Ai Overview: L’articolo ripercorre la vicenda biografica e storica di Matteo Ricci, missionario gesuita originario di Macerata vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Trasferitosi in Cina nel 1583, Ricci si distinse per il suo approccio basato sull’integrazione culturale e sullo scambio scientifico. Attraverso lo studio approfondito della lingua locale, dei classici confuciani e l’introduzione di conoscenze matematiche, astronomiche e cartografiche di origine europea alla corte Ming, divenne una figura di riferimento per la società asiatica del tempo. Il testo si sofferma in particolare sul riconoscimento postumo concessogli in territorio cinese, sull’attualità del suo metodo di mediazione tra Oriente e Occidente e sulle recenti iniziative di riqualificazione urbana e commemorativa promosse dalla sua città natale.
L’importanza storica e il riconoscimento a Pechino
Oggi, 6 ottobre, ricorre l’anniversario della nascita di Matteo Ricci, nato a Macerata nel 1552. Missionario gesuita, ma anche geografo, matematico, astronomo e uomo di cultura, Ricci è una delle pochissime figure straniere entrate nella memoria della storia cinese al punto da essere rappresentate accanto ai grandi protagonisti della civiltà del Paese.
A Pechino, nel China Millennium Monument, l’imponente edificio dedicato alla storia della Cina, il grande rilievo in marmo che racconta i momenti e le figure più significative della civiltà cinese raffigura soltanto due stranieri, entrambi italiani: Marco Polo alla corte di Kublai Khan e Matteo Ricci, vestito come un mandarino confuciano e con lo sguardo rivolto verso il cielo. L’iscrizione lo indica come una delle persone che hanno contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo della civiltà cinese. È un riconoscimento che aiuta a comprendere la portata della sua esperienza. Ricci non arrivò in Cina soltanto per portare il cristianesimo. Portò con sé conoscenze scientifiche, strumenti, matematica, astronomia, cartografia e un modo diverso di intendere l’incontro tra culture. E, nello stesso tempo, riportò in Europa una conoscenza molto più profonda della Cina, della sua filosofia e della sua società.
Dalle Marche all’Asia: studi e ordinazione sacerdotale
La storia che porta Matteo Ricci fino a quel rilievo comincia in una famiglia colta e benestante. Studiò matematica, filosofia, astronomia e teologia, discipline che sarebbero diventate gli strumenti attraverso i quali riuscì a entrare in relazione con una delle civiltà più complesse del suo tempo.
Il padre lo aveva indirizzato verso gli studi giuridici a Roma, ma quella che sembrava una strada già tracciata cambiò presto direzione. Ricci entrò nella Compagnia di Gesù e nel 1578 partì per l’Asia, passando per Lisbona e l’India, dove venne ordinato sacerdote. Nel 1583 arrivò in Cina, il Paese nel quale avrebbe trascorso il resto della sua vita.
L’incontro con il confucianesimo e la corte imperiale Ming
Ricci comprese molto presto che per poter parlare alla società cinese era necessario, prima di tutto, conoscerla. Studiò la lingua, approfondì i classici confuciani, imparò usi e rituali e arrivò ad adottare gli abiti dei letterati e dei mandarini. Non rinunciò alla propria identità religiosa, ma cercò un linguaggio che potesse essere compreso all’interno della cultura nella quale si trovava a vivere.
Costruì il proprio rapporto con la Cina attraverso la conoscenza e il confronto, diventando progressivamente una figura riconosciuta negli ambienti intellettuali e, infine, alla corte imperiale. La sua preparazione scientifica ebbe un ruolo decisivo. Fu proprio la conoscenza della matematica, dell’astronomia e della cartografia a permettergli di entrare in relazione con gli ambienti della corte Ming. Nel 1601 arrivò a Pechino e riuscì a conquistare l’attenzione dell’imperatore attraverso gli strumenti e le conoscenze scientifiche che aveva portato dall’Europa. Tra questi c’erano orologi meccanici, strumenti astronomici e mappe. Ricci insegnò matematica e astronomia agli studiosi cinesi e lavorò alla diffusione di conoscenze occidentali, mentre contemporaneamente cercava di comprendere e far conoscere in Europa il pensiero cinese.
Scienza e mediazione culturale: la mappa del mondo
La sua celebre carta geografica del mondo, il Kunyu Wanguo Quantu, è forse il simbolo più evidente di questo doppio movimento. Non più un mondo osservato soltanto dal centro europeo, ma una geografia ripensata attraverso il confronto con l’altro. Mentre portava in Cina conoscenze scientifiche europee, contribuiva a far conoscere in Occidente una civiltà che in Europa era ancora in gran parte osservata attraverso racconti indiretti e spesso filtrati da una prospettiva occidentale.
Alla sua morte, avvenuta a Pechino nel 1610, la Cina gli riconobbe un privilegio straordinario: Matteo Ricci fu sepolto sul suolo cinese, in un’area destinata alle personalità straniere che avevano acquisito particolare prestigio. Era il riconoscimento della considerazione conquistata durante quasi trent’anni di permanenza nel Paese.
L’eredità contemporanea e i luoghi della memoria a Macerata
La sua figura continua a essere richiamata anche nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra Oriente e Occidente. Nell’aprile scorso, intervenendo alla Tsinghua University, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha citato proprio Matteo Ricci per riflettere sulla necessità di non guardare il mondo attraverso una sola prospettiva. Il riferimento era alla capacità del gesuita di modificare progressivamente il proprio sguardo attraverso l’incontro con la cultura cinese.
Non è un caso che proprio Macerata continui a legare la propria identità alla figura del gesuita. Il 17 maggio 2025 è stato inaugurato nel cuore della città il largo Li Madou – Padre Matteo Ricci, uno spazio nato attraverso un intervento di rigenerazione urbana finanziato con fondi PNRR. Al centro della piazza è stato collocato un gruppo scultoreo in bronzo dell’artista cinese Yang Dongbai che raffigura Ricci insieme al letterato Xu Guangqi, uno dei suoi più importanti interlocutori in Cina.
All’inaugurazione hanno partecipato anche delegazioni provenienti da Shanghai e Pechino, insieme alla Fondazione Internazionale Padre Matteo Ricci e all’Università di Macerata. In quella stessa occasione è stata annunciata l’apertura della sede italiana del World Sinology Center.
Macerata conserva ancora oggi molte tracce della sua memoria: dalla casa natale alla Biblioteca Mozzi Borgetti, dove la «Specola dei mondi d’Oriente» racconta la sua esperienza umana e intellettuale, fino ai Musei civici di Palazzo Buonaccorsi.













