Pazienti psichiatrici trasferiti al Nord, la denuncia: «Trattati come pacchi postali»

Usb e CooLaP chiedono all’Asp di Reggio Calabria di fermare i trasferimenti e garantire la continuità di cura: «Scelta che tradisce lo spirito della Legge Basaglia»

Pazienti psichiatrici trasferiti al Nord «come pacchi postali». È quello che starebbe succedendo a Reggio Calabria secondo quanto denunciato dal sindacato Usb e dal Coordinamento dei lavoratori delle strutture psichiatriche (CooLaP). Già lo scorso anno i familiari avevano protestato occupando la sede della Direzione strategica dell’Asp contro la chiusura di alcune strutture del territorio.

«Trasferimenti traumatici per persone fragili»

Ora il timore si rinnova: lo sradicamento, con trasferimenti a centinaia di chilometri di distanza, rischia di infliggere traumi irreparabili a persone già fragili.



Una decina di pazienti sarebbero già stati trasferiti, dopo la chiusura di due centri gestiti da una cooperativa di Saline Ioniche che non ha retto il peso dell’accreditamento, aggravato dal blocco dei ricoveri durato anni. Un epilogo che, secondo i sindacati, non può essere liquidato come una mera difficoltà gestionale.

Usb e CooLaP: «Una ferita gravissima per lavoratori, utenti e famiglie»

Usb e CooLaP sottolineano che «si tratta di una ferita gravissima che priva lavoratori, utenti e famiglie di un presidio essenziale, frutto di decenni di lavoro e relazioni radicate nel territorio».


PER APPROFONDIRE: Oltre lo stigma, sognare è un diritto per tutti. Ascolta il podcast


Per le due sigle «il diritto alla cura non è un favore», e per questo chiedono un intervento immediato dell’Asp di Reggio Calabria per fermare i trasferimenti e utilizzare i posti ancora disponibili sul territorio, restituendo dignità e continuità di cura a pazienti e famiglie.

Una rete psichiatrica fragile

La vicenda dimostra, secondo i sindacati, come la rete psichiatrica calabrese resti fragile. Il DCA approvato a gennaio ha aperto la strada all’autorizzazione e all’accreditamento delle strutture: un passo avanti, certo, ma ritenuto non sufficiente.

«Servono risorse immediate, tempi certi e sostegno concreto a tutte le realtà che hanno resistito nonostante l’abbandono istituzionale» ribadiscono Usb e CooLaP.

Foti (CooLaP): «Tradito lo spirito della Legge Basaglia»

Per Giuseppe Foti, operatore sociosanitario e componente del CooLaP, «ciò che sta accadendo rappresenta una scelta che tradisce lo spirito della Legge Basaglia e della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Non si può ridurre la vita di chi soffre a una questione di bilanci: parliamo di persone, cittadini con diritti inviolabili.

Ogni trasferimento forzato comporta una frattura nelle relazioni personali e familiari, annullando anni di percorsi terapeutici costruiti con fatica. Dietro ogni nome c’è una storia: un padre che non potrà ricevere la visita del figlio, una madre che vedrà interrompersi il contatto con la propria famiglia, un giovane che perderà l’unico punto di riferimento rimasto sul territorio.



«Il disagio psichico – conclude Foti – non è soltanto clinica, è fatto di relazioni, continuità e fiducia. Strappare questi legami è un atto di violenza psicologica che mina ulteriormente la fragile stabilità dei pazienti».

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