Avvenire di Calabria

In occasione del trentesimo anniversario del pio transito, la Chiesa reggina ha voluto ricordare il Venerabile Servo di Dio

Monsignor Ferro, Morrone: «È il santo della semplicità»

Il vescovo Fortunato: «Il ricordo non è solo ricordo, ma memoria. È condividere, attraverso questa Eucarestia, e accogliere quella che è stata la sua presenza, ancora viva tra di noi»

di Francesco Chindemi

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Segno della presenza del Signore, padre che, attraverso la sua preghiera, illumina ancora il cammino della Chiesa reggina – bovese: è una presenza ancora viva, il vescovo Giovanni Ferro, nonostante siano trascorsi trent’anni dal suo ritorno in cielo.

La comunità diocesana, nell’anniversario del pio transito, ha voluto ricordare il venerabile Servo di Dio, con riconoscente memoria ed amore, in occasione della concelebrazione eucaristica, con il clero, i religiosi e il popolo Santo di Dio, presieduta mercoledì 11 maggio in Cattedrale, dall’arcivescovo metropolita, monsignor Fortunato Morrone.

Il vescovo Ferro, Morrone: «La sua testimonianza è ancora viva»

Nell’introdurre la liturgia, il vescovo Morrone si è soffermato sulla figura e sulla santità di monsignor Ferro, «un pastore, un uomo che ha lasciato una traccia indelebile e profonda nella nostra Chiesa. La sua testimonianza - ha detto ancora il presule - è una benedizione che continua ancora e tocca ciascuno di noi, e non solo per chi ha avuto la grazia e la gioia di incontrarlo e da lui essere educato alla fede».


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Il ricordo, ha aggiunto Morrone, «non è solo ricordo, ma memoria. È condividere, attraverso questa Eucarestia, e accogliere quella che è stata la sua presenza, ancora viva tra di noi».

Nella sua omelia, l’arcivescovo, parlando ancora di monsignor Ferro lo ha definito «segno della presenza del Signore». «La sua vita può essere descritta con una sola parola: “semplicità”. Un termine che mi ritorna in mente, perché Dio è semplice». In questo sta la santità dell’indimenticato pastore della Chiesa reggina, ha sottolineato Morrone, secondo il quale «non è necessario aspettare il miracolo per dichiarare santo monsignor Ferro. Già la sua vita lo ha reso tale e la sua semplicità ci indica la strada per seguire il Signore».

Il testamento spirituale del vescovo Ferro

Tra i presenti in Duomo, molti hanno avuto la grazia di conoscere in vita il vescovo Ferro. Il ricordo, durante l’omelia, di monsignor Giovanni Latella, vicepostulatore della causa di beatificazione del vescovo Ferro, ha ripercorso i 27 lunghi anni di episcopato durante i quali il Servo di Dio «ha battuto le nostre strade, entrando nei luoghi della sofferenza, della solitudine e dell’abbandono morale e sociale: ovunque profeta di Dio che parlò, soffrì e comprese il cuore del suo popolo che ha catechizzato con passione pastorale».


PER APPROFONDIRE: Il lascito d’amore di monsignor Giovanni Ferro


Il suo lascito spirituale, ha aggiunto monsignor Latella, è ancora attuale e «continua a consolidare la nostra comunione con il carisma di santità che traspariva nella sua persona. Ci resta ancora da saldare il debito dovuto: attuare coerentemente quello che ci ha insegnato e testimoniato».

Il ricordo di monsignor Santo Marcianò

Al termine della celebrazione, il vicario generale, monsignor Pasqualino Catanese, ha letto il messaggio di monsignor Santo Marcianò. Messaggio nel quale nell’unirsi alla liturgia con cui la Chiesa reggina ha voluto ricordare il vescovo Ferro, l’Ordinario militare per l’Italia ha ringraziato il Signore «per la testimonianza di Ferro che ha accompagnato i miei primi passi di seminarista e sacerdote e illumina ancora il mio episcopato. La sua preghiera – ha aggiunto Marcianò – illumina ancora oggi la nostra diocesi e tutta la terra di Calabria».

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