L’uso strumentale dell’immagine della Madre di Polsi è sacrilegio

Il duro intervento del vescovo di Locri, Francesco Oliva, dopo i fatti di Rosarno
Pubblichiamo di seguito una nota diffusa dall’ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Locri

Senza entrare nel merito, perché non è possibile esprimere un giudizio corretto sui fatti accaduti a Rosarno, dato che non abbiamo piena contezza di cosa sia successo e in attesa che si faccia luce, è bene precisare alcuni aspetti relativi alla devozione popolare e all’uso delle immagini sacre.

La fede cristiana non è venerazione né adorazione delle immagini. La vera devozione è quella che orienta alla fede in Dio e a seguire la testimonianza dei santi in esse rappresentati.

Avere fede nella Madonna e nei Santi non consiste nel portare con sé delle immagini sacre, ma nel seguire Gesù e amare Dio ed i fratelli. Non basta portare un santino addosso o avere con sé delle immaginette sacre per assicurarsi la protezione di Dio e dei santi.
La vera religione non sta nell’essere devoti alle immaginette e ai diversi simboli religiosi, ma è la fede del cuore che ama Dio e rispetta il prossimo ed il creato, non cova odio, rancore e violenza, né tanto meno è arroganza e prepotenza. Senza una vera adesione a Dio, senza l’osservanza dei suoi comandamenti e senza avere amore per il prossimo non c’è vera devozione e religione. Ciò che rende autentica la devozione alla Madonna e ai Santi è una vita di fede in Dio, che si manifesta nel rispetto per gli altri, nella carità e nella cura per il creato.

Purtroppo esiste una falsa devozione verso le immagini sacre. L’immagine sacra richiama una realtà spirituale, ma non si identifica con essa. L’uso di un’immagine sacra per finalità che non siano spirituali è un sacrilegio. E’ un uso strumentale che sa di profanazione e pertanto non è rispettoso della fede genuina e della pietà popolare. E’ superstizione e risente di paganesimo. 
Sia ben chiaro chi fa del male o uccide o commette qualunque altro crimine non ripara il male commesso con il ricorrere al luogo sacro o ad un’immagine sacra, se non c’è una vera conversione interiore che si esprime nel cambiamento della vita e nel riparare il male commesso. 

La Madonna di Polsi e il suo Santuario, come più volte ha ribadito il nostro vescovo Francesco Oliva, non vuole avere nulla a che vedere con le organizzazioni mafiose e ’ndranghetiste: chi aderisce alla ‘ndrangheta e ad ogni forma di criminalità organizzata è scomunicato, cioè fuori dalla comunione con Dio e con la Chiesa.
Lo ribadiamo ancora una volta, il santuario è contro la ‘ndrangheta e porta avanti iniziative formative atte a farne comprendere la negatività ed il male che essa compie alla nostra gente. Questa scelta di ripudio della ‘ndrangheta e di lotta contro di essa è irrevocabile. Ma il santuario ha sempre le porte aperte ad accogliere ogni peccatore che pentito intende convertirsi e cambiare vita, perché la Chiesa vive ed annuncia il vangelo della misericordia e del perdono.

Lo ripetiamo: ogni uso strumentale dell’immagine sacra della Madonna della Montagna di Polsi è sacrilegio ed offende la dignità del Santuario e soprattutto dei tanti fedeli che vi si recano mossi da una fede genuina e vera. Il santuario di Polsi ha pagato un alto tributo di sangue all’arroganza mafiosa. L’assassinio di don Giuseppe Giovinazzo è solo uno degli atti di violenza subiti dai sacerdoti che operano in questo difficile territorio. La sua memoria è un dovere dei cristiani e, in particolare, della chiesa di Locri-Gerace. 

Occorre prendere atto che si è sviluppata una cultura mafiosa che va combattuta in ogni modo. E’ una battaglia culturale da portare avanti a tutti i livelli. Arrestato un mafioso ne viene fuori un altro. 
La chiesa a livello formativo combatte questa cultura che fa dell’arroganza, della prepotenza, dell’omertà e delle complicità il suo forte. Nell’agire del mafioso, sopra di tutto, c’è sempre la ricerca degli affari, dei soldi e del guadagno. Non c’è ancora una diffusa consapevolezza del male che è e che fa la mafia. Esistono frange di rispetto per il boss e il capobastone. E’ questo ‘rispetto complice’ che va scardinato. 
Quanto accaduto a Rosarno e quanto succede ogni volta che vengono usati impropriamente i simboli della religiosità e della pietà popolare, non può e non deve in alcun modo disorientare i veri credenti che si appoggiano ad una fede forte e vera.

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