Era il 9 luglio 1961 ed a celebrare fu l’arcivescovo, Venerabile Servo di Dio, monsignor Giovanni Ferro
Non è facile raccontare il lungo cammino presbiteriale di Mons. Giovanni Latella. Lo scorso mercoledì 9 luglio, in una partecipatissima concelebrazione eucaristica, nella piccola Chiesa della Madonna di Monserrato, della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù al rione ferrovieri, ha festeggiato i suoi 64 anni di missione sacerdotale. Lo ha affiancato nella celebrazione, don Umberto Lauro che nei prossimi giorni festeggerà anche il suo anniversario di ordinazione sacerdotale.
Una vita vissuta intensamente, quella di mons. Latella, “insieme a mons. Umberto Lauro, che mi è stato compagno, ma non di merende” – ha scherzato – ringraziandolo per il cammino fatto insieme. Sul presbiterio, ad assistere i due sacerdoti, i diaconi Giuseppe Rotilio e Gianni Neri e Clemente Bellocco, da 42 anni accanto a Don Latella, amici fin dal lontano dal 1982 e oggi suo assistente personale.
Era il 9 luglio 1961, quando l’arcivescovo, Venerabile Servo di Dio, monsignor Giovanni Ferro, celebrava l’ordinazione sacerdotale di Don Umberto Giovanni Latella. “Scelto tra gli uomini per il servizio ai fratelli” ha commentato l’amico di sempre Clemente. “Una vita spesa per il Signore e per la Chiesa, senza sconti – ha proseguito – Grazie Padre per tutto il bene che in questi anni hai fatto per la comunità Reggina-Bovese ed in molte Diocesi Calabresi ed Italiane. Ti ricompensi il Signore e ti conservi per compiere con rinnovato fervore il tuo servizio che accompagniamo e seguiamo con moltiplicata gratitudine e preghiera”. Parole sincere, sottolineate dal caloroso applauso dei tanti amici e fedeli accorsi a gremire la chiesetta di Monserrato.
Dopo la lettura della consueta preghiera-appello per la beatificazione dell’Arcivescovo Mons. Giovanni Ferro, di cui don Gianni fu per 27 anni Vicario generale, e che lo stesso chiede sia letta in ogni celebrazione, prima della benedizione finale, Mons. Latella ha rievocato ricordi e aneddoti della sua lunga vita di sacerdote. A cominciare dall’avventura vissuta accanto a Mons. Ferro, che visitando una chiesa di periferia, chiusa per l’assenza del parroco, in viaggio fuori dall’Italia, trovò il tabernacolo dove erano custodite le ostie consacrate, senza luce.
“Era per lui una cosa inconcepibile. Non riusciva a darsi pace nel vedere il Santissimo, lì abbandonato. Restò in adorazione per tutta la notte, fino a quando – ha raccontato don Gianni – non trovammo la chiave del Tabernacolo. Mons. Ferro lo aprì senza esitare, prese la pisside, se la pose sul petto ed andammo via. Ecco, ho fatto il mio servizio con semplicità e con coerenza. Che il Signore mi usi Misericordia – ha detto citando una omelia, letta al mattino, di Mons. Giuseppe Agostino – Aveva come titolo Misericordia Tua. Ho scelto di rinnovare questa proposta”.
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La sua vicinanza a Mons. Giovanni Ferro. “È stato per me un grande miracolo. Era un uomo votato alla povertà. Mi richiamò bonariamente, un giorno, perché avevo sostituito con una nuova, la catenella rotta dello scarico del bagno. ‘Hai speso troppo’, mi disse. Ho imparato molto da lui – ha detto, aggiungendo un solo cruccio – Non sempre siamo stati attenti ai segni dei tempi, come diceva Sant’Agostino. E qualche volta siamo stati un po’ sonnacchiosi. Noi reggini siamo malati di una cosa – ha concluso – una bella caratteristica. Sappiamo iniziare, ma non seguiamo e non concludiamo nulla”.











