Novità dal mondo Ai, OpenAI corre sugli agenti, però fuori dai laboratori cresce la diffidenza

un robot gioca a scacchi con un essere umano

Ai Overview: L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando rapidamente i confini operativi in diversi settori, sollevando contemporaneamente questioni di natura pratica, medica e normativa. Le recenti rendicontazioni interne di OpenAI mostrano un’accelerazione nell’impiego di agenti autonomi, che oggi superano per volume di ore il lavoro umano nello sviluppo informatico aziendale, a fronte di costi computazionali notevoli e della persistente necessità di supervisione per i compiti complessi. Parallelamente, l’IA dimostra le sue potenzialità in ambito sanitario: recenti studi sperimentali su molecole progettate algoritmicamente evidenziano possibili, seppur da confermare, effetti di ringiovanimento cellulare su pazienti affetti da patologie polmonari. A fronte di queste innovazioni tecnologiche, il divario con la percezione pubblica e politica appare marcato. I recenti sondaggi statunitensi restituiscono l’immagine di una popolazione prevalentemente preoccupata e diffidente verso l’affidabilità e l’impatto di questi strumenti, timori che trovano riscontro nelle dichiarazioni delle Nazioni Unite, le quali richiamano la comunità internazionale all’urgenza di stabilire regole chiare e condivise per arginare eventuali derive.

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Il crescente impiego di agenti autonomi in OpenAI e i costi di elaborazione

Da uno a tre, questo è il rapporto di lavoro che esiste nell’azienda di Sam Altman tra il tempo speso dai programmatori in carne ed ossa e il tempo “lavorato” dai chip: per ogni giornata di lavoro di un essere umano, i software ne processano più di tre. A renderlo noto è proprio OpenAi, che tre giorni fa ha rilasciato un documento che rendiconta l’uso interno degli agenti di intelligenza artificiale. A metà agosto questo rapporto era pari a 3,1 giornate di lavoro degli Ai Agent per ogni giornata “umana”, mentre a giugno era sotto la parità. E per quanto riguarda i costi? Un ricercatore, in media, consuma 600 dollari di capacità computazionale al giorno, mentre il 10% che ne fa un uso più intenso supera i 7mila dollari al giorno. In questo modo, OpenAi, vanta di aver raggiunto l’obiettivo da Sam Altman nella seconda metà del 2025: creare entro settembre 2026 un «research intern» autonomo, ma ciò adesso incuriosisce è l’obiettivo successivo: un ricercatore autonomo completo entro il primo trimestre del 2028. Inoltre, nel testo rilasciato tre giorni fa, l’azienda di Sam Altman rende noto che oltre la metà dei lavori più difficili portati a termine con successo ha richiesto almeno un intervento umano e che ancora non si è capito come creare un’automazione della ricerca che sia, allo stesso tempo, totale e sicura.

I risultati delle sperimentazioni mediche guidate dall’intelligenza artificiale

Cambiamo argomento e spostiamoci in farmacia, perché dal mondo della sanità arriva una notizia interessante, infatti Insilico Medicine ha pubblicato su Nature Biotechnology una ricerca elaborata su 42 pazienti con fibrosi polmonare idiopatica trattati con rentosertib, molecola progettata dall’Ai. Sei diversi orologi biologici, sviluppati da gruppi di ricerca indipendenti per stimare l’età dell’organismo a partire dalle proteine presenti nel sangue, hanno rilevato nei pazienti trattati segnali compatibili con un ringiovanimento. Così, nel gruppo che assumeva 30 milligrammi di prodotto due volte al giorno, la riduzione dell’età biologica stimata oscillava tra 2,7 e 3,5 anni. Ma attenzione, gli stessi autori, ovviamente, invitano alla prudenza, perché il campione testato è piccolo e l’effetto registrato potrebbe dipendere dall’effettivo miglioramento delle condizioni del polmone malato.

I timori dell’opinione pubblica e la necessità di una legislazione globale

Fuori dai laboratori, segnaliamo un sondaggio di NBC News condotto su 7.105 adulti americani tra il 20 agosto e il primo settembre: è stato rilevato che il 70% degli intervistati si definisce più preoccupato che entusiasta nei confronti dell’Ai e la quota sale al 77% tra i democratici, mentre si attesta al 64% tra i repubblicani. Il 69% non vorrebbe un datacenter vicino casa, mentre l’81% considera insufficienti le regole adottate a Washington, poi più della metà degli intervistati utilizza già questi strumenti, ma appena il 18% dichiara di fidarsi delle risposte che forniscono. La regolamentazione pare essere la nuova emergenza, infatti lunedì scorso, a Ginevra, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto garanzie e ha detto di condividere il timore che l’IA possa rappresentare un «rischio esistenziale per l’umanità», perché «un pugno di uomini» dispone di un potere quasi illimitato: cosa aspettiamo per intervenire?

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