Avvenire di Calabria

Fondamentale l'apporto delle forze dell'ordine nelle attività legate all'accoglienza

Migranti, 3 sbarchi in due giorni a Roccella Ionica

di Redazione web

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Tre sbarchi di migranti in soli due giorni a Roccella Ionica. Due, invece, le persone arrestate accusate di essere scafisti. È il bilancio dell'attività di soccorso e accoglienza che ha visto impegnate, in sinergia, le forze dell'ordine della Locride. Fondamentale l'apporto del personale della Polizia di Stato del Commissariato di Siderno, già a partire dal primo sbarco, quello del 29 agosto. Circa 300 i migranti, di diverse nazionalità, soccorsi complessivamente, tutti a viaggiare a bordo di barconi ormai alla deriva.


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Le operazioni di accoglienza a terra dei migranti, si sono svolte al Porto delle Grazie di Roccella Ionica. Proprio al porto sono stati sottoposti a tampone molecolare per accertare l'eventuale contagio da Covid-19. Tutte le persone soccorse presentavano, tuttavia, buone condizioni di salute.

Gli agenti del Commissariato di Siderno hanno provveduto a disciplinare le attività collegate alla vigilanza dei migranti. Prima del trasferimento presso alcune strutture individuate dal Comune di Roccella, nel rispetto dei protocolli di sicurezza contro il virus. Donne e bambini, in particolare, hanno ricevuto maggiori attenzioni.

Migranti soccorsi in mare, due arresti

Le manette sono scattate al termine degli accertamenti svolti dagli investigatori della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Commissariati di Siderno, in collaborazione con la sezione operativa navale della Guardia di Finanza. Due le le persone arrestate, identificate tra i migranti soccorsi. Si tratta di due soggetti di nazionalità ucraina.


PER APPROFONDIRE: Afghanistan, parrocchie e diocesi in campo per l’accoglienza


Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Locri, sarebbero i responsabili del trasporto e ingresso illegittimo in Italia di un gruppo di 80 migranti soccorsi il 31 agosto. Sottoposti a fermo, si trovano adesso rinchiusi nella casa circondariale reggina di Arghillà.

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