Novità dal mondo Ai, Google presenta Argon: nuove capacità, accesso limitato per sicurezza

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Ai Overview: L’introduzione del nuovo modello di intelligenza artificiale Gemini 4 Argon di Google solleva interrogativi complessi legati alla sicurezza informatica, in particolare riguardo alla protezione dei dati sanitari e ospedalieri. Lo strumento, che nelle prime fasi sarà accessibile esclusivamente a specialisti per prevenirne utilizzi illeciti, evidenzia le duplici capacità delle intelligenze artificiali: identificare falle o potenzialmente sfruttarle per colpire i server. A livello istituzionale, la questione dei controlli su queste tecnologie ha portato a un recente accordo volontario tra le aziende tech e la Casa Bianca. Sul piano dell’utilizzo quotidiano, si affacciano inoltre nuove piattaforme progettate per supportare l’amministrazione aziendale e la gestione dei file locali, ponendo l’attenzione sui delicati equilibri tra automazione tecnica, autorizzazioni di accesso e tutela della privacy degli utenti.

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L’esordio di Gemini 4 Argon e la tutela dei dati ospedalieri

Un’intelligenza artificiale capace di scoprire una falla nei sistemi informatici di un ospedale può certamente aiutare a proteggere i dati dei pazienti, ma che cosa succede se la stessa capacità viene usata per attaccarli? È il problema che accompagna l’arrivo di Gemini 4 Argon, il nuovo modello di Google. Presentato il 30 settembre, Argon sarà inizialmente a disposizione di un gruppo ristretto di esperti di sicurezza informatica perché prima di aprirne l’accesso a tutti, Google vuole rafforzare le protezioni contro gli usi dannosi. L’azienda riferisce che il modello ha già scoperto una vulnerabilità in un programma utilizzato da ospedali di diversi Paesi: un punto debole che potrebbe mettere a rischio la riservatezza dei dati personali…è un risultato interessante, ma per ora dichiarato dal produttore, infatti, per capire quanto lo strumento sia davvero affidabile serviranno verifiche anche nell’uso quotidiano. Le possibilità di Argon non si fermano alla sicurezza: il modello promette di aiutare a scrivere programmi e a esaminare documenti complessi. Google riporta un punteggio del 77,9% in DeepSWE, un test che mette alla prova l’intelligenza artificiale su compiti di sviluppo software, è un dato utile per confrontarne le prestazioni, ma non significa che saprà risolvere allo stesso modo i problemi di un ufficio o di un’azienda. Nella pratica, le richieste possono essere poco chiare e gli imprevisti sono frequenti, ma per sapere quando tutti potranno provarlo, invece, bisognerà aspettare: una data non c’è ancora.

Il dibattito politico e l’intesa sui controlli indipendenti

Chi deve controllare strumenti così potenti? La domanda riguarda, ovviamente, anche la politica: martedì 29 settembre, alla Casa Bianca, Donald Trump ha annunciato un accordo volontario con i vertici delle aziende di intelligenza artificiale. L’intesa prevede controlli svolti dalle imprese e una verifica affidata a soggetti esterni indipendenti, bisognerà capire quali tutele avranno i cittadini se questi impegni volontari non dovessero bastare.

Da TypeSafe a Meta: automazione aziendale e limiti della privacy

Accanto ai grandi temi della sicurezza, ci sono applicazioni più vicine alla vita di tutti i giorni: Jev, il modello di TypeSafe già annunciato a settembre, ha chiarito che il suo compito è scegliere tra risposte prestabilite e indicare quanto è incerto sulla scelta. Potrebbe servire, per esempio, a suddividere le email in categorie, distinguendo le richieste dei clienti dalle comunicazioni amministrative. L’obiettivo è far risparmiare tempo e ridurre i costi delle operazioni ripetitive, ma anche in questi casi, però, l’intelligenza artificiale può sbagliare: una risposta ritenuta probabile non è necessariamente corretta. Muse di Meta può invece svolgere compiti accedendo ai documenti e alle applicazioni presenti sul computer dell’utente, per usarlo, occorre decidere quali accessi concedergli. La guida suggerisce di cominciare con permessi limitati, autorizzandolo per esempio soltanto a leggere la posta, ma anche questa scelta va valutata con cura: leggere un’email significa comunque poter conoscere le informazioni private che contiene. Non è roba da poco conto.

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