L’intelligenza artificiale entra nel conto in banca (e nel cuore)

Intelligenza artificiale medicina

L’intelligenza artificiale continua a integrarsi in diversi ambiti della vita quotidiana e dell’economia, con applicazioni che spaziano dalla gestione patrimoniale alla diagnostica medica avanzata. Da un lato, le recenti innovazioni tecnologiche permettono l’analisi dei dati finanziari personali attraverso l’uso del linguaggio naturale, semplificando la consultazione di conti e polizze; dall’altro, le grandi aziende del settore tecnologico confermano ingenti piani di spesa per sostenere e ampliare l’infrastruttura alla base di questi sistemi. Nel frattempo, in ambito clinico, studi accademici condotti nel Regno Unito illustrano come nuovi algoritmi predittivi possano esaminare gli esami diagnostici di routine per individuare alterazioni cardiache con anni di anticipo rispetto all’insorgenza della malattia, fornendo nuovi strumenti ai medici e ai sistemi sanitari.

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Le nuove applicazioni per la gestione delle finanze personali

Viviamo un tempo in cui per tenere d’occhio le proprie finanze servono tre o quattro applicazioni diverse, ciascuna con la sua password e una propria dashboard da decifrare. Quel tempo potrebbe essere agli sgoccioli. Perplexity, il motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale che nell’ultimo anno ha cercato di insidiare il dominio di Google, ha annunciato una svolta: grazie all’integrazione con la piattaforma finanziaria Plaid, il suo agente “Computer” — lanciato alla fine di febbraio — può ora collegarsi direttamente a conti correnti, carte di credito, polizze assicurative, fondi pensione ed eventuali prestiti degli utenti, trasformandosi in un vero e proprio consulente finanziario digitale. Attraverso la rete di Plaid, che connette oltre dodicimila istituti bancari, l’utente può chiedere in linguaggio naturale di analizzare le proprie spese, costruire un piano per ripagare i debiti o calcolare il patrimonio netto complessivo. Il tutto in modalità di sola lettura: i dati finanziari, assicura l’azienda, non vengono conservati sui server di Perplexity. Il servizio è al momento disponibile negli Stati Uniti e in Canada e segna un cambio di rotta per la startup californiana, che si propone come alternativa alle app di gestione del denaro. I ricavi annualizzati dell’azienda hanno superato i 450 milioni di dollari a marzo, con un balzo del cinquanta per cento in un solo mese.

Gli investimenti in infrastrutture digitali

Continuiamo a parlare di investimenti, ma soffermiamoci adesso su quelli del settore Ai. Il capo di Amazon Andy Jassy ha affidato alla tradizionale lettera annuale agli azionisti la spiegazione della maxi-spesa prevista per il 2026: circa duecento miliardi di dollari in infrastrutture, in larga parte destinati all’intelligenza artificiale. Per la prima volta Amazon ha svelato i numeri del suo business AI: il ramo cloud AWS ha raggiunto un fatturato annualizzato di quindici miliardi di dollari nel settore dell’intelligenza artificiale, una cifra mai comunicata prima, mentre i chip proprietari — Trainium, Graviton e Nitro — hanno toccato i venti miliardi di ricavi annui. Jassy ha scritto: «Non stiamo investendo circa 200 miliardi di dollari basandoci su un’intuizione». Il messaggio agli investitori, preoccupati dopo il crollo del titolo seguito all’annuncio della spesa monstre, punta a far capire che la domanda esiste già, con impegni da parte dei clienti che coprono una porzione consistente dell’investimento, tra cui un contratto da oltre cento miliardi con OpenAI. Due clienti, rimasti anonimi, avrebbero chiesto di acquistare l’intera fornitura di chip Graviton per il 2026, e Amazon ha rifiutato per tutelare gli altri acquirenti.

Il sistema predittivo per lo scompenso cardiaco

Ma la notizia del weekend che forse vale di più (almeno per chi ha a cuore la vita delle persone), arriva da Oxford. Un gruppo di ricercatori dell’università britannica, guidato dal professor Charalambos Antoniades, ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale capace di prevedere lo scompenso cardiaco con cinque anni di anticipo, analizzando le TAC cardiache di routine. Lo strumento individua alterazioni nel grasso che circonda il cuore — invisibili all’occhio umano — che segnalano un’infiammazione del muscolo cardiaco. Lo studio, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, ha coinvolto oltre settantaduemila pazienti di nove ospedali del servizio sanitario britannico e ha raggiunto un’accuratezza dell’86%. I pazienti nel gruppo a rischio più elevato avevano una probabilità venti volte maggiore di sviluppare la malattia rispetto a quelli classificati come sicuri. Il team sta già lavorando con le autorità regolatorie per introdurre lo strumento negli ospedali del National Health Service (il servizio sanitario nazionale britannico) e punta a estenderlo a tutte le TAC toraciche entro pochi mesi. Parliamo di un settore in cui la diagnosi arriva quasi sempre troppo tardi, quando il danno al muscolo cardiaco è già fatto…quindi la possibilità di anticipare di anni l’intervento medico potrebbe cambiare la sorte di milioni di malati. Non è poco.

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