Avvenire di Calabria

E sulla dimensione ''online'' della fede: «La Chiesa è doppio incontro, con Dio e con gli altri»

Ravasi: «Dopo il lockdown, bisogna ricostruire un vivere sociale»

Redazione Web

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Una lunga intervista di Walter Veltroni al cardinale Gianfranco Ravasi è stata pubblicata oggi sul Corriere della Sera. L'ex segretario del Pd si è confrontato, tornando nelle vesti "originarie" di cronista, col presidente del Pontificio consiglio per la cultura. Il tema del confronto è, ovviamente, il Coronavirus e tutto ciò che ne consegue sotto il profilo sociale, umano e religioso.

 
«Un elemento positivo del primo lockdown è stato riuscire a rimanere un po’ più fermi. È il tema della meditazione, del ritrovarsi. La solitudine permette lo spazio della riflessione rispetto alla concitazione della vita quotidiana» dice Ravasi. Sollecitato da Veltroni sugli "effetti indesiderati" tra i più giovani, il cardinale risponde: «L’egoismo nasce dalla paura soprattutto e quando diviene isolamento può generare disperazione e violenza. La violenza è la cancellazione dell’altro, è ridurti ad essere solo. Bisogna ricostruire un vivere sociale, un’idea di comunità come alternativa alla solitudine e, peggio, all’isolamento. Lo diceva un sociologo americano: da quando i tetti si sono infittiti di parabole si sono moltiplicate le porte blindate. Qui torna il compito delle religioni o comunque della cultura. Oltre il cibo, del fisico o della mente, c’è la relazione diretta, quella umana, quella fatta di pelle e parole».
 
E sulla dimensione "online" della Chiesa, Ravasi afferma: «Distanziati si vive male. E per quanto sia necessario in questo momento noi dobbiamo alimentare la speranza di un ritorno alla normalità delle relazioni umane e intanto alimentare questa fase di ascolto, incontro, parola. Questo vale anche per la Chiesa. Ho provato a celebrare messa in collegamento ma è un’altra cosa, non è più l’assemblea calorosa, il ritrovarsi. Gli ebrei nell’Antico Testamento quando devono rappresentare il tempio lo definiscono Ohel mo’ed che vuol dire letteralmente “la tenda dell’incontro”, dell’incontro con Dio e con gli altri. Come era chiamata l’assemblea riunita? In ebraico Qahal. Che vuol dire convocazione. Come l’hanno tradotta i greci? Ekklesia, chiamati insieme. La Chiesa è doppio incontro, con Dio e con gli altri».

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