Nuovo episodio di Good Morning Calabria, il podcast di Avvenire di Calabria. In questa puntata, uno spaccato profondo sulla realtà della detenzione attraverso la voce di padre Carlo Cuccomarino, cappellano dell’istituto penitenziario di Arghillà.
Il ministero nel carcere di Arghillà
C’è un luogo che raramente entra nel racconto quotidiano, se non quando la cronaca lo impone. È il carcere. Uno spazio di privazione, di attese sospese, di fragilità profonde, ma anche di domande radicali e possibilità di riscatto. È da qui che prende avvio il nuovo episodio di Good Morning Calabria, il podcast di Avvenire di Calabria, dedicato alla testimonianza di padre Carlo Cuccomarino, cappellano dell’Istituto penitenziario di Arghillà.
L’ascolto e la presenza della Chiesa
Nel dialogo con il podcast, padre Carlo accompagna l’ascoltatore dentro una dimensione spesso invisibile, fatta di relazioni quotidiane, ascolto silenzioso e fiducia ricostruita giorno dopo giorno.

Essere cappellano in carcere, spiega, significa anzitutto garantire la presenza della Chiesa accanto a persone che vivono la privazione della libertà personale. Una presenza che non si limita alla celebrazione dei sacramenti, ma che diventa punto di riferimento umano, luogo di confidenza, spazio in cui il detenuto può sentirsi riconosciuto come persona.
La rete del volontariato e dei religiosi
Accanto al cappellano opera una rete di volontari, religiosi e religiose che condividono questo ministero. Catechesi settimanali, celebrazioni eucaristiche, attività ricreative e gesti concreti di carità costruiscono un tessuto di relazioni che rende il carcere meno disumano e più abitabile. È una Chiesa che non osserva da lontano, ma sceglie di stare dentro le ferite.
La sfida del reinserimento sociale
Uno dei passaggi più delicati raccontati nell’episodio riguarda il “dopo”: l’uscita dal carcere, il ritorno alla società, spesso negli stessi contesti in cui il reato è maturato. Padre Carlo non nasconde la fatica di questo passaggio. Dopo anni vissuti in carcere, il mondo esterno appare distante, veloce, difficile da decifrare. In alcuni casi tornare nei luoghi di origine può essere persino pericoloso, ed è per questo che molti ex detenuti cercano altrove una nuova possibilità.
Giustizia, misericordia e speranza
In questo cammino, l’accompagnamento umano e spirituale diventa decisivo. Dare fiducia, sostenere il reinserimento, far sperimentare la misericordia di un Padre che non smette di attendere: è questo il cuore del servizio della Chiesa in carcere. Un accompagnamento che non dovrebbe interrompersi al momento della scarcerazione, ma continuare attraverso le comunità parrocchiali e le misure alternative alla detenzione, come l’affidamento in prova e il volontariato.
Il racconto di padre Carlo Cuccomarino restituisce così il volto di una Chiesa che non si limita a “entrare” in carcere, ma che sceglie di camminare accanto, prima, durante e dopo. Una presenza discreta e fedele, capace di tenere insieme giustizia, misericordia e speranza.













