Avvenire di Calabria

«Un disastro ambientale», il commento del Procuratore antimafia di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri

Rifiuti interrati nella Piana di Gioia Tauro: lo sciacallaggio economico della ‘ndrangheta

Tra le fila dei presunti affiliati alla cosca Piromalli anche tecnici che hanno alterato i risultati dei rilievi nel sottosuolo

di Redazione Web

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Rifiuti interrati nella Piana di Gioia Tauro: lo sciacallaggio economico della 'ndrangheta. «Un disastro ambientale», il commento del Procuratore antimafia di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri. Tra le fila dei presunti affiliati anche tecnici che hanno alterato i risultati dei rilievi nel sottosuolo

Il business della 'ndrangheta sui rifiuti

L'inchiesta coordinata dal procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, dall'aggiunto Gaetano Paci, e dai sostituti Gianluca Gelso, Paola D'Ambrosio e Giorgio Panucci avrebbe ricostruito come  gli autocarri aziendali partissero dalla sede di una società' con il cassone carico di rifiuti speciali, spesso riconducibili a "Car Fluff" (rifiuto di scarto proveniente dal processo di demolizione delle autovetture).

Giungendo poi in terreni agricoli posti a pochi metri di distanza, interrando enormi quantità di rifiuti, anche a profondita' significative. Tutto nella zona vicina allo stabilimento. Quindi, nell'area della Piana di Gioia Tauro. Gli accertamenti eseguiti hanno portato alla scoperta anche dell'interramento di altri materiali, quali fanghi provenienti presumibilmente dall'industria meccanica pesante e siderurgica. 

La cosca avrebbe avuto poi a propria disposizione una serie di tecnici che, invece, avrebbe alterato i risultati inquietanti sui dati d'inquinamento. Con il concreto ed attuale pericolo che le sostanze inquinanti possano infiltrarsi ancor più nel sottosuolo determinando la contaminazione anche della falda acquifera sottostante.


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Le parole di Bombardieri

«Sgominato il business dei rifiuti, un disastro ambientale che dovevamo assolutamente fermare». Così il Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri commenta l’inchiesta “Mala pigna”. Coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, l'indagine ha fatto luce su un traffico di rifiuti gestito dalla cosca Piromalli e ha portato all’esecuzione di 29 arresti, tra cui esponenti apicali della ‘ndrangheta. Sequestrate anche cinque aziende di trattamento rifiuti tra Calabria e Emilia Romagna.

Il Procuratore della Repubblica calca la voce quando parla dello «smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi, attraverso l’attività di interramento nel suolo». Bombardieri non usa mezzi termini: «Un vero disastro ambientale, che ha inquinato una vasta area vicino l’azienda dei Delfino».

Siamo nel cuore della Piana di Gioia Tauro dove emerge «la statura criminale di Delfino Rocco, referente della cosca Piromalli, pronto a tutto».


PER APPROFONDIRE: Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia: le tappe


La posizione di Pittelli

Ancora guai giudiziari per l’ex parlamentare Giancarlo Pittelli. Il noto penalista, figura centrale del maxi-processo “Rinascita-Scott”, questa volta è finito sotto la lente degli inquirenti della Dda di Reggio Calabria. Nel mirino dei magistrati dell’antimafia i suoi rapporti con la potentissima cosca dei Piromalli di Gioia Tauro.

L’indagine si chiama “Mala pigna” e riguarda il business di rifiuti in diverse parti d’Italia con la benedizione della ‘ndrangheta. Le accuse a carico di Pittelli sono quelli di essere “l’ambasciatore” del clan Piromalli per le comunicazioni da dentro a fuori il carcere dove erano detenuti i maggiorenti della ‘ndrina reggina, cioè Giuseppe, alias “facciazza”, e Antonio Piromalli.

Inoltre, Pittelli si sarebbe adoperato per favorire Rocco Delfino, soggetto attorno a cui ruota l’indagine “Mala pigna”, e attivo da decenni nel settore della gestione dei rifiuti che - nonostante le sue acclarate amicizie coi Piromalli - continuava ad operare indisturbato al servizio della Pubblica Amministrazione.

Un sistema di “scatole cinesi” e white list che sarebbe stato orchestrato anche grazie al supporto dell’ex senatore di Forza Italia, Giancarlo Pittelli destinatario di una misura cautelare in carcere assieme ad altri otto presunti affiliati ai Piromalli.

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