Porte della Speranza a Reggio Calabria, dal carcere femminile “un abbraccio” che invita a guardare in alto

Porta della speranza

Ai Overview: È stata presentata a Reggio Calabria “Origami di spazio-tempo”, l’opera in rame e legno concepita dall’astrofisica Ersilia Vaudo Scarpetta per il progetto nazionale “Porte della Speranza”. L’installazione, dedicata alla sezione femminile della casa circondariale “Giuseppe Panzera”, rientra in un’iniziativa curata da Davide Rampello e promossa dalla Fondazione Gravissimum Educationis. Il progetto non si limita alla realizzazione di un monumento cittadino, la cui collocazione esatta sarà decisa a breve dall’amministrazione, ma prevede l’attivazione di percorsi formativi, in collaborazione con l’Accademia di Brera e ALMA, finalizzati al reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, inserendo la città dello Stretto in un circuito di otto centri italiani coinvolti nell’iniziativa.

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Il progetto “Origami di spazio-tempo” per la casa circondariale

Due lastre di rame che si inseguono e si sovrappongono, una base di legno e, in cima, lo stesso mandala traforato due volte. È la Porta della Speranza che l’astrofisica Ersilia Vaudo Scarpetta, dirigente dell’Agenzia spaziale europea, ha immaginato per la sezione femminile della casa circondariale “Giuseppe Panzera” di Reggio Calabria. Il progetto, intitolato Origami di spazio-tempo, è stato illustrato lunedì mattina nella sala Monsignor Ferro di Palazzo Corrado Alvaro. Con Vaudo Scarpetta c’erano il sindaco Francesco Cannizzaro e Davide Rampello, curatore dell’intero progetto Porte della Speranza. A moderare l’incontro il consigliere comunale Paolo Bilardi. In platea anche il vicario episcopale per la cultura, don Pietro Sergi.

Formazione e borse di studio oltre il monumento

Da dove nasce l’idea? Rampello l’ha fatta risalire all’inizio del Giubileo, quando papa Francesco aprì anche la Porta Santa all’interno di un carcere (Rebibbia). Le opere, promosse dalla Fondazione Gravissimum Educationis con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, vengono collocate all’esterno degli istituti penitenziari perché, ha spiegato il curatore, «lo sappiamo tutti che il carcere è un luogo di disperazione». Ma la disperazione, ha aggiunto, abita anche fuori. Per Rampello, infatti, «le porte sono dei monumenti, non installazioni» e anche la radice della parola speranza rimanda al tendere verso una meta, perché «la speranza è sempre un progetto». Dopo Milano, con Michele De Lucchi, e Brescia, con Stefano Boeri, il programma toccherà Lecco, Roma, Venezia e Palermo, ma saranno incluse anche Modena e Matera. Accanto ai monumenti, tuttavia, sono previsti corsi di formazione con l’Accademia di Brera e ALMA, cui si accompagneranno anche borse di studio e percorsi di orientamento per il reinserimento lavorativo.

La scelta del rame e il processo creativo

Tra pietra, legno e rame, Vaudo Scarpetta ha scelto il terzo materiale senza esitazioni. «Il rame è polvere di stelle, come noi siamo polvere di stelle», ha spiegato. Ed è un materiale destinato a trasformarsi, a cambiare colore con il passare del tempo. Il mandala si ricompone soltanto se osservato da un punto preciso, segnato sul selciato. Ed è proprio da lì che filtra il cielo. Il disegno è cresciuto dentro il Panzera, attraverso i colloqui non solo con le detenute ma anche con agenti, sacerdoti e personale sanitario. «La porta non è attraversare le lastre, la porta è fermarsi sotto le lastre e guardare in alto», ha detto l’astrofisica, che ha messo a confronto il cielo di Reggio Calabria con quello della Pianura Padana, tra i più compromessi dall’inquinamento luminoso.

L’individuazione dell’area e il coinvolgimento istituzionale

Resta ancora da scegliere il luogo esatto in cui sorgerà l’opera, ma il sindaco Cannizzaro ha parlato di tre o quattro aree candidate e ha dato una settimana di tempo per la decisione e quaranta giorni per il montaggio: «ci rivedremo sicuramente tra 47 giorni». Rampello ha motivato la scelta di collocare il monumento lontano dall’ingresso del carcere con la posizione «non felice» dell’istituto. Davanti al Panzera resterà comunque «un piccolo segno, piccolo ma evidente». Il sindaco, che nel corso dell’incontro ha ripetuto «nessuno indietro deve rimanere», vorrebbe inoltre che all’inaugurazione potesse partecipare anche un gruppo di detenuti, compatibilmente con le autorizzazioni. Per Cannizzaro l’ingresso fra le otto città del circuito acquisisce un peso importante, dato che arriva in una Reggio che, ha detto, «per troppo tempo a mio avviso è stata anche molto isolata» dal panorama nazionale. Il sindaco ha ringraziato il direttore del carcere per le attività avviate negli istituti reggini e ha difeso il diritto a una seconda, persino a una terza possibilità per tutti: «anche coloro i quali hanno sbagliato, hanno pagato». Poi ha rivendicato un metodo, quello di un’amministrazione che non intende fermarsi alla convegnistica: chi la conosce, assicura, sa che punta ai fatti.

In fondo, a chi passerà davanti alla Porta della Speranza viene chiesto un gesto minimo. Vaudo Scarpetta lo ha riassunto così: «fermiamoci e guardiamo in alto, e poi continuiamo».

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