Papa Leone a Metz, il richiamo alle radici dell’Europa e alla responsabilità per la pace

papa leone a Maetz

Ai Overview: Il cardinale Jean-Marc Aveline, presidente della Conferenza episcopale francese, ha evidenziato l’importanza del viaggio del Pontefice a Metz durante l’incontro al Centro congressi Robert Schuman. La scelta della città lorenese, laboratorio storico della riconciliazione franco-tedesca, è stata voluta per richiamare l’Europa alle proprie radici istituzionali e spirituali. All’evento, a cui ha preso parte anche il presidente francese Emmanuel Macron insieme a vari capi di Stato europei e guide religiose, si è discusso del contributo del cristianesimo e dell’ebraismo nella costruzione dell’identità continentale. Attraverso la firma dell'”Appello di Metz” da parte dei rappresentanti di diversi culti, è stato ribadito l’impegno comune per la pace, sottolineando come la memoria storica debba orientare le scelte del presente per favorire la convivenza tra i popoli e far prevalere il diritto sulla forza.

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La scelta di Metz e l’incontro europeo per la pace

Papa Leone nel cuore della Lorena per richiamare l’Europa alle proprie radici e alla responsabilità di costruire la pace. È questo il significato che il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, ha attribuito alla tappa di Metz del viaggio del Pontefice in Francia, durante l’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”, ospitato al Centro congressi Robert Schuman. La scelta di Metz, non è stata casuale. Nella fase di preparazione del viaggio erano state prese in considerazione diverse città, oltre alle tappe quasi obbligate di Parigi e Lourdes. Ma quando venne il momento di decidere, papa Leone indicò Metz proprio “a causa dell’Europa”. Una motivazione che racchiude il valore simbolico della città e dell’intera Lorena, terra segnata dalle guerre ma anche laboratorio storico della riconciliazione franco-tedesca. All’appuntamento ha preso parte anche il presidente francese Emmanuel Macron, che ha invitato a Metz diversi capi di Stato europei. Aveline ha riunito, parallelamente, presidenti delle Conferenze episcopali del continente, insieme ad abati e badesse di monasteri situati nelle regioni di confine. Una presenza ampia, destinata a dare all’incontro un significato non soltanto religioso, ma anche civile e politico, nel senso più alto del termine: riflettere sulle condizioni che rendono possibile una convivenza pacifica tra popoli diversi.

Le radici storiche e spirituali del progetto comunitario

Metz non ospita le grandi istituzioni comunitarie come Bruxelles, Strasburgo o Lussemburgo. Eppure, proprio in questa regione sono maturate alcune delle intuizioni che hanno dato origine al progetto europeo. Sul terreno segnato dalle guerre e dall’odio nacque il desiderio di interrompere il ciclo della vendetta. Robert Schuman in Francia, Alcide De Gasperi in Italia e Konrad Adenauer in Germania trasformarono quell’aspirazione in istituzioni capaci di fondare una nuova speranza per il continente. Nel discorso di Aveline emerge però un’idea di Europa ancora più antica delle sue istituzioni. La presenza dei rappresentanti dei monasteri di ricordare quanto profondamente il cristianesimo abbia contribuito a costruire l’identità europea. A partire dall’abbazia di Cîteaux e il suo antico “Définitoire”, dove ogni anno si incontravano responsabili di comunità religiose provenienti da territori lontani, quasi una forma embrionale di Parlamento europeo. Per secoli l’Europa si è formata attraverso l’incontro tra popoli, lingue e culture differenti e attraverso il confronto continuo tra fede e ragione.

L’Appello di Metz e la riconciliazione come risposta ai conflitti

In questa storia Aveline è stato ricordato anche il contributo decisivo del popolo ebraico, tanto sul piano intellettuale quanto attraverso la tragedia del suo martirio. Un richiamo che si collega direttamente al carattere ecumenico e interreligioso dell’incontro di Metz. I responsabili dei diversi culti presenti in Francia hanno infatti ribadito un impegno comune per la pace attraverso il dialogo e la fraternità. L’“Appello di Metz”, sottoscritto nel corso della giornata, si pone in continuità con quello consegnato al Papa all’UNESCO da giovani provenienti da 135 Paesi. Il messaggio centrale resta quello della riconciliazione. Metz conosce il prezzo della guerra, ma proprio per questo può testimoniare che anche le inimicizie apparentemente insanabili possono essere superate. L’amicizia costruita tra Francia e Germania dopo due conflitti mondiali ne rappresenta la prova storica più evidente. Schuman e Adenauer riuscirono a trasformare nazioni reciprocamente ferite in protagoniste di un nuovo progetto comune. È questa esperienza che l’Europa può ancora offrire al mondo. Nonostante le imperfezioni delle istituzioni nate nel dopoguerra, il continente conserva una responsabilità particolare in un’epoca nella quale la forza sembra sempre più spesso voler prevalere sul diritto. La memoria europea, dunque, non può ridursi a celebrazione del passato: deve diventare uno strumento per affrontare le crisi del presente. Da Metz arriva così un messaggio che unisce storia, fede e politica internazionale. Tornare alle radici dell’Europa significa ricordare che l’unità non nacque dall’assenza di conflitti, ma dalla scelta, compiuta dopo tragedie immense, di sostituire alla vendetta la riconciliazione, alla forza il diritto e all’ostilità la costruzione pazie

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