Il 28 aprile, in concomitanza con la Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, si rinnova l’attenzione sulle vittime dell’amianto, una piaga che continua a segnare il territorio nonostante i divieti normativi introdotti decenni fa. A Reggio Calabria, il monitoraggio costante e l’assistenza alle famiglie colpite sono affidati all’Osservatorio Nazionale Amianto, che opera per colmare il vuoto informativo e sostenere i cittadini in un percorso complesso, segnato da burocrazia, costi di smaltimento e una difficile quantificazione reale del fenomeno.
L’eredità dell’amianto e la sfida della bonifica
Il 28 aprile di ogni anno ricorre la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto in concomitanza con la Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Istituita nel 2005, ha come obiettivo quello di ricordare le vittime di malattie asbesto-correlate, sensibilizzare sui rischi e promuovere la bonifica definitiva del minerale, responsabile di migliaia di morti. Sebbene l’amianto sia stato infatti vietato in Italia con la legge n. 257 del 1992, la “strage silenziosa” continua a causa del lungo periodo di latenza delle malattie (come il mesotelioma) e dei siti ancora da bonificare. Va detto che la Regione Calabria, attraverso il Piano Regionale Amianto Calabria (PRAC), prevede anche dei contributi per la rimozione di questo materiale, condizionati al censimento dei manufatti. Pur tuttavia nonostante gli sforzi la situazione tarda a sanarsi completamente una volta per tutte.
Il monitoraggio dell’Osservatorio e il rapporto con i cittadini
A Reggio Calabria esiste uno sportello dell’Osservatorio Nazionale Amianto aperto poco più di un anno fa e affidato a Massimo Alampi delegato per la regione con cui abbiamo fatto il punto della situazione. «L’obiettivo principale lo abbiamo raggiunto» spiega, «si nota una maggiore sensibilità da parte dei cittadini e molte persone si sono avvicinate all’Osservatorio anche per dare una mano». Qualcosa è anche cambiato nell’approccio al problema con l’apertura dello sportello, «prima le persone che si rivolgevano a me erano familiari di vittime» mentre adesso «ci sono anche molte più segnalazioni» legate all’impegno in termini di divulgazione e conoscenza.
Le difficoltà statistiche e i costi dello smaltimento
Ma, spiega, manca il supporto delle amministrazioni competenti. A proposito dei dati calabresi, Alampi spiega che per quanto riguarda i decessi collegati all’amianto e quindi di «mesotelioma pleurico, sono sottostimati» perché sono molti quelli che vanno a curarsi fuori regione e poi per ritardi o mancata comunicazione i numeri calabresi sono più bassi del reale nel registro nazionale dedicato. Intanto l’amianto è ancora presente sul territorio. Ad Alampi abbiamo chiesto cosa deve fare un cittadino che vorrebbe magari smaltire una vecchia canaletta o copertura. La strada è quella di rivolgersi alle ditte specializzate che però hanno comunque dei costi che sono completamente a carico del singolo. Da qui appunto l’appello ad un intervento concreto degli enti competenti ma allo stesso tempo, dice, questo ovviamente non può essere un incentivo a lasciare l’amianto lì dov’è. Perché come ricorda ancora Alampi «il materiale è pericoloso sempre finché non viene smaltito. L’unica fibra di amianto che non fa male è quella che non si respira e tutto quello che viene trovato in giro lo sta rilasciando al di là del bello e del cattivo tempo. Senza scendere nei numeri il dato certo è che i malati di mesotelioma pleurico per esposizione ambientale quindi non professionale, cioè di chi magari ha magari lavorato nelle fabbriche, è in forte aumento».
I limiti dell’associazionismo nel supporto alle vittime
Per questo è forte l’impegno di sensibilizzazione sul territorio. «Per noi è un lavoro continuo ma voglio ricordare che noi siamo sempre un’associazione e quindi non essendo ente pubblico abbiamo dei limiti. Per fortuna dalla nostra parte abbiamo il nostro presidente nazionale, l’avvocato Bonanni che da vent’anni si impegna in una maniera incredibile per tutelare le vittime, i familiari e i cittadini».













