Avvenire di Calabria

Il Presidente del Pontificio consiglio della Cultura risponde alla domanda, con una sintentica, ma profonda lectio sul valore della solennità dell'11 giugno

Perché festeggiare il Sacro Cuore di Gesù?

di Gianfranco Ravasi *

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Venerdì 11 giugno il calendario liturgico segna la solennità del Sacro Cuore di Gesù, scandita dalla famosa autodefi“nizione di Cristo: «Io sono mite e umile di cuore» (Matteo 11,29). È perciò naturale che la nostra lista di parole bibliche fondamentali proponga leb (si pronuncia anche lev), in ebraico «cuore », termine presente 853 volte nell’Antico Testamento. Celebre è la frase del “filosofo francese Blaise Pascal: «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce» (Pensieri n. 277). In realtà per la Bibbia il cuore abbraccia anche l’intelligenza: «Il cuore intelligente cerca la conoscenza» ( Proverbi 15,14), tant’è vero che si usa l’espressione «pensare in cuor suo», e «rubare il cuore» significa «ingannare o far perdere la testa».

Il cuore è naturalmente anche un organo corporeo che può arrestarsi con un colpo apoplettico e condurre alla morte, come accade a Nabal, tradito da sua moglie Abigail, il cui «cuore si tramortì nel petto ed egli rimase come pietra» (1Samuele 25,37). Ma è soprattutto il centro della vita psicologica, morale e spirituale. L’amato del Cantico dei cantici si rivolge alla sua donna così: «Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito con un solo tuo sguardo!» (4,9). Il cuore, quindi, rappresenta la dimensione affettiva e passionale che comprende la paura, come afferma Isaia quando descrive l’incubo bellico del re Acab e del suo popolo con questa immagine forte: «Il cuore fremeva come si agitano gli alberi del bosco, tormentati dal vento» (7,2).

Questo profi“lo psicologico è variamente evocato, come accade per esempio nel libro dei Proverbi: «Non nutrire nel tuo cuore brama per la bellezza» della moglie del tuo prossimo (6,25); «un’attesa troppo lunga fa male al cuore» (13,12) e l’ubriaco alla “fine ha «il cuore che dice cose sconnesse» (23,33). Passiamo, così, all’aspetto etico che è incarnato nella formula curiosa del «cuore ingrossato/ingrassato/indurito » che vuole indicare l’ostinazione e la pertinacia nel male di colui che «trama progetti perversi» (Proverbi 6,18).

Il volto morale del leb biblico comprende anche la positività. L’augurio che il Salmista rivolge al re ebraico è questo: «Ti conceda il Signore quanto anela il tuo cuore, faccia riuscire ogni tuo progetto!» (Salmo 20,5). Già a Davide il profeta Natan auspicava: «Va’ e fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te!» (2Samuele 7,3). Si passa, così, alla dimensione religiosa del cuore. Salomone, alla vigilia della sua intronizzazione chiede a Dio letteralmente «un cuore d’ascolto, perché sappia rendere giustizia al popolo e sappia distinguere il bene dal male» (1Re 3,9). È il cuore docile alla legge del Signore e alla sua parola, come si esige da ogni fedele autentico: «Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore (leb), con tutta l’anima e tutte le forze» (Deuteronomio 6,4-5; Matteo 22,36-37).

Ma il vertice del profi“lo teologico del simbolo è nel profeta Ezechiele che annuncia la grazia divina di un cuore aperto al bene e non «impietrito» nelle scelte perverse: «Io darò loro un altro cuore… Toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne» (11,19). Il cuore è, dunque, sinonimo di coscienza, è l’anima dell’esistenza, la sorgente dell’amore e del peccato, della razionalità e del sentimento. In “finale, dobbiamo affermare che anche per la Bibbia – così come si è detto in apertura per Gesù – Dio ha un cuore paterno. Lo attesta un profeta padre come Osea che mette in bocca al Signore questa confessione: «Come potrei abbandonarti, Israele?... Il mio cuore si commuove dentro di me, le mie viscere fremono di passione» (11,8).

* Presidente del Pontificio consiglio della Cultura

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