Avvenire di Calabria

Protesta del Coolap dopo diversi mesi di trattative. Ieri si è arrivati al gesto più eclatante, pur mantenendo toni pacifici

Psichiatria, i lavoratori occupano la sede dell’Asp

I sindacalisti: «II compromesso politico e la politica del baratto non ci riguarda e non sarà accettata». Attesa per gli stipendi

di Redazione Web

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Psichiatria, i lavoratori occupano la sede dell'Asp. Protesta del Coolap dopo diversi mesi di trattative. Ieri si è arrivati al gesto più eclatante. Leggi la nota dei sindacalisti 👇

Psichiatria, i lavoratori occupano la sede dell'Asp

L'occupazione della sede dell'Asp è stata pacifica e senza provocare alcuna interruzione di servizio. Ma non per questo è stata meno fragorosa rispetto alle intenzioni degli occupanti. «Manca, da parte della politica e di chi la rappresenta, l'attitudine a discernere il bene dal male» scrivono in una nota i rappresentanti sindacali del Coolap.

«I pazienti e gli operatori ridotti a numeri» denunciano Vincenzo Barbaro, Filippo Lucisano e Giuseppe Foti. Il Coolap è il coordinamento dei lavoratori in ambito psichiatrico. Sono mesi che si cerca un dialogo con le istituzioni con risultati rasenti lo zero.



«Abbiamo superato il limite dell'indigenza» affermano i rappresentanti dei lavoratori. Poi un appello accorato: «Cerchiamo il sostegno della società civile e di chi ha a cuore le sorti di tanti onesti lavoratori. Padri e madri di famiglia. E dei tanti dissabili a cui diamo il nostro totale e quotidiano sostegno da sempre e incondizionatamente»


Guarda la nostra video-inchiesta 👇


Le rivendicazione del Coolap sono semplici. Pagare gli stipendi arretrati e ridiscutere l'accreditamento. Insomma dare un presente e un futuro a realtà che si sostuiscono allo Stato nel servizio di persone fragili.

«II compromesso politico e la politica del baratto non ci riguarda e non sarà accettata» tuonano in conclusione quelli del Coolap. «Semplicemente perché difendiamo diritti costituzionalmente e umanamente riconosciuti anche dallo Stato italiano». Così concludono la loro nota Vincenzo Barbaro, Filippo Lucisano e Giuseppe Foti.

Come fatto sinora, continueremo a seguire i risvolti di questa importante rivendicazione dando voce a lavoratori e famiglie totalmente abbandonate.

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