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Ponte? Non potrà mai essere la panacea di tutti i mali

Daniele Castrizio, docente tra Reggio e Messina, ritorna a discutere dello Stretto assieme ai nostri lettori

Daniele Castrizio *

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Secondo le fonti antiche, il console L. Cecilio Metello, dopo la battaglia di Palermo del 251 a.C., in cui aveva sconfitto l’esercito punico, essendogli stato tributato dal Senato di Roma un trionfo, volle portare nella Capitale un certo di numero di elefanti cartaginesi catturati. Dei 140 elefanti originari (numero che sembra elevato, ma la fonte è Polibio, che solitamente racconta i fatti in modo veritiero), i sopravvissuti sarebbero stati fatti arrivare a Roma per via di terra, superando lo Stretto di Scilla (un Reggino non dirà mai “Stretto di Messina”) per mezzo di un ponte di barche, che resistette alle correnti per un paio di giorni, prima di venire spazzato via dalla violenza dei marosi. In questo racconto, la cui autenticità, a dire il vero, non è stata mai provata, non solo c’è la storia del primo e unico ponte sullo Stretto che sia mai esistito (forse!), ma c’è anche il ricordo delle enormi forze naturali che rendono l’opera molto dubbia. Altra fantasia riguarda la presenza di Carlo Magno a Reggio, mai avvenuta, che avrebbe progettato anche un lui un ponte sullo Stretto. Fantasia su fantasia, perché Carlo Magno giunge a Reggio, anzi a Risa, sono nella Canzone d’Aspromonte, nel ciclo carolingio dei cantari medievali.

Di più, sappiamo che la Canzone era originariamente un epos dei Reggini, che celebravano così la propria resistenza contro i Saraceni di Sicilia per più di duecento anni! Come al solito, i Normanni si erano impossessati della gloria dei Greci di Calabria, e avevano inventato Carlo Magno e Orlando che liberano Risa dai Mori! Fantasie propagandistiche. Sistemata la questione delle fonti storiche, devo ammettere che anche io sono stato iscritto per molti anni al Partito Benaltrista: ma quale ponte? Ben altri sono i problemi che affliggono la Magna Grecia e la Sicilia. Risolvessero prima l’Alta Velocità (vera), i porti, le strade, la sanità, le aree interne isolate, la Ionica che è stata dimenticata! Ho cambiato idea?

Non proprio, ma oggi credo che, per la prima volta dall’Unità d’Italia, si possa porre con forza il problema della Magna Grecia, che deve essere dotata delle infrastrutture che le permettano di crescere, altrimenti l’Italia a trazione nordista fallirà. In questa ottica, è chiaro che prima o poi si dovrà realizzare il ponte, anche se, onestamente, dobbiamo fissare due paletti molto importanti. Il ponte non è la panacea per i mali della Magna Grecia: verrebbe costruito dalle solite imprese del Nord, che sono così permeabili alle pressioni della ‘ndrangheta, e che non lasciano che briciole alle popolazioni magnogreche che aspirano al lavoro. Il ponte, attualmente, non si può costruire: mancano le possibilità dell’ingegneria per vincere terremoti e venti potenti e veloci. Contro la realtà non si può combattere.

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