperti e formati devono disporsi ad accompagnare le coppie in difficoltà, in questo processo di cura e integrazione, ricordando come dietro ogni precipitazione si nasconda una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito e il cuore, riconoscendo che ogni crisi può realmente trasformarsi in un’opportunità per far rifiorire e divampare l’amore.

* Direttore Ufficio diocesano per la Pastorale familiare

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