Ai Overview: Il dibattito sull’intelligenza artificiale si arricchisce di nuovi capitoli tra innovazione tecnologica, richiami alla prudenza e controversie legali. Da un lato, il rilascio di versioni aggiornate dei sistemi generativi di Anthropic solleva questioni su costi, efficienza e sistemi di tracciamento dei contenuti per l’utenza professionale. Dall’altro, negli Stati Uniti, emergono richieste politiche per una moratoria internazionale sullo sviluppo degli algoritmi, motivate da preoccupazioni per l’impatto ambientale e socio-economico. Sullo sfondo, prosegue l’iter giudiziario per un presunto furto di segreti industriali tra grandi aziende del settore tecnologico.
Le nuove uscite di Anthropic e il nodo dei costi
Il primo settembre sono arrivate due notizie che paiono arrivare da mondi diametralmente opposti: Anthropic ha rilasciato due nuove versioni dei propri modelli più potenti ma, allo stesso tempo, il senatore americano Bernie Sanders chiede ai laboratori di tutto il mondo di mettere in pausa la progettazione e l’addestramento di nuovi modelli. Ma andiamo per gradi e soffermiamoci sulla prima notizia, ossia le novità di casa Anthropic. Il modello appena rilasciato è Claude Fable 5.1 che, secondo l’azienda, «stabilisce un nuovo standard nella programmazione e nel lavoro di ricerca». Accanto a Fable 5.1 c’è anche il nuovo modello della temutissima famiglia Mythos, la versione 5.1, si tratta di un sistema analogo a quello di Fable 5.1. ma con meno vincoli, proprio per questa ragione è riservato solo ad alcune aziende statunitensi, selezionati tra quelle che si occupano di cybersicurezza e di bioscienze. Altra novità importante: i prezzi dei modelli sono uguali a quelli dei loro predecessori e l’azienda dei fratelli Amodei garantisce un risparmio del 25% grazie ad un minor consumo di token. Un’azienda indipendente, Artificial Analysis, ha dimostrato però che, al massimo livello di ragionamento del modello, l’esecuzione di un prompt costa il 20% in più di prima, anche perché il nuovo modello produce circa 1,7 volte più testo. Infine, dobbiamo segnalarvi che sono stati modificati i filtri che spesso bloccavano richieste del tutto innocue: da quanto è stato detto dall’azienda, pare che intervengano il 60% in meno durante attività di coding e l’85% in meno su domande generiche che hanno a che vedere con biologia e medicina. Inoltre, è utile sapere che, anche per questi modelli, i testi prodotti vengono generati con una filigrana digitale invisibile, che però è riscontrabile dagli enti regolatori, dai giornalisti e dai centri di ricerca, così come richiede l’AiAct.
Sanders chiede lo stop allo sviluppo dell’IA
Adesso affrontiamo le tematiche legate alla seconda notizia di oggi. Su Fox News, Sanders ha proposto un intervento che sostanzialmente suona così: bisogna premere il tasto pausa dello sviluppo delle intelligenze artificiali. Perché? L’esponente dem elenca il costo dell’energia, dell’acqua, fa poi riferimento alle ricadute sulla salute mentale dei più giovani e accenna anche alla previsione della perdita di decine di milioni di posti di lavoro in un decennio, infine ricorda che il 75% degli americani non vuole un datacenter vicino la propria casa. «Il futuro dell’umanità non può restare nelle mani di una manciata di oligarchi della tecnologia», scrive. Tra le sue proposte, quella più interessante riguarda la politica estera: quando Trump e Xi si incontreranno a Washington, dovrebbero negoziare un accordo simile a quelli firmati da Reagan e Gorbaciov sulle armi nucleari, perché «gli avversari hanno l’obbligo di ridurre il pericolo». Tuttavia, non possiamo esimerci dal far notare che Sanders non spiega come la sospensione da lui tanto auspicata possa funzionare davvero.
In tribunale l’udienza tra Apple e OpenAI
Intanto nelle aule di tribunale si continua a battagliare. Prosegue la causa fra Apple e OpenAI, l’azienda fondata da Steve Jobs ha depositato l’analisi forense del computer di Chang Liu, ingegnere passato in gennaio all’azienda di Sam Altman, e millanta «prove sconvolgenti». L’accusa consiste nel fatto che si sarebbe appropriato di uno schema riservato e lo avrebbe poi usato nella sua nuova azienda al fine di produrre un agente di intelligenza artificiale specializzato nel testare le simulazioni. In seguito, sempre secondo l’accusa, l’ingegnere è stato informato dell’indagine e avrebbe chiesto a una collega di cancellare i dati. Ovviamente OpenAI respinge ogni addebito e definisce la vicenda «un pasticcio creato dalla stessa Apple». Prendete pure i pop corn e sedetevi comodi sul divano: l’udienza è fissata per il primo ottobre, noi saremo qui a raccontarvela.













