Il panorama dell’intelligenza artificiale registra rapidi cambiamenti strategici e tecnologici a pochi mesi dall’avvio di nuovi servizi. OpenAI ha interrotto le operazioni del generatore di video Sora a causa degli elevati costi di gestione e della flessione degli utenti attivi, chiudendo improvvisamente anche un accordo miliardario precedentemente siglato con Disney. Parallelamente, le aziende tecnologiche cercano di risolvere il problema delle allucinazioni e della compiacenza dei software conversazionali: Microsoft ha introdotto nuove funzioni in Copilot per far verificare i testi a modelli rivali, mentre un recente studio dell’Università di Stanford ha analizzato i rischi comportamentali per gli utenti derivanti dall’interazione con i chatbot. In Europa, infine, si registrano investimenti per l’indipendenza infrastrutturale, con la startup francese Mistral impegnata nella costruzione di un grande data center a Parigi.
I retroscena sulla chiusura di Sora e l’impatto sugli accordi commerciali
Un milione di dollari al giorno. Questa è la “sobria” cifra che OpenAI spendeva per tenere in vita Sora, il generatore di video chiuso improvvisamente la scorsa settimana, appena sei mesi dopo il lancio. Ieri un’inchiesta del Wall Street Journal ha svelato i retroscena dietro il sipario, e il dettaglio più sconcertante riguarda (addirittura) Disney. Il colosso dell’intrattenimento aveva sottoscritto un accordo da un miliardo di dollari per integrare Sora nei propri flussi creativi, ma, nonostante l’ingente investimento, ha saputo della chiusura di Sora meno di un’ora prima dell’annuncio pubblico. Un portavoce ha dichiarato che l’azienda «rispetta la decisione di OpenAI» e «continuerà a collaborare con piattaforme di IA», ma il rapporto tra le due società adesso è ovviamente glaciale. Il problema di Sora, dal punto di vista di OpenAi, era ormai diventato strutturale: gli utenti attivi erano scesi sotto i 500mila, mentre i costi per generare ogni singolo video erano enormi. Le risorse liberate dalla chiusura di Sora sono state dirottate su un progetto chiamato “Spud”, centrato sul coding e sui clienti aziendali.
Le contromisure di Microsoft alle allucinazioni e lo studio di Stanford sui chatbot compiacenti
L’immarciscibile Microsoft, intanto, ha annunciato una novità per Copilot: la funzione Critique fa lavorare in sequenza due modelli rivali. Per esempio: GPT di OpenAI elabora una bozza di risposta, poi Claude di Anthropic la rivede verificando accuratezza e qualità delle fonti, prima che il risultato arrivi all’utente. Nei test, il sistema ha ottenuto un punteggio del 13,8% superiore rispetto all’uso dei singoli modelli. Una seconda modalità, Council, affianca le risposte di modelli diversi evidenziando dove concordano e dove divergono. L’idea che due intelligenze artificiali si controllino a vicenda risponde al noto problema delle “allucinazioni”, cioè le risposte inventate generate con disinvoltura dai Chatbot. Questi, infatti, hanno l’inclinazione a compiacere gli utenti, per questo motivo l’Università di Stanford ha deciso di pubblicare uno studio sulla rivista Science: i ricercatori hanno testato undici modelli sottoponendoli a dibattiti interpersonali tratti dalla comunità Reddit. I chatbot hanno dato ragione all’utente il 49% delle volte in più rispetto agli esseri umani. Lo studio ha poi coinvolto oltre 2.400 partecipanti: chi aveva interagito con il chatbot compiacente lo ha giudicato più affidabile, ma si è mostrato più convinto di avere ragione e meno disposto a scusarsi. Il professor Dan Jurafsky ha definito il fenomeno «un problema di sicurezza che necessita di regolamentazione e supervisione».
I nuovi investimenti europei per i data center dell’intelligenza artificiale
E il vecchio continente? Mistral, la startup francese dell’IA, ha ottenuto 830 milioni di dollari di prestito per costruire un data center a sud di Parigi, dotato di 13.800 chip Nvidia. L’obiettivo dichiarato dal fondatore Arthur Mensch è costruire un’infrastruttura di calcolo europea indipendente dai fornitori cloud statunitensi.
Le incognite sul rapporto tra esseri umani e macchine
Da un progetto miliardario liquidato in pochi minuti a due intelligenze artificiali che si sorvegliano a vicenda, da macchine che ci danno sempre ragione a un’Europa che cerca la propria autonomia tecnologica: il panorama dell’IA muta ad una velocità impressionante, però le domande più serie riguardano l’effetto che i modelli producono su chi, dall’altra parte dello schermo, si fida di loro.













