«Padre Catanoso, il santo della semplicità»

Suor Daniela Maesano ci conduce alla riscoperta del sacerdote reggino, precursore del Concilio Vaticano II. Una storia troppo poco valorizzata.

Suor Daniela Maesano ci conduce alla ri–scoperta di san Gaetano Catanoso, fondatore della Congregazione delle Suore veroniche del Volonta Santo a cui la consacrata appartiene.

Padre Catanoso perché è santo?

Si tratta di un santo «della porta accanto »: un precursore delle parole di papa Francesco nell’esortazione apostolico Gaudete et exsultate. Chi è un santo? Colui che fa del bene.

Come si è concretizzata questa «straordinaria semplicità» nella sua vita?

Incontrando nel volto degli altri, il Volto di Cristo. Si è impegnato per costruire gli asili in Aspromonte anticipando, di gran lunga, i tempi dello Stato. La legge 444 che introduce la scuola dell’Infanzia è stata nel 1968, ben 34 anni dopo l’idea di padre Catanoso.

Un’attenzione educativa rafforzata durante l’episcopato del Venerabile Servo di Dio, Giovanni Ferro.

È stato straordinario vedere due santi lavorare, gomito a gomito, per la Calabria e per la loro Reggio uniti da un fattore che può sembrare riduttivo, ma non lo è.

Cioè?

La semplicità non è sinonimo di teologia spicciola, ma è grandissima capacità di lettura pastorale. San Gaetano riparte sempre da quel salmo 26, «Il tuo Volto Signore, io cerco », che lo ha ispirato e unito profondamente a noi suore e all’arcivescovo Ferro.

Un sacerdote che, però, era tutto fuorché privo di orientamento culturale.

Possiamo dire, anzi, che la sua missione si concentrava proprio su un progetto di matrice culturale. Stiamo parlando della «promozione umana » che ha totalmente anticipato i documenti del Concilio Vaticano II.

Partendo dal protagonismo dei laici.

L’associazione Pia Unione del Volto Santo, che tutt’ora esiste con lo Statuto revisionato e approvato nuovamente da monsignor Aurelio Sorrentino, è stata fondata il 19 maggio 1919, ben cento anni fa.

Fu però anche chiamato «il sacerdote delle cassette». Perché?

Per il suo grande impegno per i chierici poveri. Mantenne, grazie alle offerte dei fedeli, tantissimi seminaristi nei loro studi. Era convinto, padre Catanoso, che il rinnovamento sociale passava dalla Chiesa.

Un carisma forse sottovalutato.

San Gaetano si definiva l’asinello del Signore: lo strumento di Dio per raggiungere i posti più lontani, con pazienza e tenacia.

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