Avvenire di Calabria

Le parole del Pontefice pronunciate in occasione dell'Angelus di ieri e durante il messaggio natalizio e la benedizione "Urbi et Orbi" del 25 dicembre

Papa Francesco, un anno di riflessione sull’Amoris Laetitia

Riccardo Benotti

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Un anno di riflessione sull’Amoris Laetitia. È quello annunciato ieri da papa Francesco prima della recita dell’Angelus, in occasione del quinto anniversario di promulgazione dell’Esortazione apostolica che ricorrerà il 19 marzo 2021. Sarà un’opportunità per approfondire i contenuti del documento, ha precisato il Santo Padre, che si concluderà il 26 giugno 2022: «Queste riflessioni saranno messe a disposizione delle comunità ecclesiali e delle famiglie, per accompagnarle nel loro cammino. Fin d’ora invito tutti ad aderire alle iniziative che verranno promosse nel corso dell’Anno e che saranno coordinate dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita».
«Il Figlio di Dio ha voluto aver bisogno, come tutti i bambini, del calore di una famiglia. Proprio per questo, quella di Nazaret è la famiglia-modello, in cui tutte le famiglie del mondo possono trovare il loro sicuro punto di riferimento e una sicura ispirazione». Ha continuato a dire il papa prima della recita dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano, invitando a «riscoprire il valore educativo del nucleo familiare: esso richiede di essere fondato sull’amore che sempre rigenera i rapporti aprendo orizzonti di speranza. In famiglia si potrà sperimentare una sincera comunione quando essa è casa di preghiera, quando gli affetti sono profondi e puri, quando il perdono prevale sulle discordie, quando l’asprezza quotidiana del vivere viene addolcita dalla tenerezza reciproca e dalla serena adesione alla volontà di Dio. È vero, in ogni famiglia ci sono dei problemi, e a volte anche si litiga», ha osservato Francesco, ma «siamo umani, siamo deboli, e tutti abbiamo a volte questo fatto che litighiamo in famiglia. Io vi dirò una cosa: se litighiamo in famiglia, che non finisca la giornata senza fare la pace». E poi, ha ribadito, «in famiglia ci sono tre parole, tre parole da custodire sempre: "permesso", "grazie", "scusa"» perché se «nell’ambiente familiare ci sono queste tre parole, la famiglia va bene».
«Penso alle famiglie che hanno perso un congiunto o sono state provate dalla pandemia», ha altresì aggiunto il Pontefice, che aveva già espresso durante il messaggio natalizio e la benedizione “Urbi et Orbi” del 25 dicembre il suo pensiero sui vaccini anti-Covid, arrivati ieri in Italia: «Sia garantito l’accesso ai vaccini e alle cure perché siamo tutti sulla stessa barca». Quindi il Papa si era rivolto anche a coloro che hanno responsabilità politiche e di governo in nome di «una rinnovata cooperazione internazionale, a cominciare dall’ambito sanitario, affinché a tutti sia garantito l’accesso ai vaccini e alle cure. Di fronte a una sfida che non conosce confini, non si possono erigere barriere».
«Penso anche ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario il cui grande impegno in prima linea nel contrasto alla diffusione del virus ha avuto significative ripercussioni sulla vita familiare». Così il Papa dopo la recita dell'Angelus di ieri: «E oggi affido al Signore ogni famiglia, specialmente quelle più provate dalle difficoltà della vita e dalle piaghe dell’incomprensione e della divisione».

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