A trentuno anni dalla scomparsa di Mia Martini, avvenuta il 12 maggio 1995, il ricordo della cantante originaria di Bagnara Calabra continua a vivere attraverso il Premio a lei intitolato. La manifestazione musicale, ideata dal regista e amico Nino Romeo subito dopo la sua morte, è giunta alla trentaduesima edizione, mantenendo l’obiettivo di valorizzare i giovani talenti in ambito europeo. In questa intervista, Romeo ripercorre la genesi del progetto, nato da un’intuizione condivisa con la stessa artista durante le passeggiate sul lungomare, e condivide alcuni ricordi personali che mettono in luce la spiritualità e l’attenzione verso i più deboli che caratterizzavano Mimì nella sua vita privata.
Il ricordo a trentun anni dalla scomparsa
Il 12 maggio 1995 si spegneva Mia Martini, una delle voci più intense e amate della musica italiana. Figlia di Bagnara Calabra, Mimì ha lasciato un segno profondo non solo per il suo talento artistico, ma anche per la sua straordinaria umanità. A trentuno anni dalla sua scomparsa, il suo ricordo continua a vivere attraverso il Premio Mia Martini, nato proprio nel 1995 per volontà del regista Nino Romeo, amico dell’artista e ideatore della manifestazione che ancora oggi porta avanti la memoria della cantante. Con lui abbiamo ripercorso ricordi personali, episodi intimi e le novità della nuova edizione del premio.
Il Premio Mia Martini nasce nel 1995, proprio nell’anno della scomparsa di Mimì. Com’è nata l’idea di trasformare quel dolore in un progetto culturale che continua ancora oggi?
Nasce quasi per caso, perché quando Mimì tornava a Bagnara facevamo spesso delle lunghe passeggiate sul lungomare. Durante una di queste mi disse: “Sai cosa dobbiamo fare per Bagnara? Dobbiamo creare un premio che coinvolga i giovani di tutta Europa”. Ragionavamo spesso insieme su cosa si potesse fare di originale per la nostra terra.
L’ultima volta che la sentii fu sei giorni prima della sua morte. Era felice perché doveva partecipare a una trasmissione di Pippo Baudo e poi fare due concerti in Sicilia. Mi disse: “Quando torno vengo da zia Sarina e ci vediamo così parliamo di qualche progetto”.
Il giorno della sua morte ho voluto ricordarla facendo una passeggiata sul lungomare di Bagnara, respirando quell’odore salmastro del mare che lei amava tanto. In quelle ore mi chiamarono molti giornalisti per condividere un ricordo. In mezzo a queste telefonate ci fu quella del direttore del Giornale di Sicilia che mi chiese come pensassi di ricordarla. Risposi quasi d’istinto: “mi confronterò con gli amici qui a Bagnara e proporremo un premio dedicato a lei”. Lo dissi senza pensarci troppo, ma il giorno dopo i giornali di tutta Italia scrissero che avrei organizzato un Premio in ricordo di Mia Martini. Da quel momento ho sentito addosso una grande responsabilità e ho deciso di portare avanti davvero quel progetto.
Lei ha conosciuto Mia Martini anche lontano dai riflettori. Che ricordo conserva della donna e dell’amica?
Mimì aveva un’umanità fuori dal comune. Era molto religiosa, ma viveva la sua spiritualità in modo intimo, profondo. Ricordo che in un periodo difficile della sua vita, quando già era tornata a fare concerti, qualche giorno prima della festa della Madonna del Carmine si presentò in chiesa alle cinque del mattino. Le chiesero cosa stesse facendo e lei rispose semplicemente: “Voglio stare un po’ con la Madonna”. Passavano i minuti e non usciva più. Quando aprirono la chiesa, verso le sette, la trovarono distesa a terra, con le mani giunte, gli occhi pieni di lacrime, mentre guardava la statua della Madonna. Disse soltanto: “Sto pregando, mi lasciate altri cinque minuti?”. Pensare che una donna dello spettacolo sentisse il bisogno di vivere così profondamente la propria spiritualità fa capire tanto della persona che era.
Era orgogliosa di essere di Bagnara. Quando arrivava con il treno delle sei del mattino, nel giro di pochi minuti tutto il Rione Inglese, dove lei viveva, sapeva che Mimì era tornata: la voce passava di balcone in balcone.
Aveva anche una grande attenzione per chi soffriva. Quando tornava a Bagnara andava spesso a trovare persone malate o in difficoltà. Ricordo un giorno in cui mi chiamò e mi disse: “vieni a trovarmi da zia Sarina”. Era un periodo in cui lavorava poco. Chiese in prestito 50 mila lire a sua zia promettendo che le avrebbe restituite appena tornata a lavorare e poi mi chiese di portarle a una signora del paese, perché sapeva che aveva bisogno di comprare delle medicine. Questo era Mimì.
Il Premio Mia Martini è diventato negli anni un punto di riferimento per tanti giovani artisti. Quali saranno le novità della nuova edizione?
Siamo arrivati alla trentaduesima edizione e non è semplice, soprattutto in Calabria, tenere in piedi una macchina organizzativa così importante. Però, nonostante le difficoltà, siamo ancora qui. Quest’anno abbiamo organizzato audizioni in tutta Europa e sono stati convocati circa 150 ragazzi a Scalea per una tre giorni di selezioni. La commissione ne ha scelti circa sessanta e adesso, attraverso il voto della giuria popolare e della commissione tecnica, verranno selezionati i finalisti. La fase finale si svolgerà a ottobre a Reggio Calabria. In tutti questi anni dal Premio Mia Martini sono passati grandissimi nomi della musica e della cultura italiana, da Bruno Lauzi ai Pooh, e continuiamo a lavorare con l’obiettivo di dare spazio ai giovani talenti e mantenere viva l’eredità artistica e umana di Mimì.













