Ai Overview: A quasi un secolo dalla sua fondazione a Madrid per opera di Josemaría Escrivá de Balaguer, l’Opus Dei si prepara a celebrare il proprio centenario affrontando un periodo di transizione interna. Mentre proseguono quotidianamente le consuete attività di formazione e assistenza spirituale rivolte ai fedeli e ai laici, resta infatti aperta la questione del nuovo assetto giuridico dell’Opera. A seguito del motu proprio “Ad charisma tuendum” promulgato da papa Francesco nel 2022, è attualmente in corso un processo di revisione degli statuti della prelatura, ora al vaglio del Vaticano. L’esito di questo iter definirà in maniera concreta la futura organizzazione e la fisionomia dell’istituzione in vista delle celebrazioni previste tra il 2028 e il 2030.
Le origini dell’Opus Dei a Madrid
Il 2 ottobre 1928, festa degli Angeli Custodi, Josemaría Escrivá de Balaguer era un sacerdote aragonese di 26 anni e partecipava agli esercizi spirituali a Madrid, nella casa dei Missionari di San Vincenzo de’ Paoli, in via García de Paredes. Dopo la Messa, mentre dalla vicina chiesa di Santa Maria degli Angeli giungeva il suono delle campane, gli appunti raccolti negli anni gli apparvero per la prima volta come parti di un unico disegno: la santità alla portata di tutti, nel lavoro e nella vita quotidiana.
L’arrivo in Italia e l’orizzonte del centenario
Inizia così il cammino che lo ha portato a fondare l’Opus Dei che compie 98 anni. In Italia è arrivata ottant’anni fa quando il presbitero spagnolo sbarcò a Genova nella notte fra il 22 e il 23 giugno 1946 e da lì raggiunse Roma attraverso l’Aurelia. L’Opera, tuttavia, è già proiettata verso il centenario, che sarà celebrato dal 2 ottobre 2028 al 14 febbraio 2030, così da comprendere anche i cento anni dall’inizio del lavoro apostolico con le donne: in una lettera del 25 settembre, monsignor Fernando Ocáriz, prelato dell’Opus Dei, a seguito della nomina da parte di papa Francesco, ha invitato i fedeli ad affidarsi all’intercessione del fondatore in quest’ultimo tratto verso i cento anni.
La revisione degli statuti voluta da papa Francesco
Sul futuro dell’Opus Dei, però, la questione giuridica resta ancora aperta, anche a seguito del motu proprio “Ad charisma tuendum,” con cui nel 2022 papa Francesco ha affidato la prelatura al Dicastero per il Clero e ha stabilito che il prelato non riceva più l’ordinazione episcopale. Da allora è iniziata la revisione degli statuti, consegnata in Vaticano l’11 giugno 2025, e Leone XIV, dopo aver ricevuto Ocáriz e il vicario ausiliare Mariano Fazio il 16 febbraio, ha chiarito che il processo di adeguamento degli statuti «è ancora in fase di studio». Resta quindi da capire che cosa cambierà, concretamente, per i laici dell’Opera. Al momento non c’è una risposta.
Le attività quotidiane e l’impegno per i laici
Ma di cosa si occupa l’Opus Dei ogni giorno? La prima missione è quella di dare «ai suoi membri, e a tutte le persone che lo desiderano, gli aiuti spirituali necessari per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo»: vuol dire un circolo di formazione alla settimana, un ritiro al mese, uno più lungo una volta l’anno e l’accompagnamento spirituale. Accanto a queste, vi sono, poi, le attività aperte anche a chi non ne fa parte, che si tengono non soltanto nei centri e nelle parrocchie ma anche semplicemente a casa di qualcuno, nonché le opere avviate dai fedeli insieme ad enti e istituti, alle quali la prelatura garantisce la formazione e l’orientamento cristiano e che riguardano principalmente la famiglia e il lavoro.
L’attesa per il nuovo assetto giuridico
A novantotto anni da quella mattina madrilena, l’Opera si avvicina dunque all’anniversario con una questione ancora aperta in Vaticano, quella del nuovo assetto giuridico. Dal modo in cui verrà definita dipenderà, almeno in parte, il volto con cui l’Opus Dei arriverà al suo centenario.













