Pastorale giovanile: Cortellessa (Sovvenire), “la Chiesa è in debito di ascolto con i giovani”

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“Dobbiamo cercare di far navigare i giovani in una oceano burrascoso, in un mare aperto in cui hanno perso dei punti di riferimento”. Lo ha detto Paolo Cortellessa, del Servizio Cei per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, durante il suo intervento alla giornata conclusiva del XVIII Convegno nazionale di pastorale giovanile di Sacrofano (Roma) sul tema “Domine, quo vadis?”, “Signore, dove vai?”. Un intervento che ha analizzato il rapporto dei giovani con la Chiesa di oggi e ha fatto un punto della situazione del sostegno alla Chiesa con l’8xmille attraverso dati e statistiche. “Flessibilità, precarietà, part-time involontario, contratti a termine, tutela dei diritti, età di uscita da casa sempre più avanzata, disoccupazione, mancanza di sogni”: sono gli ostacoli che i giovani di oggi incontrano nel mondo del lavoro. Un “mare aperto” in cui la Chiesa costituisce sempre di meno un punto di riferimento per dei giovani che a loro volta sono sempre di meno. Oltre a questo, “la rete abbatte le distanze e i confini ma aumenta la solitudine”, il web è diventato “uno strumento di informazione pervasivo” ma che presenta la “criticità della verifica delle fonti” e i dispositivi sono diventati il mezzo “per comunicare, per la ricerca e per la gestione del tempo libero”. “Il ruolo della parrocchia è diminuito – ha proseguito Cortellessa –, solo un giovane su cento vede il proprio parroco come punto di riferimento. Sono sempre meno i giovani che partecipano a movimenti religiosi e che ricoprono ruoli di responsabilità nelle parrocchie. La Chiesa è in debito di ascolto nei confronti dei giovani, che non si sentono accolti”. In questo contesto, emerge la necessità di pensare ad una “comunicazione ‘gener-attiva’ affinché i giovani facciano parte della vita della Chiesa”. Da qui la proposta di coinvolgerli in un progetto di scoperta, una “caccia al tesoro”, e di comunicazione delle opere realizzate con i contributi dell’8xmille, “perché possano essere loro a toccare con mano ciò che fa la Chiesa”. Con l’arrivo della pandemia, poi, “in tre anni l’8xmille ha perso 1,5 milioni di firme”. “L’8xmille non è solo assistenza ma dare dignità alle persone – ha concluso Cortellessa – aiutiamoci e cerchiamo di creare un’alleanza, di sentirci Chiesa”.

Fonte: Agensir

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