Ai Overview: A Washington è in corso un dibattito su una proposta inedita nel panorama tecnologico: la creazione di un fondo pubblico basato sui proventi dell’intelligenza artificiale. L’amministrazione Trump e OpenAI stanno discutendo l’acquisizione di una quota azionaria federale nell’azienda, con l’obiettivo di ridistribuire gli utili ai cittadini statunitensi. L’iniziativa, formalizzata dal fondatore Sam Altman e discussa esponenti politici, ha generato reazioni contrastanti, sollevando interrogativi su possibili conflitti d’interesse nella regolamentazione del settore. Contestualmente, OpenAI sta ridefinendo l’architettura di ChatGPT per trasformarla in una piattaforma multifunzione integrata, introducendo al contempo nuovi sistemi di protezione dei dati come la funzione Lockdown Mode. Nel frattempo, le dinamiche di mercato evidenziano come la competizione con aziende rivali, tra cui Anthropic, si stia spostando anche sullo sviluppo di componenti hardware proprietari.
L’ipotesi di un fondo azionario federale per l’intelligenza artificiale
Può l’intelligenza artificiale diventare per gli Stati Uniti ciò che il petrolio è stato per la Norvegia? Si sta discutendo a Washington di un’idea abbastanza innovativa nel settore delle BighTech: distribuire i proventi della tecnologia a tutti i cittadini. Il governo Trump e OpenAI stanno contrattando un accordo senza precedenti: il governo federale potrebbe acquisire una quota azionaria dell’azienda, oggi valutata oltre 850 miliardi di dollari, per convogliare i profitti in un fondo pubblico a beneficio della popolazione.
Il dibattito politico e le questioni normative
L’idea è stata avanzata per la prima volta dal fondatore di OpenAI, Sam Altman, all’amministrazione Trump già nel 2025, poi lo scorso aprile l’azienda ha formalizzato la proposta in un documento programmatico intitolato “Industrial Policy for the Intelligence Age” (Politica industriale per l’era dell’intelligenza), che delinea un «Public Wealth Fund» (Fondo di ricchezza pubblica) capace di investire in asset diversificati e di lungo periodo, consentendo ai cittadini di partecipare ai guadagni generati dalla crescita dell’Ai. Il presidente Trump, parlando con i giornalisti sull’Air Force One venerdì scorso, ha confermato le trattative: «diventa quasi una partnership con il popolo americano… e sarebbe una cosa bellissima. Li renderebbe ricchi». Il senatore Bernie Sanders si è spinto molto oltre, proponendo una tassa una tantum pari al 50% del valore azionario delle maggiori aziende di Ai, ma i sostenitori del settore privato parlano invece di una quota più contenuta, tra l’1% e il 5%. David Sacks, già consigliere di Trump per l’intelligenza artificiale, ha criticato l’intera operazione, definendola un modo per accelerare la commistione tra potere pubblico e potere privato, c’è, secondo lui, un evidente rischio di conflitto d’interessi – perché il governo che possiede quote di un’azienda poi deve nello stesso tempo provvedere alla sua regolamentazione – e quindi bisogna provvedere a garanzie super partes.
L’evoluzione di ChatGPT verso una piattaforma integrata
Sul fronte dei Chatbot, OpenAI si prepara alla più grande trasformazione di ChatGPT dalla sua nascita: secondo il Financial Times, nelle prossime settimane il chatbot diventerà una “superapp” che integrerà in un’unica interfaccia tutti i propri strumenti di programmazione, la generazione di immagini, gli agenti Ai capaci di eseguire compiti al posto dell’utente e altri servizi di aziende partner come Canva e Booking.com. Al centro della riprogettazione c’è Codex, la piattaforma di programmazione assistita di OpenAI, che ha più di cinque milioni di utenti, cioè sei volte di quanti ne aveva a febbraio. La mossa di OpenAi è chiaramente strategica, serve per aumentare i ricavi dal settore industrial in vista della quotazione in Borsa prevista entro quest’anno.
Le nuove misure contro le intrusioni informatiche
Sempre sul tema della sicurezza, OpenAI ha introdotto una funzione chiamata Lockdown Mode: un’impostazione che, appena attivata, disattiva la navigazione web, la modalità agente e la ricerca approfondita, così vengono protetti i dati sensibili dagli attacchi di “prompt injection” (iniezione di comandi malevoli), cioè istruzioni nascoste in pagine web o documenti che possono indurre il chatbot a rivelare informazioni riservate.
La competizione hardware e i movimenti del personale
Infine, dalla Silicon Valley arriva notizia che Clive Chan, tra i primi ingegneri del programma di chip proprietari di OpenAI, ha lasciato l’azienda per passare ad Anthropic, la società rivale che sta iniziando a progettare i propri processori per l’Ai: un passaggio di risorse umane così specifiche tra concorrenti diretti testimonia quanto la corsa all’intelligenza artificiale si stia giocando ormai anche sul terreno dell’hardware, cioè dei componenti fisici che fanno funzionare questi sistemi.













