Obesità infantile, le nuove direttive dell’Oms per contrastare l’epidemia

obesità

Ai Overview: L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso due nuove linee guida per affrontare l’aumento costante dei casi di obesità tra i giovani, quadruplicati dal 1990 a oggi. I documenti, distinti per le fasce d’età sotto i 10 anni e tra i 10 e i 19 anni, indicano la necessità di un intervento strutturale che coinvolga le famiglie, le scuole e la comunità. L’Oms sottolinea come l’attuale ambiente “obesogenico”, caratterizzato da strategie di marketing aggressive sui cibi ultra-processati e dalle dinamiche dei social network, esponga i ragazzi a modelli alimentari e corporei dannosi. La raccomandazione centrale degli esperti è di limitare farmaci e chirurgia solo ai casi più gravi nella fascia adolescenziale, promuovendo invece un percorso integrato basato su alimentazione sana, attività fisica, igiene del sonno e sviluppo del senso critico, evitando approcci punitivi.

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Le nuove linee guida dell’Oms sui casi in aumento

Dal 1990 a oggi i casi di obesità infantile e adolescenziale nel mondo sono quadruplicati, contano oltre 170 milioni di bambini e ragazzi tra i 5 e i 19 anni. L’incremento è stato definito “una vera e propria epidemia” e ha sollecitato interventi fattivi. Proprio nei giorni scorsi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato due “nuove linee guida sull’approccio integrato all’obesità nei bambini e negli adolescenti”. I due documenti riguardano fasce d’età differenti: il primo prende in esame i bambini al di sotto dei 10 anni, il secondo gli adolescenti tra 10 e 19 anni. Le raccomandazioni si affiancano a quelle già disponibili per gli adulti e contribuiscono a costruire un approccio integrato alla gestione dell’obesità lungo tutto l’arco della vita, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta. Nei documenti, oltre alle indicazioni rivolte a operatori sanitari ed esperti, troviamo anche raccomandazioni rivolte a genitori ed educatori. Il messaggio di fondo per le famiglie è chiaro: il fenomeno riguarda non solo i singoli individui, ma l’ambiente e la salute complessiva, va pertanto affrontato con gli strumenti giusti.

L’impatto dei media e del contesto obesogenico

La premessa da cui partire è la presa di coscienza che viviamo in un contesto “obesogenico”, ovvero dove la prevenzione dell’obesità si realizza solo in teoria, senza riuscire efficacemente a contrastare comportamenti alimentari inadeguati e non salutari, spesso promossi da media e influencer. Il marketing martellante, ad esempio, propone costantemente cibi ultra-processati, snack zuccherati e bevande gassate. I nostri ragazzi sono poi esposti ai paradossi social, che da un lato invitano al consumo di junk food, dall’altro propongono modelli corporei irrealistici, generando ansia, insicurezza e vergogna per il proprio corpo. “Non mangiarlo!” è quindi un monito che non basta più. Per preservare la propria salute e avere reale cura del proprio corpo serve allenare il senso critico. Di fronte a influencer e pubblicità, può essere più efficace chiedere: “Secondo te cosa vogliono venderti in questo video? Come ti fanno sentire questi discorsi?”.

Il ruolo chiave della scuola e della comunità

La famiglia da sola, però, non può farcela. Le linee guida chiedono un patto tra scuola e comunità, ad esempio intervenendo sull’offerta di prodotti e cibi nelle mense e nei distributori. Sì suggerisce di rispettare standard nutrizionali elevati, di non rendere disponibili prodotti ultra-processati. Per l’OMS oltre all’attività motoria prevista nei programmi scolastici, occorre promuovere pause attive, percorsi a piedi o in bicicletta per andare a scuola, gioco libero. La scuola è anche il luogo privilegiato dove prevenire il bullismo legato al peso, che è uno dei fattori che più danneggia la salute mentale e spinge verso l’isolamento e l’alimentazione disfunzionale.

Priorità allo stile di vita: i limiti per farmaci e chirurgia

Riguardo a farmaci e chirurgia le linee guida sono molto nette. Sotto i 10 anni il “no” è deciso. La gestione dell’obesità può essere realizzata solo attraverso un percorso integrato: alimentazione equilibrata, attività fisica quotidiana, igiene del sonno e supporto comportamentale che coinvolga tutta la famiglia. Dai 10 ai 19 anni i farmaci si possono valutare solo all’interno di un programma strutturato sullo stile di vita, seguito da professionisti. La chirurgia bariatrica resta un’eccezione estrema, solo per obesità grave e dopo valutazione di un’équipe multidisciplinare. La dottoressa Luz María De Regil, Direttrice del Dipartimento Nutrizione e Sicurezza Alimentare dell’OMS, presentando le linee guida ha dichiarato: “La base della cura dell’obesità nei bambini e negli adolescenti non sono i farmaci o la chirurgia, ma l’accesso a un supporto completo che favorisca un’alimentazione sana, l’attività fisica e cambiamenti comportamentali sostenibili”. Ha sottolineato, inoltre, che “la presa in carico dell’obesità nei bambini e negli adolescenti non si basa sulla medicina o sulla chirurgia, ma sull’accesso a un accompagnamento globale che favorisce un’alimentazione sana, l’attività fisica e un cambiamento durevole dei comportamenti”.

Consapevolezza e pensiero critico per la salute psicofisica

In sintesi, la ricetta è semplice: meno sensi di colpa, più consapevolezza rispetto al contesto. Meno diete punitive, più abitudini condivise che rendono la casa e la scuola luoghi dove è più facile fare la scelta sana. Infine, maggiore cura dello sviluppo del pensiero critico che può rendere giovani e giovanissimi più consapevoli rispetto a scelte che quotidianamente possono avere impatto negativo con la propria salute e il proprio equilibrio psichico.

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